Documenti ed Atti
XVI Legislatura della repubblica italiana
INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/05944 presentata da JANNONE GIORGIO (POPOLO DELLA LIBERTA') in data 20100202
Atto Camera Interrogazione a risposta scritta 4-05944 presentata da GIORGIO JANNONE martedi' 2 febbraio 2010, seduta n.276 JANNONE e CARLUCCI. - Al Ministro dell'interno. - Per sapere - premesso che: l'ordigno esplosivo posto nella mattinata di domenica 3 gennaio 2010 davanti al portone della procura generale di Reggio Calabria e' stato, quasi sicuramente, fabbricato da qualche artificiere affiliato alla 'ndrangheta, Il manufatto era simile ad altri ordigni utilizzati dal racket delle estorsioni per colpire imprenditori della citta' e della provincia: identica la tecnica costruttiva e, talvolta, persino il tipo di esplosivo utilizzato. Gli inquirenti hanno ipotizzato che l'attentato sia frutto di una decisione presa collegialmente dai diversi clan. In molte circostanze, infatti, sono gia' state rilevate alcune analogie, come la dimensione della bombola, il tipo di miccia a lenta combustione, l'innesco e persino le buste di plastica nere per contenere l'insieme. L'obiettivo era quello di fare danni, di lanciare un messaggio inequivocabile e devastante, come avrebbe potuto esserlo il congegno ad alto potenziale innescato davanti all'ingresso della procura generale di Reggio Calabria. Un ordigno rudimentale, ma confezionato da mani esperte. In grado, se fosse esploso in tutta la sua potenza, di distruggere l'intera parte anteriore degli uffici di via Cimino. La bomba era composta da una bombola di dieci chilogrammi di gas, sulla quale erano stati collocati un panetto di tritolo da almeno 200 grammi ed un detonatore; la mattina del 18 dicembre 2009, un tale ordigno venne ritrovato davanti al bar Villa Arangea, l'innesco creo' una fiammata che anneri' la saracinesca senza fare grossi danni. Pochi giorni prima, a Gallico, al primo piano di un complesso residenziale in costruzione, fu piazzata una bomba capace di ridurre in briciole gli infissi, lesionando le strutture. I primi giorni dello stesso mese, al quartiere Argilla, salto' in aria un negozio di generi alimentari. Geograficamente gli episodi hanno riguardato diverse parti della citta', ma lo stesso congegno e' stato usato anche in provincia. Gli esperti stanno studiando un caso registratosi a Rizziconi ed un altro a Campo Calabro. Contemporaneamente il Ris di Messina e' al lavoro sul video delle telecamere che hanno registrato i due attentatori piazzare l'ordigno. Gli uomini della 'ndrangheta, sapendo di essere filmati, si sono cautelati con caschi integrali, ma c'e' la speranza che possano affiorare particolari importanti. Tanto per iniziare si lavora alla targa dello scooter che potrebbe essere stata contraffatta per renderla illeggibile; nessun dubbio invece sul movente mafioso dell'avvertimento ai magistrati. Il procuratore aggiunto Michele Prestipino ha confermato che «le modalita' di esecuzione e la professionalita' dimostrata dalle due persone che lo hanno compiuto, inducono a pensare che l'attentato sia stato compiuto su preciso mandato della 'ndrangheta». Per individuare il movente in maniera piu' puntuale, la Direzione distrettuale antimafia sta effettuando uno screening dei procedimenti in carico all'ufficio con particolare riferimento ai processi d'appello contro le 'ndrine e a quelli concernenti la confisca dei beni. «L'attentato e' l'inizio di una trattativa che la 'ndrangheta vuole aprire, un messaggio per saggiare la nostra reazione», dice il procuratore capo della Repubblica di Reggio, Giuseppe Pignatone -: quali iniziative il Ministro intenda attuare al fine di tutelare la magistratura di Reggio Calabria e di inasprire la lotta alle mafie. (4-05944)