Documenti ed Atti
XVI Legislatura della repubblica italiana
INTERPELLANZA 2/01130 presentata da BELTRANDI MARCO (PARTITO DEMOCRATICO) in data 20110616
Atto Camera Interpellanza 2-01130 presentata da MARCO BELTRANDI giovedi' 16 giugno 2011, seduta n.487 I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro dello sviluppo economico, il Ministro dell'economia e delle finanze, per sapere - premesso che: i dati definitivi sui conti nazionali del primo trimestre 2011 danno un quadro di «calma piatta» per l'economia italiana. Il prodotto interno lordo si e' fermato a +0,1 per cento rispetto al quarto trimestre 2010. Ma i dati ufficiali sulle componenti della domanda dicono di piu'. I consumi delle famiglie hanno fatto registrare un +0,2, gli investimenti un +0,1 e la spesa pubblica un +0,5. Ci sono elementi utili per domandarsi perche' tutto (il Pil) cresca meno delle singole parti (consumi, investimenti, spesa); vi e' innanzitutto da considerare il fatto che l'Italia e' un'economia pienamente inserita nel contesto globale, un'economia che in tutto il 2010 ha esportato beni e servizi per 413 miliardi di euro e che ne ha importati per 441 miliardi di euro, e questo cambia le cose. Nel primo trimestre 2011, infatti, la domanda interna (la somma di consumi, investimenti e spesa pubblica, pari a circa 400 miliardi di euro) e' cresciuta dello 0,3 per cento, mentre la domanda estera di prodotti italiani (l'export, pari a 112 miliardi di euro) e' cresciuta dell'1,4 per cento rispetto al trimestre precedente. Se l'aumento complessivo di domanda fosse stato soddisfatto da produzione delle aziende nei confini italiani, ci sarebbe stato un incremento del prodotto interno lordo dello 0,5 per cento; cio' e' dovuto al fatto che l'incremento di domanda e stato soddisfatto solo in misura molto parziale con produzione interna (appunto il +0,1 di crescita del prodotto interno lordo). A intercettare il desiderio delle famiglie, della pubblica amministrazione e delle imprese italiane di spendere un po' piu' che nel trimestre precedente sono state soprattutto le imprese estere: l'import nel periodo e' infatti aumentato dello 0,7 per cento. E sono dati a prezzi costanti, cioe' al netto dell'aumento del prezzo del petrolio: le importazioni in valore sono infatti aumentate ben di piu', del 5,2 per cento, a causa dell'incremento dei prezzi del 4,5 per cento e, appunto, dell'aumento dei volumi importati dello 0,7 per cento; insomma, il quadro e' chiaro sin dall'inizio 2010: l'export e' ripartito dopo la crisi, ma il prodotto interno lordo langue perche' la domanda interna non cresce molto e il poco di crescita che si vede se ne va all'estero e non si ferma a creare occupazione in Italia; i modi in cui la domanda «va all'estero» molteplici. Si importa e si esporta di piu' a parita' di produzione complessiva perche' il mondo e' sempre piu' globale: grazie alla tecnologia i costi di trasporto e di comunicazione sono sempre piu' bassi e quindi rispetto al passato gli scambi internazionali sono sempre piu' importanti. Cosi' i consumatori comprano i beni al prezzo piu' basso e le imprese vendono dove i loro prodotti sono meglio valorizzati e apprezzati. L'invasione cinese dei mercati italiani e l'esportazione della «dolce vita» - come il centro studi di Confindustria chiama il successo del made in Italy - sono figli dello stesso padre, il mondo globale. Ma per l'Italia c'e' di piu': la ripresa 2010-2011 ha fatto ripartire le importazioni rispetto al periodo di crisi molto piu' rapidamente di quanto fosse avvenuto con la ripresa 2006-2007 rispetto alla stagnazione 2005; cio' e' un sintomo delle difficolta' dei terzisti, delle piccole imprese senza un marchio, che non fanno ricerca e usano poco le nuove tecnologie. Rappresentano, in poche parole, il back office delle grandi imprese, loro si' in competizione sui mercati di tutto il mondo. Se pero' le grandi imprese delocalizzano la produzione e non si portano con se' i fornitori italiani e se le grandi imprese estere non portano i loro impianti di produzione all'interno dei confini italiani o li chiudono (come avvenuto nei mesi scorsi), i conti delle grandi imprese italiane ed estere migliorano, le borse vantano accresciuti dividendi, ma i dati sull'occupazione e sulla produzione interna soffrono. E cosi' si hanno dati ancora troppo deludenti per il mercato del lavoro e per la produzione industriale. Da qualche mese la disoccupazione ha finalmente cominciato a diminuire, ma la percentuale di disoccupati sulla forza lavoro nell'aprile 2011 e' ancora all'8,1 per cento. È un dato di mezzo punto inferiore al dato di aprile 2010 che pero' resta di due punti sopra al minimo pre-crisi di 5,9 per cento raggiunto nell'aprile 2007. E le stesse indicazioni vengono anche dai dati sulla produzione industriale. L'indice di aprile 2011 e' di 3,7 punti sopra a quello dell'aprile 2010: buone notizie, ma rimane pur sempre di 17 punti percentuali inferiore al dato registrato nel punto di massimo pre-crisi, quello dell'aprile 2008. E - significativamente - a non decollare e' soprattutto la produzione industriale di beni di consumo non durevole che, nell'aprile 2011, mostra un modesto +0,2 per cento rispetto all'aprile 2010, mentre il resto delle voci dei prodotti industriali mostra incrementi di 6 punti percentuali. È lo scontrino medio delle famiglie che vanno a fare la spesa al supermercato a rimanere troppo basso, non le vendite di prodotti high-tech; i dati dicono che la «calma piatta» dell'economia italiana nei primi mesi 2011 e' il riassunto di situazioni molto diverse, di chi langue sul mercato interno e di chi sta avendo successo sui mercati lontani. Questi pochi dati danno pero' indicazioni precise sulla politica economica possibile per i prossimi mesi. Le aziende che riescono a esportare - spesso presenti con investimenti esteri nei mercati di sbocco - potrebbero certamente avere piu' aiuto dalla politica, ma nel complesso stanno in piedi con le loro gambe. Quindi, oltre alla riforma fiscale complessiva che sembra ritornare ancora una volta nell'agenda politica senza tempi certi c'e' necessita', per ridare fiato ai terzisti e ai consumi, di una ripresa delle liberalizzazioni e di un piano che riduca la burocrazia per sfoltire la giungla di adempimenti e procedure con cui fanno i conti le imprese, oltre a specifici interventi fiscali e legislativi sul mercato del lavoro che ridiano fiducia ai consumatori-lavoratori -: se i fatti esposti corrispondano al vero e, nel caso positivo quali iniziative urgenti intendano assumere, eventualmente anche di carattere normativo, a partire da quelle evocate in premessa. (2-01130) «Beltrandi, Bernardini, Farina Coscioni, Mecacci, Maurizio Turco, Zamparutti».