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Documenti ed Atti

XVI Legislatura della repubblica italiana

INTERROGAZIONE A RISPOSTA IN COMMISSIONE 5/05969 presentata da CENNI SUSANNA (PARTITO DEMOCRATICO) in data 20120119

Atto Camera Interrogazione a risposta in Commissione 5-05969 presentata da SUSANNA CENNI giovedi' 19 gennaio 2012, seduta n.573 CENNI, LULLI e FLUVI. - Al Ministro dello sviluppo economico. - Per sapere - premesso che: con l'articolo 19, comma 6, della legge n. 99 del 23 luglio 2009, (resa necessaria per colmare un vuoto normativo verificatosi con il recepimento, nell'ordinamento nazionale, della direttiva comunitaria 98/71/CE relativa al diritto d'autore e tutela brevettuale dell'industrial design) fu confermata, per le aziende, la legittimita' di fabbricare e commercializzare opere di disegno industriale riconosciute di pubblico dominio prima del 19 aprile 2001; soltanto alcuni mesi dopo, con l'articolo 123 del decreto legislativo n. 131 del 13 agosto 2010, («Modifiche al decreto legislativo 10 febbraio 2005, n. 30, recante il codice della proprieta' industriale, ai sensi dell'articolo 19 della legge 23 luglio 2009, n. 99») veniva invece sancito che il diritto d'autore dovesse essere esteso anche «alle opere del disegno industriale che, anteriormente alla data del 19 aprile 2001, erano, oppure erano divenute di pubblico dominio». Tale norme sono entrate in vigore il 2 settembre 2010; tale disposizione ha stravolto quindi l'intero sistema normativo nazionale relativo al comparto produttivo dell'industrial design, mettendo in crisi le aziende del settore, quasi esclusivamente piccole e medie imprese (peraltro gia' duramente colpite dagli effetti della crisi economica internazionale), e conseguentemente migliaia di posti di lavoro; con tale normativa le aziende non potranno infatti piu' produrre prodotti di design fino ad oggi ritenute di «pubblico dominio»; le imprese interessate sono infatti circa 700 (dislocate in numerosi distretti produttivi), occupano circa 13.500 addetti, con un fatturato di circa 950 milioni di euro annui; le associazioni di categoria, alcune regioni tra cui la Toscana, gli enti locali e iniziative parlamentari tematiche (nello specifico interrogazioni a risposta in commissione n. 5-03523 a prima firma dell'onorevole Rolando Nannicini e n. 5-04393 a prima firma dell'onorevole Susanna Cenni) hanno sottolineato, tra l'altro, come il decreto legislativo n. 131 del 13 agosto 2010, presentasse evidenti profili di incostituzionalita': la norma in oggetto ha infatti un effetto retroattivo in quanto il Governo avrebbe legiferato al di fuori degli ambiti della legge delega conferita dal Parlamento stesso, modificando sostanzialmente i contenuti dell'ordinamento vigente in materia; va poi segnalato, in questo contesto, che la sentenza della Corte di giustizia CE del 27 gennaio 2011 (nella causa per rinvio pregiudiziale C-168/09) ha definitivamente chiarito che «ai sensi dell'articolo 17 della direttiva 98/71 solo un disegno o modello che sia stato oggetto di una registrazione in uno Stato membro o con effetto in uno Stato membro, in conformita' delle disposizioni di tale direttiva, puo' beneficiare, ai sensi della medesima, della protezione concessa dalla normativa sul diritto d'autore di tale Stato membro». I disegni e modelli «che erano di pubblico dominio a causa della mancata registrazione non rientrano nell'ambito di applicazione di tale articolo» (confronta punto n. 29 e seguenti della sentenza); in seguito a tali indicazioni e sollecitazioni il Governo pro tempore (nella risposta alla interrogazione sopracitata numero 5-03523, in data 2 dicembre 2010, nella risposta del sottosegretario allo sviluppo economico Stefano Saglia) ha ribadito la volonta' di «valutare l'opportunita' di inserire un'apposita modifica legislativa che possa essere approvata nell'ambito dei provvedimenti legislativi di fine anno»; posizione che viene sostanzialmente ribadita dallo stesso Governo nella risposta alla interrogazione numero 5-04393 (in data 7 aprile 2011, nella risposta del sottosegretario allo sviluppo economico Stefano Saglia) in cui si fa anche esplicito riferimento alla citata sentenza della Corte di Giustizia europea: «la sentenza della Corte - cita testualmente la risposta del Governo - e' oggetto di attento esame da parte del Ministero dello sviluppo economico, che conosce le problematiche del settore di riferimento e sara' altresi' oggetto di ulteriori approfondimenti, in considerazione degli importanti riflessi che puo' determinare sulle imprese, anche alla luce delle istanze avanzate, da ultimo, dall'assessore alle attivita' produttive della regione Toscana, finalizzate a sollecitare il Governo a valutare le misure piu' opportune da adottare»; il Governo ha poi accolto, in data 21 giugno 2011, un ordine del giorno (atto numero 9/04357 -A/011) in sede di Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 13 maggio 2011, n. 70, concernente Semestre Europeo - Prime disposizioni urgenti per l'economia, che lo impegna «a valutare la possibilita' di emanare, in tempi brevi, nel prossimo provvedimento utile una norma che possa modificare i contenuti restrittivi e soprattutto gli effetti retroattivi introdotti dall'articolo 123 del decreto legislativo n. 131 del 13 agosto 2010, (alla luce dei contenuti della sentenza della Corte di Giustizia CE, dei citati profili di incostituzionalita' della normativa vigente in materia e per salvaguardare i livelli produttivi ed occupazionali delle imprese del settore), permettendo nuovamente alle aziende di produrre prodotti di design fino ad oggi considerati di pubblico dominio»; ad oggi gli impegni assunti dal Governo pro tempore non sono stati tradotti in nessun provvedimento utile; risulta d'altro canto evidente come l'insieme delle imprese interessate operi da decenni in un ambito di totale e pieno rispetto delle norme in vigore e contribuisca al buon nome del made in Italy con produzioni di qualita', con professionalita', competenze, creativita', caratterizzando interi distretti industriali; l'attuale incertezza normativa sta provocando numerose cause giudiziarie che coinvolgono aziende in tutto il paese in molteplici settori chiave dell'economia e che riguardano il disegno industriale. Recentemente, come segnalato da associazioni di categoria, numerosi provvedimenti di tribunali italiani, in seguito soprattutto a procedimenti instaurati da multinazionali del comparto, hanno infatti gia' disposto il sequestro e l'inibitoria dell'attivita' di alcune aziende e la conseguente chiusura delle stesse e la perdita di posti di lavoro -: se il Governo sia al corrente del crescente numero di imprese interessate da cause giudiziarie, relative ad una rigida interpretazione della norma in materia di diritti del disegno industriale, che stanno determinando, in distretti gia' duramente colpiti dalla fase economica, la chiusura di numerose aziende e conseguentemente la perdita di posti di lavoro; quali provvedimenti urgenti intenda intraprendere, rispetto a quanto espresso in premessa e soprattutto alla luce della sentenza della Corte di giustizia CE del 27 gennaio 2011, e se e come intenda far fronte agli impegni assunti alla Camera, con l'approvazione dell'ordine del giorno accolto dal Governo pro tempore in data 21 giugno 2011, per permettere nuovamente alle aziende di produrre prodotti di design considerati di «pubblico dominio». (5-05969)

 
Cronologia
venerdì 13 gennaio
  • Politica, cultura e società

    L'agenzia Standard & Poor's taglia nuovamente il rating di affidabilità dell'Italia, che passa da A a BBB+.



giovedì 26 gennaio
  • Parlamento e istituzioni
    La Camera approva, con 469 voti favorevoli, 74 contrari e 5 astenuti, l'articolo unico del d.d.l. di conversione del decreto-legge 29 dicembre 2011, n. 216 recante proroga dei termini previsti da disposizioni legislative (C.4865), sul quale il Governo ha posto la questione di fiducia.