Documenti ed Atti
XVII Legislatura della repubblica italiana
INTERROGAZIONE A RISPOSTA ORALE 3/01165 presentata da SANTANGELO VINCENZO (MOVIMENTO 5 STELLE) in data 06/08/2014
Atto Senato Interrogazione a risposta orale 3-01165 presentata da VINCENZO SANTANGELO mercoledì 6 agosto 2014, seduta n.301 SANTANGELO, PUGLIA, CAPPELLETTI, BERTOROTTA, DONNO, SERRA, PAGLINI, MANGILI, CATALFO, MORONESE - Ai Ministri della salute e per gli affari regionali e le autonomie - Premesso che: il 10 luglio 2014 è stata sancita l'intesa tra il Governo, le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano detta "patto per la salute", cioè l'accordo finanziario e programmatico tra il Governo e le Regioni, di valenza triennale, in merito alla spesa e alla programmazione del Servizio sanitario nazionale finalizzato a migliorare la qualità dei servizi, a promuovere l'appropriatezza delle prestazioni e a garantire l'unitarietà del sistema; il patto per la salute nel triennio 2014-2016, fermo restando lo standard di 3,7 posti letto per 1.000 abitanti, riduce a circa 3.000 la revisione finale dei tagli dei posti letto, contro gli oltre 7.000 posti letto previsti ai tempi del "decreto Balduzzi" (decreto-legge n. 158 del 2012, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 189 del 2012); la riduzione dei posti letto porterà alla chiusura degli ospedali con meno di 60 posti letto, distribuiti su tutto il territorio italiano, senza peraltro la predisposizione di misure alternative efficaci e senza un effettivo coinvolgimento nella decisione degli enti locali e della popolazione residente, che dovrà subire gli effetti della chiusura degli ospedali; la regione col maggior numero di strutture in via di chiusura è la Sicilia, dove sono 23 i presidi ospedalieri chiusi per 946 posti letto in meno, seguita dalla Lombardia, con 10 strutture e 355 posti letto in meno; la chiusura delle strutture ospedaliere si inserisce in una situazione di crisi assoluta derivante dagli effetti dei tagli operati, in particolare negli ultimi anni, che hanno prodotto la riduzione dei posti letto, nonché la chiusura di reparti e punti nascita, mentre, al contempo, le strutture sanitarie pubbliche hanno dovuto garantire, con lo stesso personale, oggetto del blocco del turnover e dei rinnovi contrattuali, prestazioni sanitarie aumentate esponenzialmente, con serissimo pericolo per la salute dei cittadini; a parere degli interroganti l'unico risultato tangibile ottenuto dall'applicazione del piano di rientro, in nome della logica "aziendalistica" incentrata sulla riduzione dei costi e non sul miglioramento dell'efficienza, è stato l'aver inficiato soprattutto l'erogazione dei LEA (livelli essenziali di assistenza) e la qualità dei servizi; considerato che: i cittadini costituiscono de facto i referenti più importanti di ogni azione politica ed è per questo che vanno tutelati innanzitutto nelle necessità di base, che passano attraverso i servizi essenziali che lo Stato eroga per mezzo delle strutture strumentali progettate per questo scopo; la conservazione della salute e la cura delle malattie sono chiaramente da inquadrare, anche in virtù della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo, come uno dei bisogni primari che lo Stato è tenuto a tutelare; l'articolo 32 della Costituzione sancisce che "La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti"; l'articolo 81 della Costituzione dispone che "Lo Stato assicura l'equilibrio tra le entrate e le spese del proprio bilancio, tenendo conto delle fasi avverse e delle fasi favorevoli del ciclo economico"; su tutto il territorio nazionale si è evidenziata in diverse aziende ospedaliere una diminuzione della qualità assistenziale dovuta alla diminuzione dei posti letto e alla diminuzione delle unità del personale infermieristico, specie nei reparti "essenziali"; sono stati resi noti i dati del rapporto statistico sulle condizioni di salute 2014 dell'OCSE (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico), dal quale emerge che con 3,9 medici ogni 1.000 abitanti l'Italia è sopra la media OCSE di 3,2 medici, mentre risulta sotto la media sia per il numero di infermieri, 6,4 ogni 1.000 abitanti (contro gli 8,8 della media OCSE) che per il numero di posti letto in ospedale per acuti, dove si attesta su una media di 3,4 per 1.000 abitanti, contro i 4,8 della media OCSE; quest'ultimo dato mostra in particolare una netta diminuzione dei posti letto italiani che solo 12 anni fa erano 4,7 ogni 1.000 abitanti; in Sicilia la diminuzione dei posti letto e il blocco del turnover del personale medico e infermieristico stanno determinando la sospensione di molte attività, come riportato dalla cronaca, nelle unità operative del policlinico di Palermo e dell'ospedale pediatrico "Giovanni Di Cristina" di Palermo nel reparto di ortopedia pediatrica, e come successo a Modica dove sono stati chiusi i reparti di Pediatria e di Oculistica, mandando in tilt anche le strutture del pronto soccorso, con grave pregiudizio del diritto alla salute dei cittadini; gli effetti della politica dei tagli lineari nel rispetto della spending review e di quanto inserito nel nuovo patto della salute potrebbe portare alla chiusura degli ospedali ubicati nelle isole molto distanti dalla terra ferma come Pantelleria, La Maddalena, Elba, Capri, Ischia, Procida, ma anche in altre realtà disagiate del territorio nazionale; i cittadini rischiano di subire le conseguenze peggiori, specie dove la carenza di personale medico e infermieristico, riduce l'erogazione dei LEA, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo non ritengano necessario promuovere, per quanto di competenza, ogni iniziativa utile affinché le Regioni definiscano (con criteri, tempi e controlli di merito predefiniti dallo Stato) una loro attenta riorganizzazione sanitaria sul territorio, privilegiando un adeguato modello di sanità d'iniziativa, affinché le strutture sanitarie possano garantire, a livelli accettabili, il diritto alla salute delle popolazioni di riferimento e recedere dalla decisione di chiusura degli ospedali italiani con meno di 60 posti letto, e soprattutto il mantenimento delle strutture ospedaliere presenti nelle isole minori, al fine di garantire l'assistenza territoriale; se vogliano riconsiderare lo sblocco del turnover già previsto dal decreto Balduzzi e dal patto della salute 2014-2016 per aumentare l'erogazione dei LEA, che attualmente, come riscontrato dagli interroganti, mette a grave rischio e pericolo il Servizio sanitario regionale per le mancate risposte ai pazienti, considerato che a lungo andare potranno verificarsi problemi con i cittadini a cui non sono garantite le cure, anche nelle strutture di pronto soccorso. (3-01165)