Documenti ed Atti
XVII Legislatura della repubblica italiana
INTERROGAZIONE A RISPOSTA ORALE 3/01705 presentata da MORONESE VILMA (MOVIMENTO 5 STELLE) in data 25/02/2015
Atto Senato Interrogazione a risposta orale 3-01705 presentata da VILMA MORONESE mercoledì 25 febbraio 2015, seduta n.398 MORONESE, MANGILI, SCIBONA, LEZZI, DONNO, SANTINI, PUGLIA, BERTOROTTA, NUGNES, PAGLINI, BUCCARELLA, PETROCELLI, CAPPELLETTI, LUCIDI, BLUNDO, BOTTICI, BULGARELLI, CASTALDI, CATALFO, ENDRIZZI, FATTORI, FUCKSIA, GAETTI, MORRA, SERRA, TAVERNA, AIROLA - Ai Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, della salute e delle politiche agricole alimentari e forestali - Premesso che: il sito noto come discarica "Masseria Monti", nel Comune di Maddaloni (Caserta) indica nel nome una cava ricavata dall'estrazione di tufo, utilizzato in passato per la costruzione di edifici divenuti simbolo della città di Caserta, come la celebre Reggia vanvitelliana; così come le numerose cave sparse nella provincia di Caserta, nel corso degli anni questo sito è stato prima destinato a discarica accogliendo, secondo le denunce delle associazioni operanti sul territorio, anche batterie d'auto il cui stoccaggio è attualmente vietato dalla legge, e successivamente oggetto di sversamenti abusivi di rifiuti speciali e tossici; in data 27 novembre 2013, con l'atto di sindacato ispettivo 4-01205, i firmatari del presente atto, preoccupati della situazione ambientale e sanitaria in cui versava e versa tutt'oggi la discarica abusiva sita in Maddaloni, località Masseria Monti, chiedevano ai Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, della salute, delle politiche agricole alimentari e forestali un loro intervento; a tutt'oggi non risulta pervenuta alcuna risposta, nonostante i solleciti della prima firmataria, effettuati in Senato al termine dei lavori d'Aula nelle sedute del 12 febbraio 2014 e del 14 maggio 2014; considerato che a quanto risulta agli interroganti: il 16 gennaio 2014, a seguito delle indagini svolte sulla ex cava, classificata come discarica incontrollata, la Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere (Caserta) a mezzo comunicato stampa, a firma del procuratore Raffaella Capasso, ipotizzava il reato di disastro ambientale, denunciando che l'inquinamento aveva raggiunto la falda acquifera, avvalendosi anche degli esami dell'ARPAC (Agenzia regionale protezione ambientale della Campania) che registravano emissioni in atmosfera di gas con notevole rilascio di fenoli e di benzene, emissioni dovute a reazioni chimiche nel sottosuolo; in data 13 maggio 2014 la Procura della Repubblica di S. Maria Capua Vetere inviava comunicato stampa a firma sempre del procuratore Capasso, con il quale veniva reso noto che i Carabinieri della compagnia di Maddaloni, in pari data, stavano procedendo a dare esecuzione al decreto di sequestro preventivo emesso dal GIP del Tribunale di S. Maria Capua Vetere "avente ad oggetto l'area della ex cava tufacea denominata cava Monti, sita in Maddaloni, nonché quaranta pozzi situati in un raggio di 500 metri circa dal margine esterno della cava, e cioè in un'area estesa, in territorio di Maddaloni e San Marco Evangelista, per complessivi 61 ettari"; si legge sempre nel comunicato stampa del 13 maggio 2014 della Procura della Repubblica di S. Maria Capua Vetere: "Il sequestro è stato disposto, a seguito di un'intensa ed efficace attività d'indagine iniziata nel novembre 2013, coordinata da questa Procura e svolta dai carabinieri di Maddaloni, con l'ausilio del Corpo Forestale dello Stato, nell'ambito di procedimento penale iscritto per i reati di disastro ambientale (art. 434 del codice penale) e di corrompimento delle acque (art. 440 del codice penale)"; considerato inoltre che: successivamente, in data 14 gennaio 2015, lo stesso procuratore Raffaella Capasso, in qualità di facente funzioni della Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere, audito in Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati, dichiarava che nella discarica abusiva ed incontrollata, sita in località Masseria Monti, dalle indagini tecniche eseguite dalla Procura, è risultato un inquinamento accertato gravissimo, frutto di 300.000 tonnellate di rifiuti intombati tra gli anni '80 e '90; esiste un riversamento in falda di percolato pari a 30.000 tonnellate, con conseguente contaminazione della falda acquifera, di metalli pesanti e di arsenico nonché manganesio, elemento che supera di 260 volte i valori di soglia; nel sito insiste il rischio di contaminazione continuativa, in quanto sono presenti batterie sotterrate che subiscono reazioni chimiche cedendo quindi inquinanti; l'emissione in atmosfera dei gas inquinanti perdura tuttora; da esami effettuati sempre dalla Procura della Repubblica risulterebbe certo che l'origine dell'inquinamento, che si è esteso in tutta la zona ed ha indotto il sequestro di ben 60 pozzi, sia da imputare alla discarica di Masseria Monti; il procuratore, in sede di audizione, ha dichiarato di aver informato il sindaco, il Ministero dell'ambiente, la Regione ma che fino ad oggi non è accaduto nulla, non ricevendo dunque alcuna risposta, si chiede di sapere: se il Governo ritenga di dover agire con massima urgenza, convocando anche tutte le parti interessate, al fine di trovare una soluzione che possa arrestare le fonti inquinanti e mettere in sicurezza i territori; se ritenga di potersi avvalere della consulenza tecnico scientifica dell'ISPRA (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) nonché dei tecnici e delle perizie della Procura per poter addivenire ad una soluzione il prima possibile; se ritenga necessario e doveroso informare tempestivamente la popolazione e tutte le realtà operanti in loco dei pericoli scatenati dalla cava e, in virtù del principio di sicurezza e di prevenzione, effettuare un monitoraggio sanitario sulla cittadinanza ed un'analisi fisico chimica completa sulle acque potabili e non, nonché sugli acquedotti; quali azioni intenda intraprendere al fine di provvedere alla bonifica dell'area oggetto del sequestro. (3-01705)