Documenti ed Atti
XVI Legislatura della repubblica italiana
RISOLUZIONE IN COMMISSIONE CONCLUSIVA DI DIBATTITO 8/00165 presentata da ZUCCHI ANGELO (PARTITO DEMOCRATICO) in data 20120229
Atto Camera Risoluzione in Commissione 8-00165 presentata da ANGELO ZUCCHI mercoledi' 29 febbraio 2012 pubblicata nel bollettino n.614 La XIII Commissione, premesso che: la nutria (Myocastor coypus) e' un roditore originario dell'America Latina, la cui introduzione in Italia e' avvenuta nei primi anni del secolo scorso per attivita' di allevamento, finalizzate alla produzione di pellicce; la progressiva perdita di interesse economico di tali attivita' e' stata, nel tempo, la principale causa del rilascio in natura delle nutrie e della loro. Da queste immissioni volontarie, unite alle fughe accidentali, si e' originata una numerosa popolazione di nutrie che ben si e' adattata agli ambienti umidi europei, compresi quelli piu' inquinati; in Italia la sua diffusione ha subito un notevole incremento negli ultimi anni espandendosi soprattutto nella pianura padana, lungo la costa adriatica sino all'Abruzzo e sul versante tirrenico sino al Lazio; presenze di nutrie si hanno anche nell'Italia meridionale in Sicilia e Sardegna; la diffusione delle nutrie ha causato gravi squilibri ecologici nelle aree in cui e' stata introdotta e dove - come nella maggior parte dei casi - il controllo da parte dei predatori viene meno per scarsita' di numero o totale assenza di questi ultimi; in particolare, il sovrappopolamento del mammifero in Italia ha avuto numerose e documentate conseguenze negative riferite sia alle colture agricole sia alle infrastrutture sia ai rischi di natura igienico-sanitaria; la nutria e' infatti un roditore erbivoro dalla dieta generalista che puo' arrivare a consumare fino a 2,5 kg di prodotto fresco al giorno e che, pertanto, in caso di forte diffusione e' in grado di arrecare, gravi e generalizzati danni alle diverse coltivazioni presenti sul territorio; inoltre, la nutria e' solita scavare tane ipogee in aree prossime all'acqua, prediligendo a tal fine gli argini fluviali e i canali di scolo delle acque, ed e' pertanto divenuta una delle maggiori cause di grave pregiudizio per la stabilita' di queste infrastrutture, con tutti i rischi che ne derivano ai fini del mantenimento degli assetti idrogeologici e della regimazione delle acque; la nutria puo' altresi' costituire il serbatoio per la diffusione di diverse patologie, la piu' pericolosa delle quali e' la leptospirosi, rispetto alla quale sono stati riscontrati casi di trasmissione sia ad animali di affezione e di allevamento sia all'uomo; in alcune zone della pianura padana la presenza numerosa degli animali mette a rischio anche la sicurezza stradale; i loro frequenti attraversamenti della sede stradale costituiscono innegabile elemento di rischio per automobilisti, motociclisti e ciclisti; la nutria e' stata inserita nell'elenco delle 100 specie alloctone piu' dannose del mondo dall'Unione internazionale per la conservazione della natura (IUNC - International Union for the Conservation of Nature), una organizzazione non governativa internazionale con sede a Gland (Svizzera); l'ISPRA ha elaborato «Linee guida per il controllo della nutria», pubblicate nella collana «Quaderni di conservazione della natura» (n. 5); tale testo fornisce un preciso quadro della situazione ed entra nel dettaglio sul tema della prevenzione dei danni che questa specie causa all'ambiente (flora e fauna autoctone) e alle colture; in sintesi, l'ISPRA osserva che «L'origine esotica e le possibili interferenze ecologiche che la nutria puo' indurre a carico delle biocenosi autoctone, nonche' i problemi di natura economica che la sua presenza comporta, fanno ritenere la specie non desiderabile sul territorio nazionale»; sul piano legislativo, la nutria non e' specie cacciabile sul territorio nazionale poiche' non e' ricompresa negli elenchi di cui all'articolo 18 della legge 11 febbraio 1992, n. 157; d'altro canto, la nutria non e' neppure inserita tra le specie protette dalla legislazione nazionale, dalla normativa europea o dalle convenzioni internazionali; la legge n. 157 del 1992 prevede, all'articolo 19, la possibilita' di adottare azioni di controllo numerico a carico delle popolazioni selvatiche, qualora si rendano causa di danni (piani di controllo attuati per motivi sanitari, di difesa del suolo, di tutela delle produzioni agricole); alcune amministrazioni regionali e provinciali hanno adottato misure di controllo numerico, ai sensi dell'articolo 19, che pero' non hanno risolto il problema, limitandosi, nel migliore dei casi, ad un contenimento temporaneo del danno provocato da questi roditori; il documento approvato dalla XIII Commissione il 20 luglio 2011, a conclusione dell'indagine conoscitiva sul fenomeno dei danni causati dalla fauna selvatica alle produzioni agricole e zootecniche, afferma chiaramente che «sulla pratica l'esercizio degli abbattimenti, ampiamente adottato dalla maggior parte delle amministrazioni pubbliche, non avrebbe risolto completamente il problema, limitandosi in alcuni casi solo ad un contenimento del danno limitato nel tempo e nello spazio e di fatto limitato altresi' dalla normale dinamica delle popolazioni delle specie di fauna selvatica oggetto dei prelievi», impegna il Governo: ad adottare iniziative urgenti per definire un piano di gestione complessivo a livello nazionale per le nutrie, anche predisponendo provvedimenti specifici per il controllo delle specie, al fine di pianificare un effettivo e sistematico contenimento delle popolazioni di nutrie, in particolare nei territori a vocazione agricola; ad assumere iniziative per inserire le nutrie tra le specie alle quali non si applica la legge n. 157 del 1992, ai sensi dell'articolo 2, comma 2, della medesima legge, al pari delle talpe, dei ratti, dei topi propriamente detti e delle arvicole. (8-00165) «Zucchi, Negro, Pizzetti, Marco Carra, Cenni, Sani, Fiorio».