Documenti ed Atti
XVII Legislatura della repubblica italiana
INTERROGAZIONE A RISPOSTA ORALE 3/00568 presentata da MONTEVECCHI MICHELA (MOVIMENTO 5 STELLE) in data 12/12/2013
Atto Senato Interrogazione a risposta orale 3-00568 presentata da MICHELA MONTEVECCHI giovedì 12 dicembre 2013, seduta n.152 MONTEVECCHI, CASTALDI, BENCINI, MANGILI - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali - Premesso che: il pastificio Corticella, nato nel 1948 a Bologna, è stato presente per oltre 50 anni sul mercato nazionale e internazionale, rappresentando uno dei principali poli di produzione italiana di pasta; lo storico stabilimento bolognese, diventato di proprietà della Newlat SpA, è stato chiuso nel dicembre 2011 e i suoi dipendenti sono stati posti in cassa integrazione in attesa della conversione della fabbrica; inizialmente l'azienda aveva parlato di concentrare le produzioni degli altri stabilimenti italiani del gruppo a Bologna, poi aveva cambiato strategia presentando un progetto di riconversione dell'area, che da produttiva sarebbe divenuta ricettiva, con la costruzione di un albergo, di un centro congressi e di aree adibite all'attività sportiva, complesso che avrebbe permesso la riassunzione di tutti i 35 lavoratori; con il trascorrere dei mesi i tempi per la realizzazione del progetto annunciato dal gruppo Newlat si sono allungati e lo stesso ha cambiato più volte fisionomia, denotando una strategia non chiara da parte dell'azienda stessa; in un recente incontro coi sindacati l'azienda ha riferito che non ci sono i tempi per realizzare il suddetto progetto e che l'unica soluzione possibile è quella di far rientrare i 35 lavoratori nella procedura di mobilità aperta da mesi a livello nazionale per 177 dipendenti, perché tutti gli impegni concordati e sottoscritti in sede istituzionale sono decaduti; il periodo di cassa integrazione scade il 25 dicembre 2013 e l'azienda ha quindi facoltà di licenziare a partire da quel giorno e fino al mese di aprile 2014; il sindacato Flai Cgil, perché questa decisione non avvenga nel silenzio, ha organizzato manifestazioni dei lavoratori davanti allo stabilimento ed è in campo per trovare risposte e soluzioni occupazionali. Spiega il rappresentante sindacale: "Newlat per due anni non ha fatto altro che modificare i progetti con l'unico obiettivo, oggi palesemente conclamato, di procrastinare interminabilmente i tempi col fine di produrre silente agonia che gli consentisse senza clamori di poter dismettere l'attività e disimpegnarsi, sottraendo al territorio un pezzo importante del suo patrimonio e della sua storia industriale"; considerato che: stando a quanto riportato in una nota della Provincia, la situazione dell'azienda è all'attenzione del tavolo di salvaguardia provinciale dal novembre 2011, quando fu sottoscritto un accordo per la definizione di un percorso che garantisse da un lato continuità occupazionale attraverso il ricorso ad ammortizzatori sociali, e dall'altro prospettive produttive, attraverso la realizzazione di un nuovo sito nel territorio bolognese. Tale prospettiva fu accolta favorevolmente sia dalle organizzazioni sindacali sia da Provincia e Comune di Bologna, e Newlat intraprese una serie di verifiche tecniche, in particolare con il Comune di Bologna; l'impegno di Newlat fu confermato in un verbale di incontro siglato il 22 novembre 2011, nel quale Newlat dichiarò il proprio impegno a fare tutto ciò che fosse necessario per concretizzare l'ipotesi di realizzazione di un nuovo stabilimento nell'ambito territoriale bolognese, ritenuto strategico. In questa logica Newlat si rese disponibile a proseguire con gli ammortizzatori sociali; un'ulteriore conferma degli impegni da parte dell'azienda risalirebbe a solamente due mesi fa, quando al tavolo di salvaguardia l'azienda sottoscrisse un nuovo accordo in cui confermò l'intenzione di portare avanti il progetto di riconversione dell'area impegnandosi a trovare percorsi, qualora disponibili, volti al mantenimento dei livelli occupazionali; nonostante tutto l'11 ottobre 2013 Newlat ha aperto una procedura di mobilità per tutti i 35 dipendenti; all'incontro del tavolo di salvaguardia del 26 novembre è diventato evidente il radicale cambio di posizione dell'azienda, di fatto ricondotto all'irrigidimento sulle procedure burocratiche; considerato inoltre che alcuni dei contenuti del codice etico a cui si ispira l'attività della Newlat sono: "Il fattore umano è valore ritenuto fondamentale e per questo NEWLAT valorizza lo sviluppo, la dignità personale, la tolleranza, la trasparenza e la sicurezza" e "NEWLAT riconosce la centralità delle risorse umane, ritenendo il contributo professionale delle persone, proposto in un quadro di lealtà e fiducia reciproca, un importante fattore di successo di ogni impresa", si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti; se non ritenga che la Newlat debba riconsiderare le proprie posizioni ed arrivare piuttosto alla definizione del progetto di riqualificazione dello storico stabilimento, assicurando il rispetto degli accordi sottoscritti al tavolo provinciale; quali urgenti iniziative intenda assumere al fine di pervenire ad una soluzione che garantisca una continuità lavorativa ai dipendenti dell'ex pastificio Corticella, mantenendo il polo produttivo. (3-00568)