Documenti ed Atti
XVI Legislatura della repubblica italiana
INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/12218 presentata da BARBATO FRANCESCO (ITALIA DEI VALORI) in data 20110608
Atto Camera Interrogazione a risposta scritta 4-12218 presentata da FRANCESCO BARBATO mercoledi' 8 giugno 2011, seduta n.483 BARBATO, ANIELLO FORMISANO, PALAGIANO e DONADI. - Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. - Per sapere - premesso che: in queste settimane la Campania, e in particolare il comune di Napoli, sono ripiombati nell'ennesima emergenza legata alla mala-gestione dei rifiuti; le recenti nuove ennesime promesse del Presidente del Consiglio dei ministri per il quale in pochi giorni, con l'aiuto dell'esercito, si sarebbero tolte le tonnellate di spazzatura che invadono le strade del comune di Napoli, si sono chiaramente rivelate un nuovo ulteriore bluff; nel napoletano, vi sono ancora circa 26 mila tonnellate di rifiuti che nell'arco di due mesi, non sono state conferite come da programma; il Presidente del Consiglio dei ministri, ad avviso degli interpellanti, ha scaricato ancora una volta ogni responsabilita' sugli amministratori locali prima, e quindi sull'attivita' dell'autorita' giudiziaria che avrebbe rallentato notevolmente le operazioni di conferimento negli impianti della regione Campania; sono passati solo sei mesi da quando il Governo approvava, ultimo in ordine di tempo, l'ennesimo decreto-legge (il 196 del novembre 2010) che avrebbe dovuto contribuire in maniera determinante alla risoluzione dell'emergenza rifiuti in Campania; un provvedimento del tutto inadeguato, come sta dimostrando ancora una volta la drammatica situazione campana di queste settimane, e non in grado di fornire risposte convincenti non solo all'emergenza, ma soprattutto perche' non poneva le basi per avviare finalmente una politica strutturale corretta ed efficiente di gestione dei rifiuti; un decreto inefficace che inevitabilmente avrebbe riproposto - come sta avvenendo - gli stessi problemi del passato, ignorando del tutto quello che chiede l'Unione europea; una ennesima occasione mancata da parte del Governo per intervenire con un piano serio ed efficace di investimenti infrastruttura li indispensabili e strettamente funzionali al ciclo completo dei rifiuti; invece non si e' andati oltre le solite ricette: utilizzo delle discariche, e trattamento dei rifiuti per produrre combustibile, laddove al contrario, il ciclo dei rifiuti si dovrebbe affrontare come un ciclo industriale vero e proprio; la Commissione europea, proprio sei mesi fa, in occasione della sua relazione sulla situazione rifiuti in Campania, aveva ben ricordato che il ricorso esclusivo a discariche e inceneritori, sebbene trovi utilizzo altrove nell'Unione europea, non dovrebbe essere considerato la risposta al problema della gestione dei rifiuti se non come una componente integrata di un sistema coordinato ed efficace di gestione; al contrario, la soluzione principale individuata dal decreto 196, e' ancora una volta quella della realizzazione dei termovalorizzatori. Una soluzione che contrasta con quanto chiede l'Unione europea e che «taglia le gambe» al decollo della raccolta differenziata; e' proprio intorno all'affaire per la realizzazione dei medesimi termovalorizzatori, che si concentrano le «attenzioni» da parte di alcuni politici e di alcune imprese che operano nel settore. La posta in gioco e' infatti molto alta: circa 400 milioni di euro legati al business dei rifiuti e dei poteri decisionali legati ai progetti dei termovalorizzatori; per capire meglio la mole di interessi che si muovono dietro la realizzazione dei termovalorizzatori, e' molto utile ricostruire le settimane che hanno preceduto l'approvazione da parte del Governo del decreto-legge n. 196 del 2010. Il Paese ha assistito a uno scontro tutto interno alla maggioranza su chi avrebbe dovuto gestire la costruzione dei termovalorizzatori. Con il Ministro Mara Carfagna che sosteneva con determinazione (arrivando perfino a minacciare le dimissioni) la necessita' che fosse il presidente della regione, il soggetto incaricato di gestire appalti e procedure, nonche' la gestione commissariale ai fini della realizzazione dei termovalorizzatori, in netto contrasto con il gruppo politico legato a Nicola Cosentino che riveste ancora l'incarico di coordinatore regionale della Campania del PdL, ossia il presidente della provincia di Napoli, e il presidente della provincia di Salerno, interessati invece a mantenere in capo alla provincia la gestione dei medesimi termovalorizzatori; la prima stesura del decreto-legge, affidava tutti i poteri al presidente della regione Caldoro per la realizzazione dei termovalorizzatori di Napoli est e Salerno. Successivamente pero', le pressioni della dirigenza locale del Popolo della Liberta', portavano a una seconda stesura del decreto che metteva i termovalorizzatori nelle mani sia della regione che delle province. Il testo faceva riferimento infatti ai poteri del presidente della regione, che doveva pero' operare «in raccordo» con le province. Uno scontro quindi chiaramente politico legato ad avviso degli interpellanti ai giochi di potere dentro il PdL e agli evidenti interessi economici che tale partita comportava; il testo del decreto-legge introduceva delle modifiche sostanziali che hanno «ridotto» il potere dei due presidenti delle province di Napoli e Salerno; alla fine il decreto-legge veniva pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 27 novembre. Ben nove giorni dopo la sua «approvazione» al Consiglio dei ministri; anche se il Presidente del Consiglio dei ministri, e con lui lo stesso candidato del centro-destra alla carica di sindaco di Napoli, danno tutte le responsabilita' all'incapacita' degli amministratori locali e in particolare del sindaco di Napoli, e' necessario ricordare i pesantissimi tagli ai trasferimenti agli enti locali operati da questo Governo. È stato lo stesso commissario liquidatore di quello che fu il Consorzio di bacino Napoli-Caserta, Gianfranco Torturano, che alcuni mesi fa dichiarava l'«impossibilita' di continuare a gestire, per conto delle Province, i siti di stoccaggio provvisori e definitivi in assenza del ristoro delle spese sostenute sia per la gestione che per il personale». In piu', la societa' provinciale che dovrebbe gestire il ciclo dei rifiuti non ha ancora presentato il piano industriale; la riduzione dei trasferimenti operata dal Governo comporta che molti comuni campani non si vedono ancora liquidate le risorse a loro dovute, come compensazioni ambientali per essere comuni localita' che ospitano siti di discarica. E questo perche' il Governo non ha trovato ad oggi copertura finanziaria nonostante i numerosi solleciti al Ministero dell'economia e delle finanze, al Ministero dello sviluppo economico ed al Cipe; la realta', secondo gli interpellanti, e' che l'inceneritore di Napoli est lo pagheranno gli stessi cittadini a favore di imprese gia' saldamente inserite nell'affare rifiuti della Campania. La provincia di Napoli, secondo indiscrezioni, garantira' al futuro gestore dell'impianto guadagni superiori a quelli che l'A2A percepisce attualmente per l'impianto di Acerra. Un affarone perche' grazie agli incentivi Cip6, pagati obbligatoriamente dai cittadini con la bolletta Enel, l'investimento iniziale, compresi i costi di gestione, sara' interamente recuperato nei primi otto anni di attivita' dell'impianto; come ha ben sottolineato il quotidiano «Terra» del 24 maggio 2011, «seguendo un preciso e collaudato copione, da qualche mese i rifiuti sono fatti accumulare lungo le strade come testimonianza di una grave emergenza rifiuti la cui soluzione puo' avvenire solo con la costruzione di tre nuovi inceneritori e un gassificatore ordinati dalla legge n. 1/11. Grandi opere, grandi appalti, grandi affari. Per chi? Certamente non per i cittadini ma per l'affiatato gruppo bipartisan che finora ha lucrato sullo scandalo rifiuti in Campania»; l'impianto di termovalorizzazione Napoli-est, dovrebbe essere realizzato in una delle tre aree inquinate, dichiarate siti di interesse nazionale dal Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, che circondano l'abitato di Napoli. Il suolo, sottosuolo e l'acqua di falda di Napoli est sono notoriamente inquinati fino ad oltre 10 metri di profondita' in seguito agli scarichi di varie industrie. L'area dovrebbe essere disinquinata prima di realizzare l'inceneritore: ci si chiede con quali soldi e con quali controlli, e in quanto tempo e chi collaudera' l'avvenuto disinquinamento; sempre il quotidiano «Terra», nel medesimo articolo, rammenta che «in questi ultimi anni la magistratura ha evidenziato che 14 personaggi che avevano collaudato gli impianti Cdr realizzati dalla Fibe sono stati rinviati a giudizio (tra docenti universitari, liberi professionisti e funzionari regionali che due anni fa furono arrestati nell'ambito dell'inchiesta sui collaudi agli impianti di Cdr con l'accusa di falso ideologico in atto pubblico). Tra gli imputati figurano il presidente della provincia di Benevento, ex rettore dell'universita' del Sannio, un ex preside della facolta' di ingegneria di Napoli, l'attuale preside della facolta' di ingegneria di Salerno, il direttore dei lavori per la costruzione dell'inceneritore di Acerra; anche l'ex direttore dell'Arpac e' stato sottoposto alla restrizione della liberta'. Non si e' salvata nemmeno l'ex vice di Bertolaso»; i dati ufficiali Arpac evidenziano che nel 2009 i rifiuti differenziati in Campania ammontavano a 807.264 tonnellate, mentre quelli indifferenziati ammontavano a 1.965.400 tonnellate. Un dato interessante emerge dall'andamento della raccolta differenziata negli ultimi anni: e' significativamente aumentata. Gli impianti di termovalorizzazione previsti con il decreto-legge n. 196 del 2010 possono «distruggere» complessivamente 1.400 mila tonnellate di rifiuti all'anno; molto probabilmente entreranno in funzione nel 2015 e devono lavorare a pieno regime almeno fino al 2023 per ammortizzare l'investimento; la necessita' quindi obbligata, per i nuovi termovalorizzatori, di dover operare a pieno regime, chiaramente rischia di essere in contrasto con una gestione corretta del ciclo completo dei rifiuti come chiede l'Unione europea, e che vede come momento centrale la forte crescita della raccolta differenziata e gli investimenti finalizzati alla realizzazione di infrastrutture «intermedie» indispensabili quali per esempio gli impianti di compostaggio; i dati ufficiali dell'Arpac, come si e' visto, evidenziano il notevole incremento della raccolta differenziata tra il 2007 e il 2009. La sensibilizzazione maturata nei cittadini e negli amministratori locali lascia prevedere che nei prossimi anni la differenziazione dei rifiuti dovrebbe procedere con lo stesso andamento del triennio 2007-2009. Ma se il riciclo prendera' piede si determinera' conseguentemente una sostanziale riduzione dei materiali destinati all'incenerimento. Si potra' verificare che gia' nel 2019, dopo 4 anni dall'entrata in funzione degli impianti di termovalorizzazione, e questi ultimi avranno a disposizione una quantita' di «combustibile» di buona qualita' inferiore a quella richiesta; e' evidente che alla luce delle suddette valutazioni, le esigenze imprenditoriali degli imprenditori e politici interessati ai termovalorizzatori impongono che gli impianti debbano funzionare al massimo per garantire il rientro delle spese. Insomma, per funzionare hanno bisogno di rifiuti, e questo e' con tutta evidenza una delle principali motivazioni per cui la raccolta differenziata stenta a decollare e ancora di piu' lo sara' nel futuro -: se non si ritenga, nell'ambito delle proprie competenze, e al fine del superamento dell'emergenza rifiuti, adottare ogni iniziativa volta a favorire prioritariamente la realizzazione in Campania di adeguate infrastrutture di compostaggio e impianti in grado di recuperare e trattare i rifiuti organici, migliorando a tal fine la gestione e il trattamento biologico dei rifiuti organici biodegradabili, in considerazione del loro sostegno allo sviluppo della raccolta differenziata, nonche' anche alla luce del minor costo e di tempi di realizzazione piu' rapidi di detti impianti rispetto ai termovalorizzatori; se non si ritenga indispensabile anche ai fini della tutela della salute pubblica, il ritorno alla normativa ambientale nazionale e comunitaria ordinaria promuovendo in tempi rapidi l'abrogazione della deroga introdotta da questo Governo con il decreto-legge n. 90 del 2008, e tuttora in vigore, che consente di poter sversare nelle discariche campane anche i rifiuti pericolosi, tra cui ceneri pesanti e fanghi con sostanze pericolose; se non si consideri necessario rendere ufficiali e pubblici i risultati relativi ai monitoraggi e ai controlli ambientali e sanitari che vengono di volta in volta effettuati nelle aree sulle quali insistono le discariche, garantendo costanti e opportune forme di pubblicizzazione; se non si ritenga opportuno prevedere il ritiro dei presidi militari dalle aree deputate allo smaltimento dei rifiuti, e contestualmente di coinvolgere maggiormente i comitati dei cittadini ai fini del controllo sui reali conferimenti in discarica, e della vigilanza civica sulla salute delle comunita' locali; quali politiche ambientali si intendano mettere in atto - con particolare attenzione alla situazione campana - al fine di dare completa attuazione alla direttiva 2008/98/CE in materia di rifiuti, che chiede agli Stati membri dell'Unione europea di attivarsi con politiche in grado di abbattere sensibilmente la produzione all'origine dei rifiuti stessi, tendendo a una politica a «rifiuti zero», e contestualmente attuare il cosiddetto «principio gerarchico» dei rifiuti: riduzione, riutilizzo, riciclaggio, recupero, e infine, e solo per la parte residuale, lo smaltimento. (4-12218)