Documenti ed Atti
XVII Legislatura della repubblica italiana
INTERROGAZIONE A RISPOSTA ORALE 3/00598 presentata da MONTEVECCHI MICHELA (MOVIMENTO 5 STELLE) in data 23/12/2013
Atto Senato Interrogazione a risposta orale 3-00598 presentata da MICHELA MONTEVECCHI lunedì 23 dicembre 2013, seduta n.157 MONTEVECCHI, Maurizio ROMANI, BOTTICI, MARTELLI, NUGNES, LUCIDI, MORONESE - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare - Premesso che: la costruzione del nuovo porto di Cecina (Livorno), a lavori ancora non ultimati, da mesi ha modificato la linea di costa e le correnti sottomarine hanno iniziato a produrre effetti devastanti sulla spiaggia nord del fiume Cecina. È opportuno ricordare, a parere degli interroganti, che negli anni si era creato un ecosistema delicato, composto da dune a protezione della pineta e della riserva naturale biogenetica, ma l'opera dell'uomo ha completamente stravolto l'equilibrio naturale, tanto che nell'area si è formata un'ansa (la spiaggia è sparita) dalla quale il mare entra fin dentro la pineta; l'intera economia della zona ha una preminente vocazione turistica e la distruzione dell'ambiente provoca danni economici incalcolabili, che non vengono controbilanciati dall'opera in corso di realizzazione, che rischia invece di divenire uno degli eco-mostri presenti su tutto il territorio nazionale; l'attuale situazione mette a repentaglio la presenza di strutture ricettive e di servizio che rischiano la chiusura con importanti perdite di posti di lavoro; le modifiche apportate alla linea di costa a nord ed a sud del nuovo porto di Cecina sono risultate evidenti in seguito alla costruzione delle infrastrutture in mare; il documento di analisi di impatto ambientale del progetto definitivo del porto presentato dal WWF (World wide fund for nature) consente di chiarire il danno sino ad ora prodotto e quello che si produrrà se non si interviene in modo definitivo contro la perpetrazione di un ulteriore danno al nostro patrimonio ambientale e paesaggistico; il nuovo porto turistico di Cecina costituisce solo una delle numerose previsioni di porti ed approdi previsti lungo le coste toscane ed inseriti nel piano regionale dei porti turistici; tali previsioni si inseriscono in un complesso sistema caratterizzato da alte valenze ambientali e paesaggistiche che presentano elevati elementi di vulnerabilità e di criticità legati soprattutto ai fenomeni di erosione costiera e di elevato carico turistico. Negli ultimi anni l'Unione europea ha finanziato in Toscana numerosi progetti "Life Natura" per la tutela degli ambienti costieri e la riduzione di tali elementi di criticità; in tale contesto il porto di Cecina si inserisce in una previsione complessiva di porti che non è stata sottoposta alla obbligatoria procedura di valutazione di incidenza ai sensi della direttiva 92/43/CEE e della legge regionale n. 56 del 2000, privando la fase delle scelte pianificatorie di utili indicazioni sugli impatti e incidenze complessivi del sistema di previsioni portuali sulla conservazione degli ambienti; considerato che: relativamente all'assenza dell'obbligatorio Studio di incidenza dell'opera sul SIR (sito di importanza regionale) - ZPS (zona di protezione speciale) "Tombolo di Cecina" si precisa che si tratta peraltro di un sito dunale la cui conservazione potrebbe essere messa in pericolo da modifiche alla dinamica costiera; la direttiva 92/43/CEE afferma, all'art. 6, paragrafo 3, come "Qualsiasi piano o progetto non direttamente connesso e necessario alla gestione del sito ma che possa avere incidenze significative su tale sito, singolarmente o congiuntamente ad altri piani e progetti, forma oggetto di una opportuna valutazione dell'incidenza che ha sul sito, tenendo conto degli obiettivi di conservazione del medesimo"; secondo l'interpretazione ufficiale di tale normativa, contenuta nella guida all'interpretazione dell'articolo 6 della direttiva "Habitat", "La probabilità di incidenze significative può derivare non soltanto da piani o progetti situati all'interno di un sito protetto, ma anche da piani o progetti situati al di fuori di un sito protetto. Ad esempio, una zona umida può essere danneggiata da un progetto di drenaggio situato ad una certa distanza dai confini della zona umida. La procedura dell'articolo 6, paragrafi 3 e 4, è attivata non dalla certezza ma dalla probabilità di incidenze significative derivanti non solo da piani o progetti situati all'interno di un sito protetto, ma anche da quelli al di fuori di esso"; il progetto del porto e annesso sviluppo residenziale e commerciale interessa aree direttamente confinanti con il sito ed in grado di incidere direttamente sulla conservazione degli habitat , delle specie e dell'integrità del sito stesso. È evidente la necessità della procedura di incidenza per le ricadute sicure interne al SIR/ZPS sia in termini di modifica di dinamica costiera, sia come disturbo sonoro e luminoso della lottizzazione residenziale commerciale legata al porto e a diretto contatto con il sito, sia per il maggiore carico turistico sull'area. L'assenza di tale relazione comporta la segnalazione alla Direzione generale ambiente della Commissione europea; la composizione del gruppo di esperti che ha realizzato lo studio che accompagna il progetto del nuovo porto di Cecina, costituito da ingegneri e architetti, già dimostra l'approccio non multidisciplinare, contravvenendo allo spirito stesso della procedura di Valutazione impatto ambientale; le analisi naturalistiche e paesaggistiche risultano scarse e superficiali, con particolare riferimento alle analisi riferibili alla componente della biologia marina. Potenziali ed elevati risultano gli impatti sulle componenti "flora e vegetazione" e "fauna degli ambienti dunali" dei confinanti SIR-ZPS e riserva statale Tomboli di Cecina, con numerose specie di interesse regionale e comunitario, su habitat dunali di interesse regionale e comunitario. Non sono stati valutati anche i possibili rilevanti impatti sulla componente "biologia marina", con particolare riferimento alla tutela delle formazioni di posidonia oceanica ( habitat di interesse comunitario e prioritario in base alla direttiva 92/43/CEE) e alla presenza dell'area classificata ASPIM (specially protected areas of Mediterranean importance) dalla Convenzione di Barcellona (santuario dei cetacei); considerato inoltre che: nel protocollo di intesa per la gestione integrata degli interventi in area costiera, sottoscritto dalla Regione Toscana, dalla Provincia di Livorno e dal Comune di Cecina in data 30 dicembre 2005, si riporta che "Lo stato attuale della costa risente, in parte dell'inorganicità complessiva degli interventi realizzati, risultato più di una sommatoria di esigenze specifiche che un prodotto di una logica di sistema"; a parere degli interroganti quanto affermato della Regione Toscana è condivisibile, ma tuttavia è rimasto inascoltato nel tempo. Per progetti di questo tipo non è possibile effettuare valutazioni singole senza considerare gli effetti sommatori con altri progetti simili lungo la linea di costa. La progettazione dei singoli porti turistici deve essere condizionata da una propedeutica VIA-VAS e incidenza del piano regionale dei porti e degli approdi, ma questo non è stato fatto; nel progetto si prevede il ripascimento come misura compensativa, ma non si esaminano le sue eventuali conseguenze, che possono provocare alto impatto ambientale nella fase di cantiere; il ripascimento delle coste è un'attività soggetta a procedura di valutazione di impatto ambientale regionale, ovvero si prevede una misura di cui a priori non si può escludere la non cantierabilità a causa di un impatto ambientale non accettabile. In altre parole non si può inserire in un SIA (Studio impatto ambientale) un progetto di ripascimento come elemento di mitigazione o compensazione esclusivamente positivo senza una valutazione complessiva dell'impatto di tale intervento; il fiume Cecina alimenta circa 37 chilometri di litorale, ma lo studio che accompagna il progetto del nuovo porto di Cecina esamina gli effetti dell'opera solo su un tratto veramente esiguo del litorale. A parere degli interroganti ciò costituisce una contraddizione: il SIA deve valutare gli effetti dell'opera sull'intero litorale alimentato dal fiume stesso; nella sintesi non tecnica allegata al SIA si legge dell'esistenza di "aree dismesse usate come discariche" la cui segnalazione deve essere notificata all'autorità giudiziaria; nel SIA si legge che il suolo non risulterebbe contaminato da metalli pesanti e che, conseguentemente, lo si ritiene adatto per il ripascimento del litorale. Ovvero si ritiene che il suolo movimentato durante i lavori di realizzazione dell'opera possa essere utilizzato per un eventuale futuro ripascimento del litorale stesso. Il SIA tuttavia non si confronta con il lavoro pubblicato su "Aquatic toxicology" nel 2006 da M. Nigro, A. Falleni, I. Del Barga, V. Scarcelli, P. Lucchesi, F. Regoli e G. Frenzilli dal titolo "Cellular biomarkers for monitoring estuarine environments: transplanted versus native mussels". I risultati emersi dalla pubblicazione sembrano contraddire le affermazioni del proponente del progetto: il SIA deve pertanto, a parere degli interroganti, confrontarsi con i dati riportati nei citati studi; considerato infine che: le opere portuali sono utili al turismo soltanto nella misura in cui le stesse non danneggino e distruggano altre attività turistiche o rechino danno irreversibile al valore aggiunto della nostra ricchezza che è l'ambiente; la questione desta apprensione nell'intera comunità della bassa val di Cecina, preoccupazione di cui si è fatto promotore, tra gli altri, anche il presidente di Confesercenti di Cecina; nel 2011, fu inviata una lettera aperta al presidente della Regione Toscana e per conoscenza al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare pro tempore Clini, alla Commissione europea per l'ambiente e ad altre istituzioni. Tale lettera è stata sottoscritta da docenti universitari (Roberta de Monticelli, Salvatore Settis, Stefano Rodotà ed altri), dal WWF, da "Italia nostra" ed altre associazioni, che con puntualità scientifica elencavano le tante criticità del progetto riguardo all'ambiente, al fiume, alla costa, all'inquinamento per gli escavi, e di riflesso sull'economia locale, invitando la Regione stessa ed il Comune a controllare l' iter realizzativo dell'opera. Alla lettera non ha fatto seguito adeguata risposta; a parere degli interroganti è stato prodotto un danno ambientale di fronte al quale è urgente intervenire. Non si possono negare gli effetti quando i medesimi sono evidenti e fisicamente percepibili e se gli stessi sono postumi ad una palese e macroscopica modificazione geomorfologica, anche alla luce del fatto che tutte le osservazioni specificate trovano conforto nella letteratura scientifica che ammette questa relazione causa-effetto, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo intenda attivarsi presso le amministrazioni competenti affinché le attuali attività di cantiere vengano cautelativamente fermate, considerato che l'opera non è stata sottoposta all'obbligatoria procedura di valutazione di incidenza ai sensi della direttiva 92/43/CEE " Habitat " e della legge regionale n. 56 del 2000; quali iniziative di competenza, alla luce della citata direttiva, intenda assumere affinché si provveda a produrre uno studio di impatto ambientale che coinvolga l'intera estensione del sistema costiero direttamente e indirettamente influenzato dalle opere in esecuzione, in considerazione del fatto che la modifica delle correnti superficiali e profonde potrebbe causare un permanente fenomeno erosivo con conseguente necessità di continuo ripascimento costiero con oneri a carico delle amministrazioni locali; quali misure, qualora gli studi di impatto ambientale evidenzino un'inaccettabile e permanente lesione dell'ecosistema, voglia adottare, nell'ambito delle proprie competenze, affinché l'opera venga dichiarata incompatibile con il sito di localizzazione attuale. (3-00598)