Documenti ed Atti
XVI Legislatura della repubblica italiana
INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/05942 presentata da JANNONE GIORGIO (POPOLO DELLA LIBERTA') in data 20100202
Atto Camera Interrogazione a risposta scritta 4-05942 presentata da GIORGIO JANNONE martedi' 2 febbraio 2010, seduta n.276 JANNONE e CARLUCCI. - Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro degli affari esteri. - Per sapere - premesso che: cinque grandi tende bianche con la croce rossa sorgono nel cortile dell'ospedale Saint Damien: una capacita' operativa da 150 pazienti al giorno che andra' dalla banale ingessatura fino al codice rosso, e che ha visto da subito i chirurghi al lavoro. La Protezione civile italiana, dopo l'avanguardia dei sopralluoghi, e' sbarcata ad Haiti con uno staff medico di venti persone e potra' finalmente alleviare lo sforzo massacrante portato avanti finora dall'equipe delle fondazioni «Nph» e «Francesca Rava». Lo sbarco e' stato tecnicamente un po' piu' complicato del previsto a causa del traffico aereo militar-umanitario, soprattutto americano, che ormai da giorni copre l'aeroporto 24 ore su 24: il volo con le strutture della Protezione civile italiana e' stato costretto ad attendere tre ore prima di poter toccare terra per la mancanza di una minima finestra di spazio libero tra un cargo militare e l'altro; il coordinatore sanitario della missione Rosario Chiarenza, insieme al chirurgo Giuseppe Arcidiacono, tengono a sottolineare lo spirito di collaborazione instauratosi fin dal primo momento con i medici volontari, come tutti qui, del Saint Damien, che peraltro ha a sua volta un altro italiano, Roberto dall'Amico, nel ruolo di direttore sanitario: l'obiettivo, spiegano, e' quello di dirottare progressivamente sulla Protezione civile tutte le centinaia di pazienti adulti riversatisi qui e consentire cosi' al Saint Damien di tornare pian piano alla sua natura di ospedale pediatrico. Le emergenze dell'ospedale, dove dopo il dramma indescrivibile dei primi giorni ci si sta lentamente avviando a una «emergenza di ordinata routine», sono tutt'altro che concluse, come del resto in tutta la citta' di Port-au-Prince, a cominciare dall'acqua potabile; ma cio' che desta maggiore preoccupazione e' il futuro dei bimbi estratti vivi dalle macerie e che non hanno piu' una famiglia. Quotidianamente, centinaia di telefonate giungono ai centralini delle associazioni chiedendo di adottare i bimbi di Haiti. La Commissione per le adozioni internazionali ha annunciato che e' stato gia' stanziato un milione di euro per procedere alle adozioni, anche se il dilemma principale e' quello di decidere se sostenere i bambini di Haiti in patria, oppure portarli in Italia. Sul punto ci sono idee divergenti. Se dall'Unicef Italia si invita a «non aggiungere al terremoto fisico quello psichico dello sradicamento dal proprio Paese» e dalla Fondazione Rava si invita a «sostenere gli orfanotrofi, anche per non spopolare l'isola dove l'eta' media e' di 17 anni», dall'Aibi, Amici dei Bambini, si invita a offrire a quei piccoli soli una famiglia; il sottosegretario Giovanardi ha affermato: «Cercheremo di aiutare le associazioni che sono gia' presenti, come la Caritas e l'Unicef. Sosterremo gli orfanotrofi di Haiti. Quindi aiuteremo le organizzazioni che creeranno la' strutture per rispondere alle richieste di adozione che arrivano gia' numerose alle associazioni italiane. Occorre controllare che i bimbi siano adottabili. Per poi assegnarli a coppie gia' riconosciute idonee dal tribunale. Poi penseremo ad affidi temporanei». Secondo una stima imprecisa, d'obbligo in un Paese dove i neonati spesso non vengono registrati e un bimbo su 10 muore entro i 5 anni, sono circa tre milioni e mezzo gli haitiani con meno di 20 anni. Non si sa quanti siano gli orfani. Anche se si calcola che circa 2 milioni di bambini siano stati coinvolti nel terremoto. «In questo momento i bambini di Haiti sono piu' morti che vivi e bisogna farli sopravvivere», spiegano dalla Fondazione Rava, che sta costruendo la' un orfanotrofio da 600 posti, avvertendo allo stesso tempo che portar via i bambini significa «togliere il futuro all'isola». Il direttore di Save the children Italia, Valerio Neri, invita alla prudenza: «Un conto sono i neonati. Altro e' sradicare un bambino dal suo Paese e dalla sua cultura per portarlo chissa' dove. I bambini non sono pacchi, E poi con un governo inesistente quali garanzie abbiamo che finiscano in famiglie sicure e non siano oggetto di commercio?»; «La sfida piu' importante, per il mondo che oggi apre il cuore e il portafoglio con una generosita' davvero toccante, e' quella di non abbandonare Haiti e gli haitiani a se stessi dopo che le troupe tv se ne saranno andate dall'isola». Dalla sua casa a Nord di Manhattan, la scrittrice afro-americana Toni Morrison, vincitrice del Premio Nobel per la letteratura nel 1993, lancia un appello alla comunita' internazionale: «Restate nell'isola fino a che l'isola avra' bisogno di voi. È gia' successo tante volte in passato, dopo le guerre, gli uragani e le tante calamita' che hanno flagellato la storia anche recente di Haiti le troupe smontano le tende e il mondo dimentica». Il premio Nobel auspica che sia organizzato ed attuato un «piano Marshall» per Haiti, identico a quello implementato nell'Europa post-bellica. «I Paesi che possono permetterselo e che oggi guidano la gara della solidarieta' debbono allearsi per ricostruire da zero l'economia e le infrastrutture dell'isola distrutta»; altra problematica e' la violenza che sta scoppiando in questi giorni. Nelle strade ci sono saccheggi, assalti, linciaggi. Per prendere quel poco che e' rimasto, o per difenderlo, si spara. Nei giorni scorsi una pallottola aveva colpito un bambino di sette anni, uscendogli dalla schiena. Per salvarlo bastava un drenaggio toracico. Purtroppo, con due sole sale operatorie a disposizione piene di feriti, la corsa contro il tempo e' una sfida davvero impari. All'ospedale Choscal, nella bidonville di Cite' Soleil, la situazione e' disastrosa. Delle due sale operatorie una viene usata per le amputazioni e l'altra per i parti cesarei. È una pena: la maggior parte degli organi amputati potrebbero essere salvati, se ci fossero condizioni normali, con disinfezioni e cure prolungate che ora non possono essere offerte, Per questo si amputa, impedendo cosi' che la cancrena si diffonda fino ad uccidere. Gli episodi di sciacallaggio aggravano la situazione: sono piu' di duecento le persone ferite negli scontri -: quali iniziative il Governo intenda attuare per rafforzare il proprio contributo alla gravosa situazione ambientale e civile che ha colpito l'isola di Haiti; quali misure possano in particolare essere adottate in favore delle migliaia di bambini rimasti senza casa e senza famiglia e, troppo spesso, assistiti da cure mediche inadeguate. (4-05942)