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Documenti ed Atti

XVII Legislatura della repubblica italiana

INTERROGAZIONE A RISPOSTA IMMEDIATA IN ASSEMBLEA 3/01245 presentata da CIPRINI TIZIANA (MOVIMENTO 5 STELLE) in data 13/01/2015

Atto Camera Interrogazione a risposta immediata in Assemblea 3-01245 presentato da CIPRINI Tiziana testo presentato Martedì 13 gennaio 2015 modificato Mercoledì 14 gennaio 2015, seduta n. 362 CIPRINI , GALLINELLA , TRIPIEDI , BECHIS , RIZZETTO , COMINARDI , BALDASSARRE e CHIMIENTI . — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali . — Per sapere – premesso che: secondo le rilevazioni Istat, che fanno riferimento agli occupati indipendenti, gli italiani lavoratori autonomi sono circa 5.537 mila e il dato è relativo all'ultimo trimestre del 2013, sebbene in leggero calo durante tutto il 2014. Altro dato da prendere in considerazione è quello delle partite iva: le aperture sono diminuite del 9 per cento a gennaio 2014 (fonte del Ministero dell'economia e delle finanze), ma paradossalmente, qualche mese dopo, nel corso del novembre 2014 sono state aperte 38.351 nuove partite iva, in aumento del 15,5 per cento rispetto al novembre 2013. È quindi evidente che in molti abbiano anticipato l'apertura della partita iva entro la fine del 2014, ritenendo il regime allora in vigore chiaramente più vantaggioso. Ad avviso degli interroganti anche questo elemento lascia trasparire lo scarso gradimento dei lavoratori rispetto alle iniziative dell'Esecutivo in seno alle legge di stabilità 2015 ed evidentemente recanti ulteriore nocumento alle già precarie condizioni fiscali e previdenziali vissute nei periodi antecedenti; Acta ha calcolato che la pressione fiscale per un non dipendente è di poco inferiore al 50 per cento sui 30 mila euro e supera il 50 per cento quando si va oltre i 45 mila euro all'anno; evidente è, altresì, l'onerosità e la complicazione delle regole per i lavoratori autonomi oltre al variegato emergere di problematiche connesse ai rapporti con le pubbliche amministrazioni nonché al regime delle tutele previdenziali e assistenziali; a parere degli interroganti le recenti misure adottate dal Governo non sono andate nella direzione di un'efficace tutela di detta tipologia di lavoratori, allorché l'articolo 1, commi da 54 a 89, della legge di stabilità 2015 ha introdotto e disciplinato il nuovo regime fiscale agevolato per autonomi, destinato agli esercenti di attività d'impresa, di arti e professioni in forma individuale; l'articolo 1, comma 85, della legge n.190 del 2014 (legge di stabilità 2015) infatti abroga, a decorrere dal 2015: a) il regime delle nuove iniziative produttive (articolo 13 della legge n.388 del 2000); b) il regime di vantaggio per l'imprenditoria giovanile ed il regime agevolato per gli «ex minimi» (articolo 27 del decreto-legge n.98 del 2011 e articolo 1, commi da 96 a 115 e 117 della legge n.244 del 2007). In base all'articolo 1, comma 88, della legge di stabilità 2015, nonostante l'abrogazione, il regime di vantaggio per l'imprenditoria giovanile può continuare ad essere applicato in via transitoria e fino a scadenza naturale (5 anni oppure anche oltre fino al compimento dei 35 anni di età) dai soggetti che già lo applicavano nel 2014; l'accesso al nuovo regime agevolato diventa ora possibile ai soggetti che possiedono, al contempo, in sintesi le seguenti caratteristiche: a) valore dei compensi/ricavi in una misura variabile massima da 15.000,00 euro a 40.000,00 euro a seconda della tipologia dell'attività; b) limite di 5.000,00 euro per spese per lavoro dipendente e assimilato; c) il limite di 20.000,00 al loro degli ammortamenti per l'acquisto di beni strumentali; d) i redditi di lavoro dipendente o assimilati devono essere inferiori a quelli d'impresa o di lavoro autonomo soggetti al regime forfettario; in particolare, con riferimento nello specifico alle nuove attività professionali, evidenti sono le criticità del nuovo regime per i neo esercenti attività professionali che intendono aprire una partita iva a decorrere dal 1 o gennaio 2015: a) il limite dei 15.000,00 euro di ricavi e compensi rispetto ai 30.000,00 euro previsti dal vecchio regime (il limite è troppo basso); b) il parametro dei beni ammortizzabili, a differenza del precedente regime, deve essere monitorato senza considerare il limite dei tre anni precedenti (rientrano cioè nel calcolo dei 20.000,00 euro anche i beni acquistati da quattro anni o più); c) nel criterio di computo dei beni strumentali: nel limite predetto sono inclusi: 1) i beni in leasing , che rilevano per il costo sostenuto dal concedente; 2) i beni in locazione e noleggio che rilevano per il valore normale al momento del carico in uso (non vengono computati i canoni come accade nel precedente regime); 3) i beni in comodato che rilevano per il valore normale al momento del carico in uso determinato ai sensi dell'articolo 9 del Testo unico delle imposte sui redditi (nel regime di vantaggio tali beni sono irrilevanti). Con il concetto di valore normale si intende «il prezzo o il corrispettivo mediamente praticato per beni o servizi della stessa specie o similari» (valore di mercato), la cui determinazione può dar luogo a contestazioni da parte degli uffici finanziari con possibilità di superamento del limite dei beni strumentali e fuoriuscita dal regime; d) incremento dell'imposta sostitutiva dal 5 per cento al 15 per cento; e) determinazione del reddito in forma forfetaria con applicazione di un coefficiente del 78 per cento sui compensi: non rilevano alcun tipo di costi e/o spese tranne i contributi previdenziali; un'elaborazione della fondazione Hume ha calcolato gli effetti del nuovo sistema su un giovane professionista del terziario, ad esempio un consulente informatico che abbia deciso di mettersi in proprio con una partita iva di 15.000,00 euro di compensi l'anno, capitale iniziale di circa 2.000,00 euro (il minimo per un computer e uno smartphone) . Se avesse aperto la partita iva entro il 31 dicembre 2014, l'imposta sostitutiva si sarebbe attestata a 450,00 euro. Con il nuovo regime entrato in vigore il 1 o gennaio 2015 «decolla» a 811,00 euro: un aumento superiore all'80 per cento, mentre per un commerciante con introito per 25 mila euro si passerà da 520 a 700 euro (+ 34,6 per cento); a giudizio degli interroganti, la nuova normativa appare nel complesso fortemente penalizzante per i neo lavoratori autonomi ed esercenti arti e professioni in forma individuale che intendono mettersi in proprio e rischia di produrre effetti ulteriormente recessivi e/o depressivi sull'economia proprio nel momento in cui forte è la disoccupazione e il calo della domanda interna; il tutto senza considerare anche l'aumento dei contributi previdenziali per gli iscritti alla gestione separata dell'Inps, già previsto dalla normativa introdotta dal Governo Monti; si rende necessario un intervento deciso del Governo volto a correggere la stortura e che dia – in un'ottica di politica fiscale complessiva – «fiato» e spazio ai giovani professionisti, commercianti e artigiani –: quali concrete ed urgenti iniziative e misure intenda intraprendere il Governo al fine di agevolare i rapporti dei lavoratori autonomi con le pubbliche amministrazioni, migliorarne i regimi previdenziali e assistenziali e, più genericamente, garantirne tutela anche con riferimento alla necessità di eliminare le criticità esposte in premessa e frutto del regime fiscale introdotto dalla recente legge n.190 del 2014 (legge di stabilità 2015). (3-01245)





 
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