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Portale storico della Camera dei deputati

Documenti ed Atti

XVII Legislatura della repubblica italiana

INTERPELLANZA 2/00493 presentata da MARCON GIULIO (SINISTRA ECOLOGIA LIBERTA') in data 07/04/2014

Atto Camera Interpellanza 2-00493 presentato da MARCON Giulio testo presentato Lunedì 7 aprile 2014 modificato Martedì 8 aprile 2014, seduta n. 207 I sottoscritti chiedono di interpellare il Presidente del Consiglio dei ministri, il Ministro dello sviluppo economico , per sapere – premesso che: come noto in data 10 dicembre 2013 è stata presentata dal Ministro per la coesione territoriale Trigilia lo schema di Accordo di partenariato per la nuova programmazione dei Fondi strutturali europei 2014-2020, contenente l'impianto strategico e gli undici obiettivi tematici (OT) individuati, con i relativi risultati attesi; l'accordo di partenariato rappresenta uno strumento fondamentale per lo sviluppo, la crescita e l'aumento della competitività del Paese nei prossimi anni; lo schema di contratto di partenariato 2014-2020 assumerà la sua forma definitiva solamente in seguito alle osservazioni della Commissione europea, delle amministrazioni centrali e regionali, delle rappresentanze dei comuni e del partenariato e in seguito all'espressione del parere delle Commissioni parlamentari competenti per materia, prima della stipula con le autorità dell'Unione europea ai sensi di quanto previsto dall'articolo 1, comma 156- bis , della legge di stabilità 2014; al riguardo si rileva che le osservazioni trasmesse solo il 10 marzo 2014 dalla Commissione europea sull'impianto strategico del citato schema di contratto di paternariato, recentemente trasmesse alle Commissioni Parlamentari competenti ai fini dell'espressione del parere (atto n.6), oltre ad apparire particolarmente critiche e numerose (si tratta, infatti, di ben 351 osservazioni complessive) in alcuni casi arrivano a smontare le procedure seguite dal precedente Governo Letta ai fini del soddisfacimento delle condizioni richieste ex ante a livello comunitario per la stesura definitiva dell'accordo sia sotto il profilo della coerenza con le indicazioni comunitarie sia sotto il profilo delle norme contenute nei regolamenti settoriali; del tutto insoddisfacente sembrerebbe, infatti, l'intera strategia nazionale di spesa dei fondi europei 2014-2020 destinati allo sviluppo, con particolare riguardo agli obiettivi tematici relativi alla banda larga ed alla digitalizzazione, alla ricerca, allo sviluppo tecnologico, all'innovazione, alla competitività dei sistemi produttivi, della mobilità sostenibile delle persone e delle merci ed altri ancora; per la Commissione europea, in particolare, l'impianto complessivo dello schema di contratto di paternariato tracimerebbe di lacune e incongruenze rispetto ai parametri comunitari e lo schema degli interventi previsti, oltre ad apparire eccessivamente frammentario, risentirebbe della sostanziale assenza dell'affermazione di una regia nazionale; inoltre, si imputa alle autorità italiane un eccessivo margine d'indeterminatezza sulle motivazioni, gli obiettivi e le tempistiche delle azioni da intraprendere per lo sviluppo ed il rilancio economico del Paese; ma l'aspetto più grave e preoccupante della questione che emerge dalla lettura delle citate osservazioni risiede nel fatto che proprio l'assenza di una regia nazionale e delle scelte che dovrebbero caratterizzare una chiara politica di carattere pubblico sullo sviluppo, potrebbe pregiudicare in modo irreparabile il pieno utilizzo dei Fondi strutturali e di investimento europei (Fondi SIE), a dispetto del fatto che sulla base di quanto riportato nello schema di contratto di paternariato, l'Italia potrebbe beneficiare di un totale di risorse comunitarie pari a circa 32 miliardi di euro (derivanti dal Fondo europeo di sviluppo regionale e Fondo sociale europeo), a cui dovrebbero aggiungersi risorse, di pari cifra, di cofinanziamento nazionale (per un totale complessivo di 63,6 miliardi di euro), insieme alle quote di cofinanziamento di fonte regionale da destinare ai Programmi operativi regionali-por (pari al 30 per cento del cofinanziamento complessivo del programma); come rilevato dalla stampa nazionale e per quanto risulta agli interpellanti, già da settembre 2013 il precedente Governo guidato dall'ex Presidente del Consiglio dei ministri Enrico Letta, stava lavorando alla predisposizione nell'ambito di un «schema di decreto-legge» recante «Misure per potenziare la competitività delle imprese italiane sul fronte dell'energia, del credito e dell'innovazione industriale» alcune proposte normative tese alla realizzazione di un programma nazionale di politica industriale avente lo scopo di attivare delle azioni e delle misure in linea con i principi e gli indirizzi formulati dall'Unione europea in materia, giustificando tali misure non solo come una programmazione sugli intenti ma una vera e propria condizionalità ex ante che la Commissione richiede agli Stati membri al fine di poter usufruire dei fondi strutturali per la programmazione 2014-2020; in particolare, si sarebbe dovuto trattare di un programma di politica industriale che sarebbe servito da filo conduttore sulle scelte delle priorità da realizzare da parte delle amministrazioni centrali e allo stesso tempo delle regioni per l'attuazione delle proprie politiche territoriali, evitando azioni frammentate, che molto spesso hanno provocato soltanto il proliferare di duplicazioni sui singoli territori con inutili sprechi di risorse; nel mese di novembre 2013 sono state diffuse notizie circa la stesura di uno schema di disegno di legge collegato alla legge di stabilità 2014 ove compariva una norma recante disposizioni in materia di «Programma nazionale di politica industriale e grandi progetti di innovazione industriale» ove i grandi progetti avrebbero potuto riguardare talune traiettorie di sviluppo industriale quali l'industria integralmente ecologica, l'agenda digitale italiana, le smart communities , ma anche la creatività e il patrimonio culturale che corrispondono solo ad alcuni tra i tanti obiettivi tematici rispetto ai quali la Commissione europea ha evidenziato gravissime criticità da punto di vista dell'assenza di una visione programmatica nazionale e dei relativi interventi conseguenti; peraltro, anche in quest'ultimo caso, l'adozione di un «Programma nazionale di politica industriale e grandi progetti di innovazione industriale» avrebbe dovuto costituire la necessaria premessa per soddisfare la condizionalità ex ante che la Commissione richiede agli Stati membri al fine di poter usufruire dei fondi strutturali per la programmazione 2014-2020; l'attuale Governo guidato dal Presidente del Consiglio, Matteo Renzi, si è recentemente insediato confermando la medesima compagine politica di sostegno e la stessa «task force» adottata dal precedente esecutivo per affrontare il prossimo semestre europeo, non si capiscono le ragioni di carattere politico per le quali una iniziativa fondamentale quale quella di varare un Programma nazionale di politica industriale e di sviluppo, pure evidentemente studiata dal Presidente Letta, si sia di fatto volatilizzata, ovvero cancellata, quindi non adottata, con tutte le criticità che il nostro Paese rischia di affrontare in questo momento storico per utilizzare completamente risorse necessarie per il superamento della crisi economica–: quali iniziative urgenti si intendano assumere al fine di chiarire le ragioni politiche per le quali il citato Programma nazionale di politica industriale e di sviluppo predisposto e studiato dal precedente esecutivo sin dal mese di settembre 2013 non sia stato, ad oggi, varato alla luce delle gravissime conseguenze che il nostro Paese potrebbe essere costretto ad affrontare qualora dovesse perdere la possibilità di impiegare pienamente i fondi relativi alla programmazione finanziaria europea entrante nella denegata ipotesi in cui la stesura definitiva dello schema di accordo di paternariato non dovesse soddisfare le 351 osservazioni formulate dalla Commissione europea. (2-00493) « Marcon , Pannarale , Di Salvo , Ricciatti , Melilla , Franco Bordo , Nardi , Pellegrino , Nicchi , Duranti ».

 
Cronologia
giovedì 3 aprile
  • Parlamento e istituzioni

    La Camera approva in seconda lettura il disegno di legge recante disposizioni sulle città metropolitane, sulle province, sulle unioni e fusioni di comuni (C. 1542-B), licenziato dal Senato con modificazioni il 26 marzo (legge 7 aprile 2014, n. 56).



lunedì 7 aprile
  • Politica estera ed eventi internazionali
    In Ucraina viene proclamata la repubblica separatista di Donetsk. Segue, il 28 aprile, quella di Lugansk. Si produce un aspro conflitto militare tra le autorità ucraine ed i ribelli, che ricevono aiuti di vario genere dalla Federazione russa.

mercoledì 9 aprile
  • Parlamento e istituzioni

    La Camera approva in via definitiva la proposta di legge recante modifiche alla legge 24 gennaio 1979, n. 18, recante norme per l'elezione dei membri del Parlamento europeo spettanti all'Italia, in materia di garanzie per la rappresentanza di genere, e relative disposizioni transitorie inerenti alle elezioni da svolgere nell'anno 2014 (C. 2213), licenziata dal Senato il 20 marzo (legge 22 aprile 2014, n. 65).