Documenti ed Atti
XVI Legislatura della repubblica italiana
INTERROGAZIONE A RISPOSTA ORALE 3/02393 presentata da VELTRONI WALTER (PARTITO DEMOCRATICO) in data 20120717
Atto Camera Interrogazione a risposta orale 3-02393 presentata da WALTER VELTRONI martedi' 17 luglio 2012, seduta n.667 VELTRONI. - Al Ministro per i beni e le attivita' culturali. - Per sapere - premesso che: il 6 luglio 2012, a seguito dell'approvazione del decreto-legge n. 95 del 2012, (articolo 12 comma 38) e' stato soppresso l'istituto centrale per i beni sonori ed audiovisivi (ICBSA); questa istituzione era stata creata con il decreto del Presidente della Repubblica n. 233 del 26 novembre 2007, regolamentato dal decreto ministeriale del 7 ottobre 2008, in cui la Discoteca di Stato veniva trasformata in Istituto centrale per i beni sonori ed audiovisivi (ICBSA), che ne acquisiva «le competenze, il personale, le risorse finanziarie e strumentali, le attrezzature e il materiale tecnico e documentario»; l'intento di questo provvedimento era quello di creare anche in Italia un'istituzione dedicata alla memoria sonora e visiva del paese e delle sue molteplici comunita', rendendola disponibile on-line secondo le modalita' di fruizione culturale del mondo contemporaneo, tardivo quanto improcrastinabile tentativo di dotare il paese di un'istituzione di importanza e funzione analoga al Paley Center for Media di New York (nato nel lontano 1975) o l'INA di Parigi (anch'esso fondato negli anni Settanta), il Phonogrammarchiv di Vienna, il Berliner Phonogramm-Archiv di Berlino, la Fonoteca Nazionale Svizzera di Lugano, e altri; l'ICBSA, cosi' sarebbe diventata la piu' grande collezione pubblica del nostro Paese nel settore essendo in possesso di un patrimonio unico, accumulatosi dalla data di fondazione nel 1928 e, ad oggi, composto da quasi 500.000 supporti inventariati e catalogati: dai cilindri di cera, inventati da Edison alla fine dell'800, ai dischi, ai nastri, ai video, fino agli attuali supporti digitali e conservando anche una rilevante collezione di strumenti storici per la riproduzione del suono: fonografi, grammofoni e altri apparecchi, dalla fine dell'Ottocento agli anni Cinquanta, per un totale di circa 500 pezzi di elevato valore; l'Istituto, cosi', si vedeva affidato il compito di tutelare, valorizzare e promuovere la fruizione del patrimonio sonoro e audiovisivo nazionale, implementato dal deposito legale ai sensi della legge n. 106 del 15 aprile 2004, con una missione istituzionale assimilabile nella struttura e nelle funzioni ad una Biblioteca nazionale centrale come quelle di Roma e Firenze; dal punto di vista amministrativo, con una spesa di circa 50 mila euro l'anno e appena 36 dipendenti, il progetto era tanto piu' lungimirante che colmava una grande lacuna nell'adeguamento delle istituzioni culturali italiane ai nuovi linguaggi in cui si vanno formando le identita' del nostro tempo e del mondo globale, affrontando cosi' anche il problema della disgregazione sociale e culturale e dello scollamento tra «cultura legale» e «cultura reale» nel nostro Paese; nel corso di questi cinque anni di vita, per il progetto di trasferire il nuovo istituto al palazzo della civilta' e del lavoro dell'Eur, sono stati gia' spesi 30 milioni di euro in lavori di restauro e di adeguamento, di cui 14 investiti dal Ministero per i beni e le attivita' culturali e 16 dalla societa' Eur Spa; questi 30 milioni sono circa due terzi del totale, visto che per finalizzare il completamento della struttura mancano 18,5 milioni, cui Eur spa dovrebbe partecipare per 3,5 milioni, il Ministero per i beni e le attivita' culturali e Fondazione Valore Italia, soltanto con i restanti 3,5 milioni; il progetto consentiva di destinare a uso pubblico un edificio gia' sottoposto a tutela di interesse culturale dall'articolo 10 del decreto legislativo 42 del 2004 e di rivalutare un'area di un quartiere monumentale della Roma del Novecento dall'indiscusso interesse architettonico, storico e urbanistico; la soppressione dell'istituto, infine, prevede un generico e inadeguato passaggio delle competenze, «le funzioni e i compiti, nonche' le risorse di personale, finanziario e strumentali» su questo delicato e specifico patrimonio alla «competente direzione generale del ministero», prefigurando la fine dell'autonomia e un passo indietro persino alla precedente discoteca di Stato -: come il Ministro interrogato pensi di poter gestire un'istituzione di queste dimensioni e di questa importanza sottoponendola a una Direzione generale e privandola di autonomia scientifica e organizzativa, come intenda ovviare ai problemi specifici di tutela, conservazione e valorizzazione di un patrimonio sensibile e culturalmente strategico come l'audiovisivo, tanto piu' che la soppressione dell'istituto, con una sede peraltro in fase di completamento, rischia di contribuire ancora una volta alla scarsa credibilita' di un settore vessato da politiche contraddittorie con investimenti mai portati a termine, con grave pregiudizio per la credibilita' necessaria ad attrarre sponsorizzazioni private e ad accreditare il Paese nel panorama culturale internazionale, sapendo che disordini e incertezze amministrative causate da una mancanza ormai strutturale di continuita' programmatica e politica finisce per pesare in termini di efficienza amministrativa, di motivazione del personale, di conservazione dei beni posti sotto la sua tutela e persino di bilancio, viste le somme investite senza essere finalizzate a un progetto. (3-02393)