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Documenti ed Atti

XVII Legislatura della repubblica italiana

INTERROGAZIONE A RISPOSTA ORALE 3/00676 presentata da MORGONI MARIO (PARTITO DEMOCRATICO) in data 28/01/2014

Atto Senato Interrogazione a risposta orale 3-00676 presentata da MARIO MORGONI martedì 28 gennaio 2014, seduta n.176 MORGONI, MIRABELLI, VACCARI, SCALIA, PEZZOPANE, SOLLO, CUOMO, GIACOBBE, DI GIORGI, MOSCARDELLI, DE MONTE - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare - Premesso che: con il decreto legislativo 13 gennaio 2003, n. 36, l'Italia ha recepito la direttiva 1999/31/CE relativa alle discariche di rifiuti, stabilendo requisiti operativi e tecnici per la loro gestione nonché misure e procedure volte a ridurre il più possibile le ripercussioni negative sull'ambiente e i rischi per la salute umana. Lo stesso decreto ha fissato i criteri per l'ammissibilità o non ammissibilità dei rifiuti in discarica, le procedure autorizzatorie e la disciplina della gestione dell'intero ciclo di vita della discarica fino al ripristino ambientale del sito, a sua chiusura, e il monitoraggio post chiusura; l'articolo 179 del codice dell'ambiente, decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, e successive modifiche ed integrazioni, definisce, anche nell'attuazione della normativa europea in materia, i criteri di priorità nella gestione dei rifiuti, stabilendo una gerarchia precisa al cui vertice devono essere le politiche di prevenzione, che hanno dunque un ruolo prioritario nelle politiche di gestione di rifiuti. Nel successivo articolo 180 viene attribuito alle pubbliche amministrazioni ed in particolare al Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare un ruolo attivo nella promozione di prevenzione e riduzione della produzione e della nocività dei rifiuti; l'articolo 180 del codice prevede in particolare che si debba intervenire attraverso la promozione di strumenti economici, ecobilanci, sistemi di certificazione ambientale, utilizzo delle migliori tecniche disponibili, analisi del ciclo di vita dei prodotti, azioni di informazione e di sensibilizzazione dei consumatori, uso di sistemi di qualità, nonché lo sviluppo del sistema di marchio ecologico ai fini della corretta valutazione dell'impatto di uno specifico prodotto sull'ambiente durante l'intero ciclo di vita del prodotto medesimo e attraverso la previsione di clausole di bandi di gara o lettere d'invito che valorizzino le capacità e le competenze tecniche in materia di prevenzione della produzione di rifiuti e la promozione di accordi e contratti di programma o protocolli d'intesa anche sperimentali, finalizzati alla prevenzione ed alla riduzione della quantità e della pericolosità dei rifiuti; il medesimo articolo, come modificato dall'articolo 5 del decreto legislativo 3 dicembre 2010, n. 205, prevede inoltre che il Ministero dell'ambiente adotti un programma nazionale di prevenzione dei rifiuti ed elabori indicazioni affinché tale programma sia integrato nei piani di gestione dei rifiuti, identificando specifiche misure di prevenzione; considerato che: con l'articolo 2, comma 323, della legge finanziaria per il 2008 (legge 24 dicembre 2007, n. 244), è stato istituito il fondo per la promozione di interventi di riduzione e prevenzione della produzione di rifiuti e per lo sviluppo di tecnologie di riciclaggio, finalizzato alla sottoscrizione di accordi di programma e alla formulazione di bandi pubblici da parte del Ministero, con una dotazione di 20 milioni di euro annui a decorrere dal 2008; le risorse del fondo avrebbero dovuto essere utilizzate per favorire l'aumento delle percentuali di raccolta differenziata, assegnando al Ministero un ruolo primario finalizzato ad ottimizzare e sensibilizzare la cittadinanza in materia di raccolta differenziata, attraverso un'accurata attività di programmazione, ove non si fosse ancora provveduto ad attivare la raccolta differenziata; la Corte dei conti, in data 10 ottobre 2013, ha proceduto ad approvare la relazione concernente la "Gestione delle risorse del fondo per la promozione di interventi di riduzione e prevenzione della produzione di rifiuti e per lo sviluppo di tecnologie di riciclaggio", di cui alla deliberazione n. 9/2013/G. Secondo quanto riportato nella deliberazione, però, il ruolo di coordinamento e di orientamento attribuito al Ministero dell'ambiente non è stato svolto con l'incisività e l'attenzione necessarie; in particolare, pur essendo il fondo finalizzato alla sottoscrizione di accordi di programma e alla formulazione di bandi pubblici, negli anni 2008 e 2011 non è stato emesso nessun decreto del Ministero per fissare i criteri di riparto dei fondi già stanziati in bilancio, con la conseguenza che buona parte delle risorse complessivamente assegnate sono state utilizzate di volta in volta per le più varie esigenze; dai dati riportati nella medesima relazione, risulta che i fondi stanziati nel periodo 2008-2012, pari a complessivi 69.051.515 milioni di euro, sono stati utilizzati solo in parte per la stipulazione di accordi di programma con le Regioni Basilicata, Molise e Sicilia (27 milioni di euro circa), mentre le restanti risorse sono state utilizzate per esigenze di protezione civile o per altre finalità. Solo alla fine del 2012 sono stati sottoscritti ulteriori accordi di programma con i Comuni di Palermo, Roma e Napoli; considerato altresì che: più nello specifico, risulta dalla relazione che per gli accordi di programma con le Regioni Molise, Basilicata e Sicilia, finalizzati a favorire la corretta ed efficace gestione dei rifiuti d'imballaggio, nonché lo sviluppo della raccolta differenziata di tali rifiuti provenienti da superficie sia pubblica che privata con la riduzione delle quantità avviate a smaltimento, sono state stanziate risorse rispettivamente pari a 4.114.466,86 milioni, 6.822.175 milioni e 16.167.770 milioni di euro, tutte a valere sul fondo di cui all'articolo 2 della legge finanziaria per il 2008; per quanto riguarda invece lo stato di utilizzo delle risorse, la relazione evidenzia che la Regione Basilicata aveva richiesto ulteriori 6 mesi per la rendicontazione, a causa delle difficoltà emerse nelle forme associative tra i Comuni per la gestione unitaria del servizio della raccolta differenziata, la Regione Molise aveva ancora in itinere il bando per l'assegnazione dei fondi ai Comuni e la Regione Siciliana aveva confermato di voler utilizzare le risorse disponibili in acconto per il finanziamento del progetto " Palermo differenziata"; per quanto riguarda invece i 3 accordi programma sottoscritti con i Comuni di Palermo, Napoli e Roma, l'unico trasferimento effettuato era quello assegnato alla città di Roma come anticipo del 30 per cento delle risorse totali; secondo la Corte dei conti, inoltre, il Ministero dell'ambiente era stato in grado di effettuare al riguardo un semplice riscontro di tipo procedurale, ma non finanziario, in quanto questi ultimi accordi di programma sono rimasti sostanzialmente inattuati; sottolineato che: la normativa nazionale individua precisi obiettivi da raggiungere per quanto riguarda la raccolta differenziata: l'articolo 205 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, aveva stabilito che dovesse essere assicurata in ciascun ambito territoriale in una percentuale minima pari al 35 per cento nel 2006 per giungere al 65 per cento nel 2012. Ad oggi, purtroppo, a tale obiettivo sono vicine solo alcune, poche, aree del nostro Paese; come noto, sempre più spesso e per ambiti territoriali sempre più ampi, la questione dei rifiuti ha assunto, nel corso degli ultimi anni, dimensioni emergenziali; dal mancato utilizzo e dallo spreco delle risorse destinate per legge alla promozione di interventi di riduzione e prevenzione della produzione di rifiuti e per lo sviluppo di tecnologie di riciclaggio, derivano dunque responsabilità molto grandi; a tal proposito, e nell'attuale situazione di risorse sempre più limitate a disposizione dell'amministrazione pubblica per l'attuazione delle politiche di competenza, risulta sempre più necessaria una pianificazione adeguata degli interventi e un adeguato monitoraggio sull'utilizzo delle risorse assegnate, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo non ritenga di dover procedere, per quanto di competenza, a verificare quali responsabilità vi siano state relativamente all'uso delle risorse disponibili, in particolare là dove risulti il loro utilizzo inadeguato o distorto, nonché relativamente alla mancata formulazione dei bandi pubblici e alle omissioni relative alla fissazione dei criteri di riparto dei fondi; se, allo stato attuale, vi siano risorse residue nel fondo di cui all'articolo 2, comma 323, della legge finanziaria per il 2008, e in quanto consistano; se non ritenga di avviare una pianificazione incisiva al fine di garantire, in caso di risorse disponibili, l'avvio di interventi adeguati di riduzione e prevenzione della produzione di rifiuti; se non ritenga di dover procedere ad una messa a punto dei processi di monitoraggio, misurazione ed analisi in merito agli accordi di programma stipulati e da stipulare, anche al fine di procedere ad un'adeguata verifica dello stato di attuazione degli accordi di programma stipulati con le Regioni Siciliana, Basilicata e Molise e con le città di Roma, Napoli e Palermo nonché dei risultati conseguiti; se non ritenga di imporre una programmazione puntuale delle scadenze sulla base della quale verificare realizzazioni e risultati, che consenta in caso di mancato rispetto delle scadenze medesime di riallocare più opportunamente le risorse assegnate e non utilizzate. (3-00676)

 
Cronologia
domenica 26 gennaio
  • Parlamento e istituzioni

    Il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Nunzia De Girolamo rassegna le dimissioni. Il Presidente del Consiglio Letta assume ad interim l'incarico.



mercoledì 29 gennaio
  • Politica, cultura e società
    Dopo l'acquisizione della totalità delle azioni del gruppo Chrysler, il consiglio di amministrazione della Fiat approva la riorganizzazione societaria nella Fiat Chrysler automobiles (FCA).