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Documenti ed Atti

XVII Legislatura della repubblica italiana

MOZIONE 1/00297 presentata da CALABRIA ANNAGRAZIA (FORZA ITALIA - IL POPOLO DELLA LIBERTA' - BERLUSCONI PRESIDENTE) in data 13/01/2014

Atto Camera Mozione 1-00297 presentato da CALABRIA Annagrazia testo presentato Lunedì 13 gennaio 2014 modificato Mercoledì 15 gennaio 2014, seduta n. 152 La Camera, premesso che: il 30 dicembre del 2013 è stato pubblicato il quarto rapporto sulla coesione sociale elaborato congiuntamente da Inps, Istat e Ministero del lavoro e delle politiche sociali. Il rapporto fotografa un Paese caratterizzato da disuguaglianze non trascurabili nelle opportunità di mobilità sociale, che contribuiscono al permanere di un elevato livello di disuguaglianza anche in termini di reddito; dal rapporto emergono almeno quattro gruppi caratteristici di nuclei poveri nel nostro Paese: le coppie anziane, le donne anziane sole, le famiglie con persone in cerca di occupazione nel Mezzogiorno e le famiglie con lavoratori a basso profilo professionale; nel 2012 si trovava in condizione di povertà relativa il 12,7 per cento delle famiglie residenti in Italia (+ 1,6 punti percentuali sul 2011) e il 15,8 per cento degli individui (+ 2,2 punti). Si tratta dei valori più alti dal 1997; la povertà assoluta colpisce, invece, il 6,8 per cento delle famiglie e l'8 per cento degli individui. I poveri in senso assoluto sono raddoppiati dal 2005 e triplicati nelle regioni del Nord (dal 2,5 per cento al 6,4 per cento); nel 2012 l'indicatore sintetico «Europa 2020», che considera le persone a rischio di povertà o esclusione sociale, ha quasi raggiunto in Italia il 30 per cento, soglia superata, tra i Paesi dell'Europa a 15, solo dalla Grecia; in Italia il sistema di trasferimenti sociali è meno efficace nel contenere il rischio di povertà rispetto ad altre realtà nazionali del contesto europeo: la quota di popolazione a rischio di povertà dopo i trasferimenti sociali è più bassa solo del 5 per cento rispetto a quella prima dei trasferimenti. Nei Paesi scandinavi questa stessa differenza supera ampiamente il 10 per cento, mentre è vicina al 10 per cento in Francia e Germania; nel corso degli anni, a comportare un maggiore rischio di povertà è stato anzitutto l'allargamento familiare: avere tre figli da crescere significa aumentare e di molto il rischio di povertà, soprattutto se si tratta di figli minori, residenti nel Mezzogiorno e per le famiglie con membri aggregati, in cui convivono più generazioni; sempre dal rapporto, emerge che una famiglia su tre è relativamente povera e una su cinque lo è in senso assoluto. Un minore ogni cinque vive in una famiglia in condizione di povertà relativa e uno ogni dieci in una famiglia in condizione di povertà assoluta, quest'ultimo valore è più che raddoppiato dal 2005. In Italia, dunque, ogni nuovo figlio costituisce per la famiglia, oltre che una speranza di vita, una crescita del rischio di impoverimento; al di là delle percentuali e dei numeri, quando si parla di famiglie «a rischio di povertà», si fa riferimento a quelle famiglie che arrivano con difficoltà alla quarta settimana del mese e sono costrette a indebitarsi e a ricorrere ai centri assistenziali, nonostante abbiano un lavoro e un reddito, per permettersi una vita che sfiori la soglia della dignità; esponenzialmente cresce sempre di più l'insicurezza delle famiglie italiane che temono di non essere in grado di far fronte a eventi negativi, come, per esempio, un'improvvisa malattia, associata a non autosufficienza, di un familiare o l'instabilità del rapporto di lavoro o gli oneri finanziari sempre maggiori; il parlare di politiche sociali o di contrasto all'esclusione e alla povertà non è, tuttavia, solo una questione nominalistica o terminologica: le politiche sociali dovrebbero saper rispondere ad una molteplicità di problemi legati a diversi fattori, dai nuovi rischi sociali centrati sulla profonda modifica dei cicli di vita, a partire da quelli legati a famiglia e vecchiaia, alla ristrutturazione crescente delle forme di lavoro sempre più orientate alla flessibilità e alla precarizzazione, per arrivare alla presenza di nuove domande di integrazione sociale provenienti da persone che arrivano da altri Paesi; l'endemica diffusione del precariato e della disoccupazione fra le giovani generazioni, mai così diffusa dal 1977, rende questa categoria tra quelle a maggior rischio di povertà, rinviando le possibilità ed il desiderio di una vita quantomeno normale e di una progettualità di lungo termine; crescono le persone cadute nell'emarginazione senza neppure aver potuto sperimentare una vita lavorativa e familiare normale: persone con una traiettoria di mobilità discendente, contrassegnata dalla perdita del lavoro, dei legami familiari, della stabilità abitativa; persone senza famiglia che con l'avanzare degli anni si trovano senza sostegni; donne sole con bambini, prive del sostegno del coniuge o con compagni a loro volta colpiti dalla precarietà occupazionale, da malattie o inabilità o con genitori anziani da assistere; persone che subiscono a livello psicologico e relazionale i contraccolpi della disoccupazione o del fallimento e della cessazione di attività autonome; anche al fine di favorire una ripresa della fiducia nei confronti delle prospettive economiche e sociali del Paese, non si può prescindere da una particolare attenzione sulle politiche per la famiglia, con l'intento di fronteggiare la crisi demografica, che ha effetti negativi soprattutto nel medio e lungo termine, di arrestare l'aumento della povertà assoluta, di contrastare la disoccupazione giovanile, che ha raggiunto livelli assolutamente intollerabili, e di implementare quei servizi alla persona in grado di incrementare il tasso di occupazione femminile, anche attraverso la conciliazione tra tempi di vita e tempi di lavoro; le politiche sociali, e al loro interno le politiche per l'inclusione sociale e per il contrasto alla povertà, presentano, dunque, la crescente necessità di spingere verso una significativa ristrutturazione le agende politiche di Governi nazionali e locali. È necessario dare rilievo all'aspetto culturale e valoriale delle scelte, a partire dal riconoscimento della centralità della persona, di una maggiore attenzione alla primaria difesa della vita e alla concreta valorizzazione del ruolo della famiglia e dei minori, anche predisponendo forme nuove di reddito d'accompagnamento sulla base di progetti personalizzati e di attenzione particolare ai minori, attraverso una rete di collaborazione con i servizi abitativi, con i servizi di inserimento al lavoro, di istruzione e formazione attiva sul territorio; è doveroso ricordare che le uniche misure di lotta alla povertà e integrazione del reddito, che hanno finora sortito effetti concreti, furono quelle dirette al contenimento del carico fiscale delle famiglie, contenute nel decreto-legge 27 maggio 2008, n.93, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 luglio 2008, n.126, nel corso del Governo Berlusconi: un provvedimento legislativo mirato anche al sostegno delle categorie sociali più deboli, con particolare attenzione alla rinegoziazione dei mutui a tasso variabile sulla prima casa, alla cancellazione dell'imposta comunale sugli immobili, alla detassazione degli straordinari e dei premi di produttività per i dipendenti del settore privato con un reddito non superiore ai trentamila euro. Il Governo di allora mantenne la promessa di «non mettere le mani in tasca agli italiani»; così come la manovra finanziaria per il 2009, anticipata con il decreto-legge n.112 del 2008, convertito, con modificazioni, dalla legge n.133 del 2008, definì – secondo un ragionevole equilibrio – gli interventi di risanamento e di riduzione della spesa corrente insieme con importanti misure di redistribuzione del reddito, fra le quali la cosiddetta social card , che permise ai cittadini che versavano in gravi condizioni sociali di acquistare prodotti alimentari e di pagare le bollette; ad oggi, le risorse a valere sul fondo istituito con il pacchetto anticrisi 2008 per il finanziamento della social card restano le uniche misure contro la povertà ancora operative; analizzando nel dettaglio gli attuali livelli di spesa per interventi e servizi sociali a livello regionale, si registrano significativi divari, per cui permangono ampi divari territoriali di spesa sociale, con valori maggiori nelle regioni centro-settentrionali e minori in quelle meridionali, con punte di differenze pari a quasi 2 mila euro annui; il problema della disuguaglianza impatta fortemente su altri aspetti fondamentali del vivere e le condizioni di salute sono tra le più importanti. Politiche sui determinanti della salute e contro povertà ed esclusione sociale sono fondamentali per il miglioramento del benessere psicofisico della popolazione: i dati del rapporto Istat sulla salute mostrano che, scendendo lungo la scala sociale e passando da Nord a Sud, aumenta lo svantaggio degli individui e che i poveri del Sud versano in peggiori condizioni di salute rispetto a quelli del Nord; in uno Stato moderno la spesa sociale dovrebbe svolgere una funzione di perequazione delle differenze in termini di dotazione di servizi tra i territori, operando, in particolare, una redistribuzione delle risorse in base ai rischi specifici dei diversi comparti, quali la povertà, le condizioni di salute per la sanità, il disagio per l'assistenza sociale e l'investimento in capitale umano per l'istruzione, impegna il Governo: ad adottare tutte le misure atte a prevenire le condizioni di povertà, assumendo come riferimento l'Agenda sociale europea, i cui obiettivi indicati sono: a) creare una strategia integrata che garantisca un'interazione positiva delle politiche economiche, sociali e dell'occupazione; b) promuovere la qualità dell'occupazione, della politica sociale e delle relazioni industriali, consentendo, quindi, il miglioramento del capitale umano e sociale; c) adeguare i sistemi di protezione sociale alle esigenze attuali, basandosi sulla solidarietà e potenziandone il ruolo di fattore produttivo; d) tenere conto del «costo dell'assenza di politiche sociali»; a prevenire e combattere tutte le forme di povertà, incidendo su alcuni aspetti strutturali del nostro Paese, attraverso la buona e piena occupazione femminile, l'adozione di misure fiscali e monetarie a sostegno dei figli, l'elaborazione di politiche di conciliazione tra lavoro nel mercato e responsabilità di cura per donne e uomini, l'accesso ai servizi socio-educativi per la prima infanzia, l'adozione di misure per prevenire, rallentare e prendere in carico la non autosufficienza. (1-00297) « Calabria , Palese , Russo , Elvira Savino , Sandra Savino , Marti , Distaso , Chiarelli , Faenzi , Laffranco ».

 
Cronologia
lunedì 23 dicembre
  • Parlamento e istituzioni

    La Camera approva, con 340 voti favorevoli e 155 contrari, nel testo della Commissione, l'articolo unico del d.d.l. di conversione del decreto-legge 31 ottobre 2013, n. 126, recante misure finanziarie urgenti in favore di regioni ed enti locali ed interventi localizzati nel territorio (C. 1906-A), sul quale il Governo ha posto la questione di fiducia.



sabato 18 gennaio
  • Politica, cultura e società
    Il segretario del Partito democratico Renzi e Silvio Berlusconi si incontrano nella sede romana del PD a largo del Nazareno per discutere delle riforme costituzionali e della legge elettorale.