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Documenti ed Atti

XVII Legislatura della repubblica italiana

INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/03333 presentata da COMAROLI SILVANA ANDREINA (LEGA NORD E AUTONOMIE) in data 27/01/2015

Atto Senato Interrogazione a risposta scritta 4-03333 presentata da SILVANA ANDREINA COMAROLI martedì 27 gennaio 2015, seduta n.385 COMAROLI - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che: secondo quanto stimato dal Fondo monetario internazionale le previsioni di crescita a livello globale, e in particolare del nostro Paese subiranno, per il 2015, un importante ribasso rispetto a quelle sperate: per il Pil italiano viene infatti previsto uno scarno aumento dello 0,4 per cento per il 2015 e dello 0,8 per cento nel 2016, facendo registrare una riduzione media di 0,5 punti percentuali rispetto alle stime fornite nell'ottobre del 2014; l'Istat già a novembre 2014 aveva pubblicato la stima preliminare del Pil, rilevando come nel terzo trimestre del 2014 questo fosse diminuito dello 0,1 per cento rispetto al trimestre precedente e dello 0,4 per cento nei confronti dello stesso trimestre 2013, con una variazione acquisita per il 2014 pari ad un calo dello 0,3 per cento; a queste previsioni, si aggiungono quelle dell'Unione europea che, ugualmente, ha rivisto in diminuzione i livelli di crescita del nostro Paese, che avranno una "tiepida ripresa" nel 2015, stimata a 0,6 per cento, dovuta esclusivamente all'accelerazione della domanda esterna e, da ultimo, in linea con tali previsioni, la Banca d'Italia che ha pubblicato recentemente le sue stime, calcolando soltanto un aumento dello 0,4 per cento nel 2015, con una crescita modesta quindi, rispetto all'aumento dell'1,3 per cento calcolato a luglio 2014 che, nonostante l'accelerazione prevista dell'1,2 per cento nel 2016, fa complessivamente collocare il Pil italiano oltre 7 punti percentuali sotto il livello del 2007; quest'ultima, seppur nel suo ultimo bollettino consideri complessivamente positivo l'effetto sul Pil delle misure espansive contenute nella legge di stabilità per il 2015 (di cui alla legge n. 190 del 2014), con un impatto pari a circa un aumento dello 0,8 per cento nel biennio 2015-16, grazie all'adeguamento del ritmo dell'azione di risanamento dei conti pubblici al quadro congiunturale che contribuisce ad evitare un prolungamento della fase recessiva, a novembre 2014, la stessa Banca d'Italia aveva messo in guardia contro la cosiddetta clausola di salvaguardia contenuta nella manovra, poiché questa prevede ulteriori aumenti dell'Iva che potrebbe passare, in brevissimo tempo, al 25,5 per cento per aliquota di fascia alta e al 13 per cento per quella intermedia; di tale ulteriore incremento potrebbe beneficiare solo l'economia sommersa, generando conseguenze ben più gravi per i conti pubblici, poiché si potrebbero rendere a loro volta necessarie ulteriori misure di austerity , a causa del mancato gettito derivante dall'incremento delle aliquote sui beni di consumo, contrariamente all'ultima raccomandazione del Fondo monetario internazionale che considera invece adeguato smorzare l'austerità per favorire la ripresa economica; a suo tempo, quindi, l'istituto di credito, a parere dell'interrogante, aveva bocciato duramente la legge di stabilità per il 2015: "Più elevata è l'imposizione, aveva infatti notato il vicedirettore Signorini nell'audizione alle commissioni riunite bilancio di Camera e Senato del 3 novembre 2014, tanto maggiore è l'incentivo all'occultamento delle transazioni finanziarie"; considerazioni, queste, che derivavano da seri dubbi coltivati da Banca d'Italia riguardo al gettito in entrata, proprio per il possibile effetto dell'attivazione di clausole di salvaguardia, considerate dall'istituto di credito "come soluzioni che rispecchiano difficoltà e ritardi nell'effettiva realizzazione della revisione della spesa pubblica"; a riguardo, il rapporto deficit -Pil, secondo le ultime rilevazioni Istat, non sono al momento rassicuranti: questo è infatti salito oltre il massimo ammesso dalla Commissione europea che, in aggiunta gli aggiustamenti voluti a fine novembre 2014, stima che il nostro Paese, per passare il giudizio finale sulla manovra previsto a marzo, dovrà contenere il deficit di un ulteriore 0,4 per cento, pari quasi a 6,5 miliardi; a questo punto, a giudizio dell'interrogante il Governo potrebbe non raggiungere i risultati record di finanza pubblica previsti, stando ai dati del rapporto deficit /Pil che, nel terzo trimestre del 2014, ha toccato quota 3,5 per cento, superiore di 0,2 punti percentuali rispetto a quello misurato nello stesso trimestre del 2013, ma sopratutto di 0,5 punti troppo alto rispetto ai parametri europei, con una punta complessiva del 3,7 per cento nei primi 3 trimestri del 2014 e un peggioramento complessivo di 0,3 punti percentuali rispetto ai primi 9 mesi del 2013; certo questi dati non contengono ancora le misure di riduzione di indebitamento contenute nella legge di stabilità per il 2015, ma se l'andamento nel 2015 sarà pari a quello del 2014, in cui neanche gli effetti del bonus degli 80 euro hanno aiutato ad aumentare la spesa per i consumi finali (rimasta ferma in termini congiunturali) per effetto dell'aumento della pressione fiscale, le clausole di salvaguardia saranno inevitabili, nonostante le rassicurazioni del Mistero dell'economia e delle finanze; in questo quadro poi, non sono da sottovalutare le pericolose stime dell'Ocse che, contrariamente alle stime riportate, prevede un Pil stagnante nel 2015, con un più 0,2 per cento nel 2015 e un più 1 per cento per il 2016, si chiede di sapere se e quali misure il Ministro in indirizzo stia adottando, in base alla proprie competenze, al fine di prevedere l'adozione di ulteriori provvedimenti che assicurino al più presto gli stessi effetti positivi sui saldi, con lo scopo di ottenere lo sperato conseguimento di maggiori entrate e risparmi di spesa, che evitino l'attuazione delle clausole di salvaguardia contenute nella legge di stabilità 2015 descritte, considerato anche il fatto che, a differenza delle passate manovre finanziarie in cui le clausole venivano poste a salvaguardia di un risultato di altre misure di esito incerto, le attuali disposizioni relative agli aumenti IVA sono già in vigore. (4-03333)

 
Cronologia
giovedì 22 gennaio
  • Politica estera ed eventi internazionali

    La BCE annuncia l'avvio di un programma di acquisto di obbligazioni emesse da amministrazioni centrali dei paesi dell'area dell'euro, agenzie situate nell'area dell'euro e istituzioni europee (c.d. quantitative easing), per un totale di 60 miliardi di euro.



giovedì 29 gennaio
  • Parlamento e istituzioni
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