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Documenti ed Atti

XVI Legislatura della repubblica italiana

INTERROGAZIONE A RISPOSTA IN COMMISSIONE 5/06716 presentata da BERNARDINI RITA (PARTITO DEMOCRATICO) in data 20120508

Atto Camera Interrogazione a risposta in Commissione 5-06716 presentata da RITA BERNARDINI martedi' 8 maggio 2012, seduta n.628 BERNARDINI, BELTRANDI, FARINA COSCIONI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI. - Al Ministro della giustizia. - Per sapere - premesso che: il 30 dicembre 2011 la prima firmataria del presente atto si e' recata in visita ispettiva presso la casa circondariale di Agrigento, accompagnata dagli esponenti radicali di Palermo e Catania, Donatella Corleo e Gianmarco Ciccarelli; la delegazione e' stata ricevuta e accompagnata dal comandante di polizia penitenziaria Giuseppe Lo Faro e dal responsabile dell'area educativa Giovanni Giordano; la visita ha avuto una durata di circa cinque ore; la situazione riscontrata e' la seguente: la struttura sorge in contrada Petrusa, una zona distante dal centro abitato, ed e' stata inaugurata nella meta' degli anni novanta; l'istituto e' gravemente sovraffollato: a fronte di una capienza regolamentare di 250 posti, i detenuti ristretti all'interno della casa circondariale sono 421 (di cui 397 uomini e 24 donne); i detenuti in attesa di giudizio sono 188 (106 in attesa di primo giudizio, 52 appellanti, 30 ricorrenti), mentre quelli che scontano una condanna definitiva sono 225; l'istituto inoltre ospita 5 internati e 3 persone in regime di semiliberta'; i detenuti stranieri sono 113 (108 uomini e 5 donne), soprattutto di nazionalita' tunisina e rumena; «in questo periodo natalizio i detenuti sono un po' meno del solito, in media l'istituto ospita 460/470 detenuti e abbiamo raggiunto anche punte di 500», dice il comandante Lo Faro; in questa casa circondariale, nonostante l'elevato tasso di sovraffollamento, vengono periodicamente trasferiti detenuti provenienti da istituti di pena del centro-nord (soprattutto della Lombardia); dei 270 agenti di Polizia penitenziaria assegnati alla casa circondariale di Agrigento, a fronte di una pianta organica che ne prevede 245, sono presenti 150 agenti mentre i restanti 120 risultano assenti (per congedi ordinari, riposi, congedi straordinari parentali, ospedale militare, malattia, permessi ex legge 104, permessi sindacali, missione ad altra sede, distaccati ad altra sede); l'assistenza sanitaria e' assicurata 24 ore su 24 da una guardia medica e da un infermiere; le branche specialistiche presenti all'interno del carcere sono cardiologia, psichiatria, odontoiatria e radiologia; per le altre visite specialistiche e' necessario ricorrere a strutture ospedaliere esterne; il carcere e' dotato di 3 defibrillatori; i detenuti tossicodipendenti sono 76, di cui poche unita' in trattamento metadonico; secondo quanto riferito dal dirigente sanitario, «i casi psichiatrici sono molti, almeno un 15 per cento dei detenuti»; si registrano diversi casi di detenuti affetti da epatite, tubercolosi, «e questa mattina abbiamo avuto un caso di scabbia», informa il comandante di polizia penitenziaria; la relazione della ASL per verificare le condizioni igienico-sanitarie dell'istituto viene effettuata «ogni tanto, ma non con cadenza semestrale», secondo quanto riferito; l'assistenza psicologica, effettuata da 2 psicologi per un totale di sole 10 ore al mese, risulta essere del tutto inadeguata; gli educatori in servizio sono 6; secondo quanto riferito dal dottor Giordano, sono attive classi di scuola elementare, media inferiore e media superiore (istituto alberghiero) e vengono effettuati corsi di musico-terapia, arte-terapia, progetto yoga; la casa circondariale ospita detenuti in regime di alta sicurezza e detenuti comuni in media sicurezza; e' presente anche un reparto «protetti» e il reparto femminile; nell'area in cui era ubicato il campo sportivo, e' attualmente in costruzione un nuovo padiglione destinato ad ospitare 200 detenuti; la delegazione visita la sezione «Asia» - 2° piano, sinistra - dove incontra detenuti in regime di media sicurezza; le condizioni strutturali e gli impianti risultano inadeguati e pertanto la struttura allo stato attuale non appare idonea alla sua destinazione di ambiente detentivo; ciascuna delle celle misura circa 8 metri quadrati e dovrebbe essere destinata ad ospitare un detenuto, mentre invece vi sono ristretti due o (piu' frequentemente) tre detenuti, sistemati in un letto a castello; oltre alle sbarre sono applicate alle finestre delle speciali gelosie (le cosiddette «bocche di lupo») che impediscono la visuale esterna e limitano l'ingresso di luce naturale; le celle non sono provviste di doccia e le docce comuni, realizzate per servire un'utenza molto minore, sono poche e si presentano in condizioni pessime: si registrano perdite d'acqua e perfino il tetto scrostato gocciola; «i tubi sono marci e ci sono problemi di manutenzione, abbiamo problemi di budget», viene riferito; ai detenuti l'utilizzo della doccia e' consentito soltanto tre volte alla settimana, a causa della carenza di acqua; un'altra grave criticita' e' l'assenza di riscaldamento: «sono qua da sette anni e i riscaldamenti non li ho mai visti in funzione», sottolinea il comandante; nella cella n. 13 sono ristretti 3 detenuti fra cui S.G., residente ad Acireale (Catania), che lamenta: «mi hanno rifiutato l'affidamento ai servizi sociali perche' non ho un lavoro, ma io ho 65 anni, ho il cerotto al cuore!», e aggiunge: «nel carcere di piazza Lanza stavo meglio, almeno li avevo la doccia in cella; sono preso di malinconia: non ricevo posta, non faccio mai un colloquio con nessuno»; F.O. detenuto nella cella n. 12, racconta di aver fatto in passato uso di sostanze stupefacenti e di avere un bimbo di 6 anni che non vede da 4 armi; «in tutto questo tempo non l'ho sentito nemmeno per telefono, lui sta a Roma con la madre, vorrei che qualcuno mi aiutasse»; la delegazione incontra nel passeggio alcuni detenuti del 1 0 piano, sinistra, che trascorrono l'ora d'aria; R. K. e' un detenuto tunisino trasferito ad Agrigento dal carcere di Mantova per «sfollamento»: «li' avevo i familiari vicini, ho anche una figlia di 4 armi che non vedo da 2 anni; da quando sono in Sicilia non ho piu' visto nessun familiare, per questo ho fatto richiesta di trasferimento, ma non ho ricevuto risposta»; anche D.S. non ha ricevuto alcuna risposta in seguito alla sua richiesta di essere trasferito in un carcere piu' vicino alla famiglia: «ho due figli di 5 e 7 armi, da quando sono in questo carcere non li vedo, prima ero detenuto a Reggio Calabria e ho fatto richiesta per poter ritornare in quel carcere, ma ancora niente, nessuno mi ha detto niente»; G.B. residente a Rosarno (Reggio Calabria) dice: «sono stato sfollato dal carcere di Palmi e ho fatto richiesta di avvicinamento perche' mia moglie e' gravemente malata, vorrei starle vicino»; F.E. tunisino, racconta: «sono in Italia da 25 anni, sono stato per 5 anni a Regina Coeli e da 9 mesi mi hanno sfollato qua»; G.P.V. ventunenne, e' stato sfollato dal carcere di Catania Piazza Lanza e ha chiesto di poter tornare a Catania o almeno essere trasferito in un istituto piu' vicino («ad esempio Augusta o Gela») perche' la madre e' malata di cancro; E.P. detenuto albanese, racconta di essere stato trasferito («per sfollamento, senza aver preso un rapporto») dal carcere di Padova al carcere di Treviso, e poi ad Augusta e infine ad Agrigento: «ho due figli piccoli, l'ultimo non l'ho mai visto, la mia famiglia vive a Padova, per questo ho fatto domanda per ritornare a Padova»; la condizione dei detenuti, in particolare degli stranieri, e' di estrema poverta'; «qui per noi e' piu' difficile, nessuno lavora e non abbiamo soldi», riferiscono alcuni detenuti stranieri; alcuni detenuti non possiedono nemmeno un paio di ciabatte; «non posso comprarmi il caffe' o le sigarette, vorrei andare in un carcere dove posso lavorare, i miei familiari non sono qua: chi mi da' i soldi se non lavoro?», lamenta un detenuto; molti riferiscono di non avere i soldi per acquistare il sapone e lo shampoo o per telefonare ai familiari lontani; un ragazzo ha la scarpa destra diversa dalla scarpa sinistra: «non ho nulla, me le hanno regalate gli amici detenuti»; T.T. detenuto tunisino, dice di non aver i soldi per telefonare alla famiglia, e aggiunge: «in questo carcere non c'e' un barbiere, io chiedo di poter fare il barbiere ma non me lo fanno fare»; un detenuto egiziano dice che la sua famiglia non sa nemmeno che lui si trovi ristretto qui: «non sanno niente, nemmeno se sono vivo o morto»; R.F.B.M. dice di essere recluso in questo istituto da 9 mesi e di non aver mai potuto telefonare alla sua famiglia che sta in Tunisia: «faccio sempre domandine senza mai ricevere risposta», spiega; in condizione analoga I.M.S. detenuto egiziano, che aggiunge: «vorrei fare scuola, almeno per imparare l'italiano»; «il mangiare non e' buono, la frutta e il pesce non si possono mangiare», lamentano alcuni; «qui siamo trattati come animali, ci danno un solo bicchiere di detersivo al mese per cella, ma finisce in 14 giorni»; «l'acqua calda finisce dopo due ore, dopodiche' gli altri la fanno con l'acqua fredda», segnalano i detenuti; alcuni detenuti stranieri non parlano l'italiano; la casa circondariale di Agrigento, sebbene la presenza di stranieri sia numerosa, non e' dotata della figura del mediatore culturale; un detenuto tunisino dice di aver presentato istanza per poter scontare la pena nel suo Paese, senza avere ancora ricevuto alcuna risposta; alcuni detenuti lamentano carenze nell'assistenza medica: «quando uno sta male gli danno sempre l'aspirina»; «l'aspirina curatutto»; M.N. detenuto tunisino di 36 anni, dice: «sono qui da un anno, prima ho fatto sei mesi in carcere a Ragusa, sono un ex tossicodipendente, vorrei l'assistenza del Sert per una terapia adeguata, ho fatto 7 o 8 domande ma non mai ricevuto risposte; il magistrato di sorveglianza e' al centro delle lamentele di molti detenuti: «non accetta niente, raramente concede permessi» e ancora: «incontrarlo e' difficile, non l'abbiamo visto mai o quasi, e quando viene non parla con nessuno e si limita a passare dal corridoio senza entrare nelle celle»; molti detenuti hanno da scontare pene residue inferiori ai 12 mesi ma non sono riusciti ad ottenere la detenzione domiciliare ai sensi della legge n. 199 del 2010; la delegazione visita la sezione «Omega», dove sono reclusi 44 detenuti «protetti»; un detenuto lamenta: «in 29 mesi che sono qua non ho mai visto il magistrato di sorveglianza»; e ancora: «vorrei studiare, ma in questa sezione non si puo' andare oltre la terza media»; «in questa sezione e' attiva una sola classe (elementare e media), perche' i detenuti non possono uscire dal reparto», informa il dottor Giordano; i detenuti lavoranti svolgono il proprio lavoro esclusivamente all'interno del reparto; nella cella n. 1 il bagno e' a vista; un detenuto lamenta: «il problema principale e' l'assistenza medica: io soffro di diabete, ho un tendine fuori posto, ho l'artrosi cervicale; a volte mi visitano, ma di concreto niente; un detenuto di nome G.C. racconta di aver recentemente subito un intervento chirurgico senza che poi siano seguite visite di controllo: «a maggio mi hanno tolto una cisti, mi hanno detto che avrei dovuto fare una visita di controllo dopo tre mesi, ma di mesi ne sono passati sette e ancora niente»; V.V. detenuto di 71 anni, dice di aver tentato il suicidio: «soffro d'ulcera, sono operato di stomaco, il mio intestino e' malato, qui non mi curano, ho provato ad impiccarmi: mi ha salvato il mio compagno di cella con una guardia»; e ancora, piangendo: «mi restano 4 mesi da scontare ma le mie condizioni di salute sono pessime, ho paura di non farcela a uscire vivo da qui; io sto male, sto morendo!»; un altro detenuto anziano, da poco trasferito ad Agrigento dal carcere di Siracusa, piange, singhiozza e si dispera: «nessuno ha avvisato mia moglie che ero qua, e' andata a trovarmi al carcere Cavadonna (Siracusa), ha fatto un viaggio a vuoto, mia moglie ha 75 anni»; un detenuto definitivo ristretto nella cella n. 8 dice di non aver ancora potuto leggere le motivazioni della sentenza di cassazione in forza della quale e' ristretto: «gia' sono passati piu' di tre mesi dalla cassazione, ma ancora non ho visto la motivazione»; alcuni detenuti lamentano l'assenza di attivita': «qui non si fa niente, non c'e' nemmeno la palestra»; il rapporto con gli agenti di polizia penitenziaria e' buono: «gli agenti sono corretti, si comportano bene», riferiscono molti detenuti; alcuni detenuti lamentano l'inadeguatezza dello spazio esterno: «avete visto i passeggi? Io preferisco rimanere in cella durante l'ora d'aria», lamenta un detenuto; l'area esterna della sezione Omega e' di dimensioni ridotte, e consta di 7 piccoli passeggi a cui si accede da un corridoio esterno lungo e stretto; i passeggi dal n. 1 al n. 5 sono spazi di pochi metri quadrati; i passeggi n. 6 e n. 7 sono leggermente piu' ampi; incontriamo 5 detenuti nel passeggio n. 7, che presenta una rete metallica nella parte superiore ed e' dotato soltanto di un degradato wc alla turca; un detenuto rumeno con condanna definitiva dice di aver fatto richiesta di poter scontare la pena nel suo Paese: «perche' non mi ci fanno andare? Io sono disposto anche a pagarmi il biglietto aereo»; e ancora: «sono stato in carcere in Germania, Romania e Russia, ma qui e' la situazione peggiore»; la delegazione visita la sezione femminile, che ospita 24 detenute (19 italiane e 5 straniere); le condizioni strutturali del reparto sono buone; anche in questa sezione, alle finestre delle celle sono applicatele cosiddette «bocche di lupo»; non e' presente un servizio di parrucchiere; fra le attivita' svolte, si segnala un corso per la lavorazione della ceramica; una detenuta racconta: «ho una condanna definitiva per un fatto che risale a tempo addietro, circa 10 anni fa: purtroppo, quando le cose per me si erano sistemate, e' arrivato il carcere»; «in confronto ad altre carceri qui si sta bene», dicono le detenute; nella casa circondariale di Agrigento, sebbene vi siano ampi spazi esterni, non e' funzionante l'area verde per lo svolgimento dei colloqui tra i detenuti e i familiari minori -: se il Ministro interrogato sia a conoscenza della situazione descritta in premessa; se non ritenga opportuno intervenire in modo deciso e tempestivo per fronteggiare il drammatico sovraffollamento della casa circondariale di Agrigento e, a tal fine, quali urgenti iniziative intenda assumere per far rientrare l'istituto nella dimensione regolamentare dei posti previsti; quali atti intenda assumere affinche' sia garantito il rispetto del terzo comma dell'articolo 27 della Costituzione; quali urgenti provvedimenti intenda adottare per colmare il deficit di organico di polizia penitenziaria, posto che la grave carenza di agenti determina seri rischi in termini di sicurezza e notevoli disfunzioni per la vita dei reclusi e per le condizioni di lavoro e di vita degli agenti stessi; quali atti intenda assumere affinche' sia pienamente garantito il diritto alla salute delle persone ristrette; se ed in che modo si intendano potenziare le attivita' trattamentali, in particolare quelle lavorative, scolastiche e di formazione e in che modo si intendano recuperare spazi per le attivita' sportive, atteso che sul campo di calcio e' gia' in costruzione un nuovo padiglione; se intenda adoperarsi per quanto di competenza al fine di potenziare l'assistenza psicologica ex articolo 80 ordinamento penitenziario; se, in che modo e in quali tempi, intenda intervenire per rimuovere tutte le carenze strutturali che contrastano con la normativa vigente: dai wc a vista presenti in alcune celle, alla mancanza dell'area verde per i colloqui dei detenuti con i loro familiari, dalle «bocche di lupo» presenti nelle celle, alla totale assenza del riscaldamento; se, in che modo e in quali tempi, intenda intervenire per assicurare che le celle siano dotate di servizi igienici in conformita' alle prescrizioni dell'articolo 7 del decreto del Presidente della Repubblica n. 230 del 2000; se, e in che modo, intenda intervenire rispetto ai casi segnalati in premessa; a quando risalgano e cosa vi sia scritto nelle relazioni semestrali delle Asl sulle condizioni igienico-sanitarie della casa circondariale di Agrigento; quali iniziative di propria competenza intenda assumere in relazione alle criticita' rappresentate in premessa con riferimento al ruolo della magistratura di sorveglianza; quanti e di che tipo siano i benefici e le misure alternative alla detenzione adottate dalla magistratura di sorveglianza di Agrigento anno per anno, negli ultimi 5 anni; quanti e di che tipo siano i rigetti operati dalla magistratura di sorveglianza di Agrigento, anno per anno, negli ultimi 5 anni; in che modo intenda operare per ripristinare il principio della territorializzazione dell'esecuzione della pena, evitando i costosissimi sfollamenti dalle carceri di altre regioni, prevalentemente del centro e del nord, atteso che anche la casa circondariale di Agrigento e' gravemente sovraffollata e che la lontananza dal domicilio spesso e' motivo di sofferenza per le persone ristrette e per i loro familiari, anche minorenni; quali iniziative urgenti intenda adottare, in definitiva, al fine di ricondurre le condizioni di detenzione vigenti all'interno dell'istituto penitenziario di Agrigento alla piena conformita' al dettato costituzionale e normativo; se non intenda il prendere in considerazione un'ipotesi normativa che stabilisca che un istituto penitenziario non possa superare il numero dei posti regolamentari per i quali e' stato progettato. (5-06716)





 
Cronologia
lunedì 7 maggio
  • Politica estera ed eventi internazionali
    Vladimir Putin è rieletto Presidente della Federazione russa.

mercoledì 16 maggio
  • Parlamento e istituzioni
    La Camera approva, con 447 voti favorevoli, 73 contrari e 31 astenuti, l'articolo unico del d.d.l. di conversione del decreto-legge 24 marzo 2012, n. 29, disposizioni urgenti recanti integrazioni al decreto-legge n. 1 del 2012 e al decreto-legge n. 201 del 2011 (C. 5178), sul quale il Governo ha posto la questione di fiducia.