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Documenti ed Atti

XVII Legislatura della repubblica italiana

INTERROGAZIONE A RISPOSTA IMMEDIATA IN COMMISSIONE 5/04388 presentata da GNECCHI MARIALUISA (PARTITO DEMOCRATICO) in data 08/01/2015

Atto Camera Interrogazione a risposta immediata in commissione 5-04388 presentato da GNECCHI Marialuisa testo di Giovedì 8 gennaio 2015, seduta n. 358 GNECCHI , DAMIANO , ALBANELLA , BARUFFI , BOCCUZZI , CASELLATO , DELL'ARINGA , DI SALVO , CINZIA MARIA FONTANA , GIACOBBE , GREGORI , GRIBAUDO , INCERTI , MAESTRI , MICCOLI , PARIS , GIORGIO PICCOLO , ROTTA , SIMONI , VENITTELLI e ZAPPULLA . — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali . — Per sapere – premesso che: il decreto-legge n.201 del 2011, convertito, con modificazioni, dalla legge n.214 del 2011, approvata nel dicembre 2011, è intervenuto sul sistema previdenziale italiano penalizzando fortemente coloro che erano prossimi al raggiungimento dei requisiti pensionistici previgenti e allungando oltremodo il periodo di attesa della pensione; nella Gazzetta Ufficiale n.301 del 30 dicembre 2014 è stato pubblicato il decreto del Ministero dell'economia e delle finanze recante adeguamento dei requisiti di accesso al pensionamento agli incrementi della speranza di vita adottato dal Ragioniere generale dello Stato di concerto con il direttore generale delle politiche previdenziali e assicurative, che sulla base dei calcoli forniti dall'ISTAT sull'aspettativa di vita, ha proceduto all'adeguamento dei requisiti pensionistici, incrementandoli di ulteriori quattro mesi a partire dal 1 o gennaio 2016; in questa fase sarebbe prioritario garantire un lavoro ai giovani e questo Governo fin dal suo insediamento cerca di favorire la staffetta generazionale; tale ulteriore incremento di quattro mesi per l'aspettativa di vita, come già quello precedente di tre mesi, introdotto a partire dal 1 o gennaio 2013, penalizza fortemente anche quei lavoratori che potevano accedere alla deroga (salvaguardia) prevista dal comma 14 dell'articolo 24 del decreto-legge n.201 del 2011; l'incremento dei requisiti per l'accesso alla pensione penalizza quindi ulteriormente la possibilità per i giovani di entrare nel mondo del lavoro in sostituzione delle persone anziane e ciò è ben evidenziato dalle statistiche sul preoccupante livello della disoccupazione giovanile del nostro Paese, pubblicate periodicamente dall'ISTAT, e renderà ancora più complicata la gestione delle salvaguardie per persone già in difficoltà, con una ulteriore penalizzazione delle donne che avrebbero dovuto compiere i 60 anni entro la fine della mobilità e che a fronte di qualche mese di attesa, se non fosse intervenuta la riforma previdenziale del 2011 con l'innalzamento dell'età per la pensione di vecchiaia senza gradualità, si troveranno 7 anni senza lavoro, senza ammortizzatori sociali e senza pensione; secondo alcuni studi l'aspettativa di vita di un lavoratore dipende da diversi fattori, tra i quali il reddito, il livello di istruzione, la provenienza familiare, l'esposizione a fattori di rischio connessi con l'attività lavorativa svolta, le abitudini e gli stili di vita; in particolare, un recente studio, realizzato da Carlo Maccheroni, componente del Centro di ricerca sulle dinamiche sociali dell'università Bocconi e docente di demografia all'università di Torino, dimostra che un laureato di 35 anni oggi ha un'aspettativa di vita di 7,6 anni in più rispetto ad un coetaneo con un titolo di studio inferiore. La maggiore aspettativa di vita è leggermente diversa per le donne: una laureata di 35 anni oggi, infatti, sempre secondo lo studio, ha una prospettiva di sopravvivenza di 6,5 anni più lunga di una coetanea con titolo di studio inferiore. La differente mortalità sottintende differenze nella gestione della salute e nelle condizioni di vita, spiega il professor Maccheroni, ma le disuguaglianze non sono riconducibili solo al diverso bagaglio di conoscenze acquisite durante il percorso scolastico/formativo, che di per sé implica una differenza retributiva che influenza la vita e la salute, ma si manifestano anche nell'attitudine ad ampliare le proprie conoscenze in molti campi. Chi ha un grado di istruzione più elevato, secondo la ricerca che ha quantificato queste differenze, ha più facilità a reperire e gestire conoscenze, che regolano positivamente i comportamenti riguardo a uno stile di vita salutare e a un più informato accesso alle cure sanitarie. Aggiunge sempre lo studio, che analizza anche sistemi di welfare : un sistema che basa il calcolo della pensione su dati medi di aspettativa di vita uguali per tutti, come dalla «riforma Dini», rischia di creare sperequazioni nel trattamento. Le statistiche dimostrano, infatti, che la vita media è aumentata tanto per gli uomini come per le donne, ma ciò che questa ricerca evidenzia è che per gli strati sociali più bassi aumenta meno che per quelli più alti. Le politiche sociali varate dai Governi negli ultimi decenni, conclude il docente universitario, non sono quindi ancora riuscite ad incidere positivamente sulla situazione; un recente studio dell'INSEE (struttura di ricerca francese) ha dimostrato quanto pesino le differenze sociali sulla longevità, tanto da arrivare ad accertare che l'aspettativa di vita di un dirigente, è di sei anni e sei mesi più elevata, rispetto ad un coetaneo operaio. Una precedente ricerca in Inghilterra – Galles del 2004, già verificava che l'aspettativa di vita dopo i 65 anni, per i professionisti è di circa 18 anni, mentre quella di un operaio non qualificato di circa 13 anni; ciò significa che coloro che hanno svolto lavori meno qualificati e hanno versato per 40 anni contributi e oltre, godono della pensione per un numero minore di anni e ciò dovrebbe essere sufficiente a supportare la motivazione che null'altro si può chiedere a coloro che svolgono lavori manuali e che hanno iniziato l'attività lavorativa dall'età di 15 anni; sull'aspettativa di vita sarebbe opportuno differenziare le tipologie di lavoro, classificare in modo dettagliato i lavori usuranti, rivedere anche quali lavori nella realtà portino ad una vita più breve, come dimostrano alcuni studi statistici sui macchinisti e personale viaggiante sui treni di cui spesso si è occupata la commissione lavoro; considerato che l'applicazione delle disposizioni un materia di aspettativa di vita sta già creando situazioni gravi per i lavoratori e, in particolare, le lavoratrici esclusi dalle deroghe previste dal comma 14 dell'articolo 24 del decreto-legge n.201 del 2011, convertito, con modificazioni, dalla legge n.214 del 2011, proprio a causa degli incrementi dei requisiti pensionistici per l'aspettativa di vita–: se non ritenga il Ministro interrogato di intervenire per verificare la reale esistenza in vita dei titolari di pensioni INPDAI e delle casse professionali e dei titolari di pensioni di anzianità, con particolare attenzione ai lavoratori precoci e alla classe di importo della pensione in godimento e, conseguentemente, per promuoverle la sospensione del decreto di cui in premessa per dare corso agli approfondimenti necessari per individuare un criterio di adeguamento dell'aspettativa di vita che tenga conto anche delle mansioni svolte, delle qualifiche, della durata dell'attività lavorativa e dell'effettiva durata della pensione in essere. (5-04388)





 
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