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Documenti ed Atti

XVII Legislatura della repubblica italiana

INTERROGAZIONE A RISPOSTA IMMEDIATA IN COMMISSIONE 5/04456 presentata da CAON ROBERTO (LEGA NORD E AUTONOMIE) in data 14/01/2015

Atto Camera Interrogazione a risposta immediata in commissione 5-04456 presentato da CAON Roberto testo di Mercoledì 14 gennaio 2015, seduta n. 362 CAON . — Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali . — Per sapere – premesso che: la memoria storica, la localizzazione geografica e la qualità della materia prima utilizzata sono le caratteristiche fondanti dei prodotti tipici. Tutelare e valorizzare tali prodotti è un atto di responsabilità sociale; le denominazioni di origine rappresentano la punta di diamante della produzione agroalimentare nazionale capace di trascinare l’ export dell'intero settore; la denominazione di origine controllata (DOC), utilizzata in enologia, certifica la zona di origine e delimitata della raccolta delle uve utilizzate per la produzione del prodotto sul quale è apposto il marchio. Viene utilizzato per designare un prodotto di qualità e rinomato, le cui caratteristiche sono connesse all'ambiente naturale ed ai fattori umani e rispettano uno specifico disciplinare di produzione; la denominazione di origine controllata e garantita (DOCG) è riservata a quei vini già riconosciuti DOC da almeno 5 anni che siano ritenuti di particolare pregio, in relazione alle caratteristiche qualitative intrinseche, rispetto alla media di quelle degli analoghi vini così classificati, per effetto dell'incidenza di tradizionali fattori naturali, umani e storici e che abbiano acquisito rinomanza e valorizzazione commerciale a livello nazionale e internazionale; le classificazioni DOC e DOCG sono state ricomprese nella categoria comunitaria DOP; il regolamento dell'Unione europea n.1151 del 2012 del Parlamento e del Consiglio del 21 novembre 2012 relativo alla protezione delle indicazioni geografiche e delle denominazioni di origine dei prodotti agricoli ed alimentari tutela su tutto il territorio dell'Unione i prodotti registrati come DOP – IGP da ogni tentativo di imitazione, usurpazione, evocazione della denominazione, dall'impiego commerciale diretto o indiretto del nome registrato per prodotti che non abbiano diritto al suo utilizzo, dalle indicazioni false ed ingannevoli relative all'origine di prodotti apparentemente simili ma non registrati, ed, infine, da qualsiasi prassi che possa indurre in errore il consumatore sulla vera origine dei prodotti; il nostro Paese è uno dei leader mondiali delle denominazioni di origine e delle indicazioni geografiche protette. L'Italia può vantare, considerando l'agroalimentare e i prodotti vitivinicoli, ben 800 nomi registrati a livello europeo per un valore di circa 11 miliardi di euro; ultimamente è risaltato alle cronache il fatto che in Gran Bretagna nei pub si stia diffondendo la moda del Prosecco « on tap » ovvero alla spina. Questa pratica di vendere il Prosecco sfuso può essere considerata a giudizio dell'interrogante a tutti gli effetti una frode alimentare a danno del simbolo per eccellenza del vino « made in Italy »; nel nostro Paese sono circa 8.000 i produttori di Prosecco con circa 350 milioni di bottiglie vendute. Il vero Prosecco è quello prodotto nel nostro Paese, tutelato a livello comunitario e che vanta la denominazione Doc e Docg; il Prosecco, in base alle norme comunitarie, può essere venduto solo ed esclusivamente in bottiglia, con la regolare fascetta del consorzio di tutela che lo protegge dalle imitazioni e ne controlla le modalità di erogazione in tutte le sue forme. Questa è la dimostrazione che i prodotti DOP e IGP, nonostante siano riconosciuti e tutelati a livello europeo, siano ancora oggi oggetto di pratiche illecite; il problema è ancora più ampio in ambito internazionale dove si rileva un'assenza di regole multilaterali per una tutela globale dei prodotti DOP e IGP – che possono essere considerate vere e proprie proprietà intellettuali – e la mancanza di una disciplina uniforme nel sistema commerciale; i Paesi extra europei sono restii a riconoscere le indicazioni geografiche comunitarie, che definiscono il carattere unico e non delocalizzabile delle produzioni DOP e IGP, perché intravedono il rischio che ciò impedisca alle loro imprese di utilizzare marchi commerciali già registrati nei loro Paesi che contengono o si richiamano a denominazioni di origine protette dal sistema europeo; sarebbe opportuno proteggere le denominazioni DOP e IGP anche in ambito internazionale estendendo di fatto a tutti i Paesi extra Unione europea le tutele del mercato interno comunitario affinché ai prodotti europei, in particolare italiani, venga garantita la protezione che meritano; il Ministro interrogato in un'audizione svolta in Commissione agricoltura alla Camera nel novembre del 2014 in occasione dell'indagine conoscitiva sulle ricadute sul sistema agroalimentare italiano dell'Accordo di partenariato transatlantico su commercio e investimenti (TTIP) ha dichiarato che «nel corso degli anni si è costituito nell'UE un fronte unito di Paesi, come, Francia, Italia, Portogallo, Spagna e Grecia che si sta adoperando per sostenere la Commissione europea e per sollecitarla affinché tenga nella dovuta considerazione le Indicazioni geografiche e la loro protezione internazionale, di fronte all'incremento dei casi di contraffazione. In sede negoziale, è prevalsa la linea dell'Italia, e del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali in particolare, di concerto con gli altri Paesi europei sopra citati, di vincolare il più possibile il compito della Commissione europea ai negoziati TTIP relativamente alla registrazione e alla conseguente protezione delle indicazioni geografiche europee (e italiane) negli USA. Anche nel corso del 7° round negoziale tra Stati Uniti e Unione europea, svoltosi a Washington dal 29 settembre al 3 ottobre, è stata ribadita dalla UE l'importanza del settore agricolo nel negoziato e confermato l'impegno per l'adeguata trattazione soprattutto delle indicazioni geografiche, come una priorità»; gli Usa non sono molto propensi verso le indicazioni geografiche, ritenute barriere non tariffarie che impediscono alle merci americane l'accesso al mercato. In verità, sono proprio le denominazioni italiane a subire la concorrenza sleale di marchi registrati in Usa che nulla hanno a che fare con le eccellenze enogastronomiche italiane. Se un merito il TTIP avrebbe potuto avere, era quello di poter, una volta per tutte, risolvere quest'annosa problematica, invece, sembra che dal negoziato stia emergendo un testo che tiene in scarsa considerazione le indicazioni geografiche; il semestre italiano di Presidenza si è concluso e il Governo si era impegnato ad essere protagonista nell'ambito delle attività negoziali del TTIP tra Usa e Unione europea–: se non intenda intervenire nelle opportune sedi competenti affinché le denominazioni DOP e IGP, in particolare dei prodotti di eccellenza italiani, continuino ad essere una priorità della Commissione europea non solo nell'ambito del TTIP tra Usa e Unione europea ma anche verso tutti gli altri Paesi extra europei, al fine di ottenere tutele internazionali al pari di quelle comunitarie, indicando come continueranno le attività negoziali sul TTIP tra Usa e Unione europea in tema di indicazioni geografiche all'indomani della conclusione del semestre italiano di presidenza. (5-04456)





 
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