Documenti ed Atti
XVII Legislatura della repubblica italiana
INTERROGAZIONE A RISPOSTA IMMEDIATA IN COMMISSIONE 5/04458 presentata da ZACCAGNINI ADRIANO (SINISTRA ECOLOGIA LIBERTA') in data 14/01/2015
Atto Camera Interrogazione a risposta immediata in commissione 5-04458 presentato da ZACCAGNINI Adriano testo di Mercoledì 14 gennaio 2015, seduta n. 362 ZACCAGNINI e FRANCO BORDO . — Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali . — Per sapere – premesso che: l'assemblea plenaria del Parlamento europeo, in data 13 gennaio 2015, ha approvato, con 480 voti favorevoli, 159 voti contrari e 58 astensioni la nuova legislazione che permetterà agli Stati membri di limitare o vietare la coltivazione di colture OGM sul loro territorio; i divieti potranno inoltre includere anche i gruppi di OGM designati in base alla varietà o alla caratteristica. Inoltre, prima che uno Stato membro possa adottare tali misure, la normativa prevede una procedura che permette all'azienda che coltiva OGM, oggetto del processo di autorizzazione, di esprimere il suo accordo alle restrizioni previste all'immissione in commercio. Tuttavia, nel caso la società non sia d'accordo, lo Stato membro può imporre il divieto in maniera unilaterale. Il mais MON810 è attualmente l'unica coltura OGM autorizzata e coltivata nell'Unione europea. La patata «Amflora» OGM è stata vietata dal tribunale dell'Unione europea nel 2013, dopo un iniziale via libera della Commissione europea; l'accordo siglato prevede che gli Stati membri dovranno garantire che le colture OGM non contaminino altre coltivazioni e una particolare attenzione sarà rivolta alla prevenzione della contaminazione transfrontaliera con i Paesi vicini; l'approvazione della nuova normativa sugli OGM, per quel che riguarda la tutela delle biodiversità e delle colture che sposano il biologico non è priva di elementi di criticità: in Italia è in vigore un divieto temporaneo, fortemente voluto da associazioni di produttori, consumatori e ambientalisti, che vieta la coltivazione dell'unico OGM autorizzato per la coltivazione in Europa, il mais MON810. La nuova normativa approvata dal Parlamento europeo mette a rischio il nostro Paese, alla luce del fatto che ci vorranno mesi per recepirla; questo allungamento dei tempi è un serio rischio nella difesa del decreto interministeriale che ha vietato, in Italia, la coltivazione del mais geneticamente modificato; secondo la nuova legge, le motivazioni con cui il Governo può motivare il bando «non devono, in nessun caso, confliggere con la valutazione di impatto ambientale» condotta dall'EFSA, ovvero i Governi non possono basare i divieti su specifici impatti ambientali o evidenze di possibili danni da parte delle coltivazioni OGM a livello nazionale, anche nel caso in cui questi rischi non siano stati presi in considerazione da parte della valutazione dell'EFSA. In tal modo, non si forniscono sufficienti rassicurazioni sulla possibilità reale dei singoli Stati membri di far valere specifiche valutazioni di impatto ambientale a livello nazionale; non è certa, dunque, la possibilità che il singolo Stato potrà appellarsi a ragioni ambientali per vietare gli OGM. Questa impostazione rischia di rendere giuridicamente deboli i singoli Paesi; la possibilità che l'etichettatura obbligatoria sia considerata un ostacolo alla libera circolazione delle merci diventa, con il testo approvato, un pericolo reale che mette a rischio il diritto dei consumatori ad essere correttamente informati. Varie associazione agricole e ambientaliste, denunciano, che così impostata, la nuova normativa rischia di favorire, le multinazionali del biotech che mirano a mantenere un monopolio sulla sovranità alimentare. Allo stesso tempo, ponendo limiti all'obbligo di etichettatura, si ignora la volontà di gran parte dei cittadini che, a più riprese, hanno detto «no» agli OGM e pretendono di essere correttamente informati; si ricorda altresì che nello stesso parere espresso ed approvato dalla Commissione agricoltura della Camera dei deputati, in data 4 dicembre 2014 sulla «Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo alla produzione biologica e all'etichettatura dei prodotti biologici» si sottolinea che «l'Italia, che si colloca tra i primi dieci produttori mondiali di biologico con una superficie di 1,2 milioni di ettari e 40.000 aziende dedicate in via esclusiva al biologico e in Europa, dopo la Spagna, al secondo posto, considera di primario interesse il settore biologico; nel perseguire l'obiettivo condivisibile della Commissione di migliorare la normativa sulla base di principi e disposizioni di base trasversali, chiari e semplificati che dovrebbero rendere il settore più attraente, considerate le prospettive di mercato positive, occorre tenere conto delle specificità dell'agricoltura biologica italiana e mediterranea nel suo complesso, che presenta caratteristiche diverse rispetto a quella dei Paesi del nord Europa»–: se il Ministro interrogato, alla luce della nuova normativa europea, non reputi opportuno e necessario, considerata l'impossibilità delle norme di coesistenza di garantire la tutela delle coltivazioni tradizionali e biologiche, poiché la presenza di coltivazioni OGM genera contaminazione certa, dichiarare l'Italia Paese integralmente «OGM free », specificando in che tempi ciò avverrà, e garantire l'etichettatura sul nostro territorio dei prodotti contenenti OGM, per agevolare la massima trasparenza e informazione nella scelta dei consumatori. (5-04458)