Documenti ed Atti
XVII Legislatura della repubblica italiana
INTERROGAZIONE A RISPOSTA ORALE 3/01226 presentata da MONTEVECCHI MICHELA (MOVIMENTO 5 STELLE) in data 18/09/2014
Atto Senato Interrogazione a risposta orale 3-01226 presentata da MICHELA MONTEVECCHI giovedì 18 settembre 2014, seduta n.314 MONTEVECCHI, GAETTI, SERRA, BOTTICI, ENDRIZZI, VACCIANO, SANTANGELO, PUGLIA, PAGLINI, FUCKSIA - Al Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo - Premesso che: il parco dell'Appia antica è una area protetta di interesse regionale ed è stato istituito con la legge regionale (L.R.) 10 novembre 1988 n. 66 "Istituzione del parco regionale suburbano dell'Appia Antica". Con l'approvazione della legge regionale n. 29 del 1997, il territorio di sua competenza è stato ampliato con l'annessione dell'area di Tor Marancia. Le finalità del parco sono la conservazione e la valorizzazione del territorio in esso compreso, per permettere ai cittadini il godimento di straordinarie bellezze paesaggistiche e la conoscenza e lo studio di importantissimi valori storici, artistici e naturalistici; il parco dell'Appia antica dunque costituisce un importante portale spazio temporale tra l'era moderna ed i fasti dell'antichità e si potrebbe paragonare alla città di Pompei, anche se le vestigia di Pompei sono oggi a cielo aperto, ma per secoli sono state protette dalla colata lavica che ne ha conservato il profilo urbanistico; l'area del parco dell'Appia antica, invece, è stata per secoli esposta all'erosione del tempo e per di più è per il 95 per cento di proprietà privata ed ora una parte di questo tesoro va all'asta. Sul quotidiano "La Repubblica" del 9 settembre 2014 si apprende che il giorno 11 novembre 2014, il civico n. 55 di Via Appia verrà messo all'asta per 5.000.000 di euro con rialzi di 50.000 euro. Tra i possibili compratori del casale, costruito nel medioevo sui resti ancora in vista di una villa imperiale, non ci sarà, molto probabilmente, lo Stato poiché potrebbe essere eccessiva la somma di 5 milioni e 250.000 euro per un Paese che, a parere degli interroganti, destina briciole alla cultura, ma solo soggetti privati. A giudizio degli interroganti l'acquisto del casale medioevale da parte di un privato difficilmente si presta all'idea, forse anche filantropica, della condivisione pubblica del bene, al servizio di tutti; considerato che: l'area interessata è posta proprio all'inizio della Regina Viarum che, come noto, non è stata sepolta dai vulcani dei Castelli Romani come accadde alla città vesuviana. L'Appia ha subito però l'offesa del tempo e l'affronto della cementificazione selvaggia, che dal dopoguerra ad oggi ha continuato a fagocitare statue, ville, mausolei della Roma dei fasti, e ciò nonostante il piano regolatore del 1965, con il quale si tentava di porre rimedio, introducendo in quest'area unica a sud di Roma, la regola dell'inedificabilità assoluta; i 10 ettari interessati dalla vendita all'asta si trovano alle spalle della chiesa Quo Vadis Domine, all'inizio del percorso che, tra storia e natura, riportava i pellegrini a casa dopo la visita alla Città Eterna; considerato inoltre che: il costo di base d'asta di questi 10 ettari è poco più di 5 milioni, con rialzi d'asta di 50.000 euro e lo Stato potrebbe, a parere degli interroganti dovrebbe, assicurarsi con la prelazione questo patrimonio che, dietro al civico 55, conserva i resti di una villa imperiale del II secolo d. C. con tanto di mura, mosaici e pavimenti; ai sensi dell'art. 9 della Costituzione secondo cui: "la Repubblica tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione", sarebbe necessario, a parere degli interroganti, un intervento del Ministero competente per consentire la pubblica condivisione dell'area, che in parte è stata trasformata, in età medievale, dai proprietari di un casale che contribuirono a trasformare in chiave agricola e bucolica la strada dei fasti cesarei; si tratterebbe di un impegno per consentire che la proprietà con vista sul parco della Caffarella e affacciata sull'ingresso delle catacombe di San Callisto, a due passi da porta San Sebastiano, dopo secoli, sia restituita alla fruizione pubblica. Più volte la Soprintendenza speciale per i beni archeologici di Roma si è interessata alla proprietà, tentando di bloccare le trasformazioni e gli abusi, senza tuttavia riuscire a fermare lo scempio; dalla pagina pubblicitaria dell'asta del Tribunale di Roma, che descrive nel dettaglio la proprietà della famiglia Pinna ora all'incanto, si apprende al punto 3, a giudizio degli interroganti con estremo rammarico, quanto segue: "unità immobiliare ai piani terra, primo secondo e terzo, composto da 16 vani (villa casale di epoca medievale - piano terra in parte interessato da resti antichi tra cui mosaico e mura romane)"; considerato infine che: la proprietà è protetta da vincolo archeologico diretto apposto nel 1982; la villa romana è stata schedata nel 2008 dai funzionari della Soprintendenza dopo la richiesta di condono, rigettata, della proprietà. Dopo un'analisi accurata è stato stimato in 60.000 euro circa il valore del solo mosaico con mostri e tritone marini. I funzionari della Soprintendenza hanno classificato in opera mista a cortina e reticolata i muri romani presenti ancora nel cuore del casale; i futuri acquirenti sono avvertiti dalla pubblicità, che nella descrizione dell'area menziona: "stanze ipogee romane" e "originaria cinta romana", che non "possono essere utilizzati come abitazione"; i nuovi edifici sono stati edificati "senza titolo urbanistico", oppure in maniera "incompatibile con le prescrizioni del vincolo", sebbene, chiariscono gli esperti, non si tratterebbe di abusi clamorosi considerato che piccoli interventi di ripristino potrebbero restituire un bene antico integro al nuovo proprietario, che gli interroganti auspicano possa essere la collettività; si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti e, attesa la necessità di restituire alla collettività un pezzo di storia della nostra cultura, non voglia considerare l'ipotesi di presentare un'offerta di acquisto della proprietà presso il Tribunale di Roma il giorno 11 novembre prossimo, con l'ambizioso intento di utilizzare l'edificio ed i tesori in esso custoditi per il rilancio artistico culturale dell'area del parco dell'Appia Antica. (3-01226)