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Portale storico della Camera dei deputati

Documenti ed Atti

XVI Legislatura della repubblica italiana

INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/14624 presentata da MURER DELIA (PARTITO DEMOCRATICO) in data 20120125

Atto Camera Interrogazione a risposta scritta 4-14624 presentata da DELIA MURER mercoledi' 25 gennaio 2012, seduta n.576 MURER. - Al Ministro dell'economia e delle finanze, al Ministro dello sviluppo economico. - Per sapere - premesso che: la direttiva 2011/7/UE, del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 febbraio 2011, da recepire entro e non oltre il 16 marzo 2013, stabilisce termini rigorosi e non derogabili per l'adempimento delle obbligazioni monetarie delle pubbliche amministrazioni; sancisce, cioe', che i pagamenti della pubblica amministrazione verso i suoi fornitori debbano avvenire entro 30 giorni, e solo in casi eccezionali entro 60 giorni; secondo la direttiva, chi non rispettera' i tempi stabiliti dopo l'entrata in vigore della norma, dovra' pagare interessi aggiuntivi pari all'8 per cento con una maggiorazione rispetto ai tassi di riferimento della Bce; oggi la situazione dei pagamenti della pubblica amministrazione verso i suoi fornitori e' allarmante e drammatica; i tempi medi sono intollerabili rispetto alla sostenibilita' stessa delle imprese; secondo una ricerca di Assosistema, per il comparto sanita', la media nazionale dei ritardi e' a oltre 7 mesi, con picchi di 14 mesi in Campania ed Emilia Romagna. I ritardi sono geograficamente distribuiti lungo l'intera penisola; le dimensioni del problema sono emerse con chiarezza nel corso della relazione annuale del Presidente dell'autorita' per la vigilanza sui contratti pubblici per l'anno 2009; i dati numerici divulgati dall'autorita' di vigilanza dicono che i tempi di pagamento oscillano in un range compreso tra un minimo di 92 giorni ed un massimo di 664 giorni. L'entita' dei ritardi mediamente accumulati e' circa doppia rispetto a quanto si registra nel resto dell'Unione europea: mediamente 128 giorni contro i 65 che si computano a livello europeo; il ritardo e' per lo piu' imputato ai tempi di emissione dei certificati di regolare esecuzione (46,3 per cento) e dei mandati di pagamento (29,6 per cento) da parte delle stazioni appaltanti e, ancor piu' in generale, a lentezze che derivano da vischiosita' burocratiche interne alla pubblica amministrazione (32,5 per cento); la presunta esposizione debitoria della pubblica amministrazione, calcolata sulla base della stima effettuata dalle associazioni interpellate dall'autorita' di vigilanza, ammonterebbe a circa 37 miliardi di euro (una somma pari al 2,4 per cento del PIL nazionale del tempo); secondo la stima del Ministro dello sviluppo economico, riportata in un'intervista al Corriere della Sera dell'8 gennaio 2012, lo scaduto dei pagamenti privati e pubblici e' ancora piu' grave e raggiunge ormai la cifra di 60-80 miliardi di euro di debito forzoso; la medesima autorita' ha sottolineato, nella relazione del 2009, come la problematica sia particolarmente avvertita dalle piccole e medie imprese che, soprattutto nell'attuale congiuntura economica di difficile accesso al credito bancario, risentono in maniera grave della mancanza di liquidita'; particolarmente grave appare la circostanza dei mancati pagamenti quando questi riguardano cooperative sociali, che avviano al lavoro soggetti svantaggiati, e vengono colpiti non solo come imprese ma anche come servizi territoriali di inclusione per i piu' deboli; i ritardati pagamenti non incidono solo sulle imprese direttamente interessate ma agiscono, in termini negativi, a piu' livelli: la stessa pubblica amministrazione paga un prezzo dal momento che l'assunzione del rischio connesso alla dilazione dei pagamenti induce i partecipanti ad una gara pubblica a considerare l'onere finanziario che si presume di dover sostenere per il ritardo nei pagamenti nell'ambito del prezzo proposto alla stazione appaltante, con conseguente impoverimento della competitivita' delle offerte; inoltre, l'obbligo di corrispondere gli interessi di mora conseguenti al ritardato pagamento implica l'aumento delle risorse economiche necessarie per il conseguimento delle prestazioni oggetto di appalto; ed ancora, il ritardato pagamento ridonda in termini negativi anche sull'indotto a valle dell'appalto, investendo le imprese subappaltatrici e subfornitrici sulle quali i ritardi vengono sovente ulteriormente ribaltati; le amministrazioni mettono in pratica, dal canto loro, politiche di rigore per gli adempimenti fiscali e del recupero dei tributi non pagati, innescando un tragico paradosso per cui la pubblica amministrazione da una parte non paga i suoi debiti, dall'altra esige con rapidita' i suoi crediti; tutto cio' nel cuore di una durissima crisi economico-finanziaria che sta stritolando il reticolo di piccole e medie imprese, mettendo a rischio la loro stessa sopravvivenza e di riflesso il mantenimento dei livelli occupazionali; la Spagna, che e' considerata - unitamente all'Italia - un Paese assai lento in punto di pagamenti, ha gia' emanato un provvedimento volto ad accelerare il pagamento dei crediti della pubblica amministrazione (il provvedimento, che entrera' a regime dal 2013, anticipando i contenuti della nuova direttiva 2011/7/UE, stabilisce che la pubblica amministrazione avra' trenta giorni per pagare le fatture delle imprese creditrici, senza possibilita' di ammettere alcuna deroga); la situazione italiana in merito ai ritardati pagamenti ha invece subito - se possibile - persino un peggioramento a seguito del sopravvenire dei vincoli imposti dal patto di stabilita' interno: spesso gli enti locali committenti, pur in presenza di una lecita assunzione di impegni di spesa in precedenti esercizi, si trovano a dover decidere se pagare il debito maturato dall'appaltatore (violando il patto di stabilita') o non effettuare i pagamenti dovuti (violando la normativa in materia di transazioni commerciali) -: se i Ministri interrogati siano a conoscenza della situazione sopra menzionata; se siano in grado di tracciare una stima dei ritardati pagamenti della pubblica amministrazione e un quadro dei danni che essi comportano sul sistema economico nazionale; se e quali misure intendano elaborare per risolvere questa situazione di vera emergenza e per impedire l'accumularsi di ulteriori debiti da parte delle pubbliche amministrazioni nei confronti di privati; se non ritengano di anticipare, attraverso un'apposita iniziativa normativa quanto fissato nella direttiva 2011/7/UE, del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 febbraio 2011, che stabilisce termini rigorosi e non derogabili per l'adempimento delle obbligazioni monetarie delle pubbliche amministrazioni. (4-14624)

 
Cronologia
venerdì 13 gennaio
  • Politica, cultura e società

    L'agenzia Standard & Poor's taglia nuovamente il rating di affidabilità dell'Italia, che passa da A a BBB+.



giovedì 26 gennaio
  • Parlamento e istituzioni
    La Camera approva, con 469 voti favorevoli, 74 contrari e 5 astenuti, l'articolo unico del d.d.l. di conversione del decreto-legge 29 dicembre 2011, n. 216 recante proroga dei termini previsti da disposizioni legislative (C.4865), sul quale il Governo ha posto la questione di fiducia.