Documenti ed Atti
XVII Legislatura della repubblica italiana
INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/05064 presentata da STEFANI ERIKA (LEGA NORD E AUTONOMIE) in data 14/01/2016
Atto Senato Interrogazione a risposta scritta 4-05064 presentata da ERIKA STEFANI giovedì 14 gennaio 2016, seduta n.560 STEFANI - Ai Ministri della salute e dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare - Premesso che: dagli studi condotti dall'Istituto di ricerca sulle acque (IRSA) del CNR nel bacino del Po è emersa, ormai da anni, la presenza di sostanze perfluoro-alchiliche (PFAS) in diversi corpi idrici e nei punti di erogazione delle acque potabili della provincia di Vicenza e comuni limitrofi; a seguito di monitoraggi effettuati nel maggio 2011, ottobre 2012 e febbraio 2013, a fine maggio 2013 il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare ha chiesto all'Arpav di effettuare gli accertamenti necessari all'individuazione delle fonti di pressione; dagli studi effettuati è risultata una propagazione della contaminazione per un'estensione di circa 150 chilometri quadrati che interessa principalmente le province di Vicenza, Verona e Padova, con presenza in falda e nei corsi d'acqua superficiali e nel sistema dei pozzi utilizzati per uso potabile, in particolare nella zona di Lonigo, Saregno, Brendola e Vicenza; da approfondimenti effettuati, le aree geografiche coinvolte sono: il bacino dell'Adige e del suo affluente Alpone-Chiampo; l'area del vicentino a nord dell'autostrada costituita principalmente dalla Valdagno (Valdagno e Trissino) e la parte alta della valle del Chiampo; il bacino del Bacchiglione che include Schio, la Valdastico e la città di Vicenza; l'area a sud dell'autostrada racchiusa tra l'Adige e i colli Berici ed Euganei; in quest'ultima area risulta anche lo scarico di un collettore consortile che trasferisce i reflui depurati di 5 depuratori (Trissino, Arzignano, Montecchio, Montebello e Lonigo, per un totale circa 2.300.000 abitanti) nel canale Fratta-Gorzone all'altezza di Cologna veneta, in prossimità della confluenza nel Fratta-Gorzone del canale irriguo Leb. Il canale Fratta-Gorzone attraversa quindi le province di Padova e Venezia, e confluisce nel fiume Brenta in località punta Gorzone a sud di Chioggia; i 2 perfluorati più pericolosi che sono risultati presenti nella zona sono PFOA e PFOS; le indagini mediche evidenziano che un'elevata esposizione ai 2 fattori può avere conseguenze dannose per la salute, soprattutto a carico del fegato e in termini di disturbi dello sviluppo, e può favorire l'insorgenza di malattie tumorali; secondo quanto riportato dai media locali, nelle acque delle zone di Lonigo-Sarego-Brendola la concentrazione di PFOA (sostanze perfluoro-alchiliche) supererebbe i 1.500 nanogrammi per litro, e in un pozzo in zona industriale a Vicenza si sfiorerebbero i 2.000 nanogrammi per litro; tali concentrazioni sono molto al di sopra di quelle stabilite da alcune legislazioni di altri Stati esteri, visto che la legislazione tedesca prevede, ad esempio, un limite di 100 nanogrammi per litro (per esposizione di lungo periodo); la legislazione italiana non prevede un limite massimo nella concentrazione delle sostanze acriliche perfluorate (PFAS) nelle acque potabili, nonostante, a differenza di altri inquinanti organici persistenti, la diffusione di queste sostanze avviene per tramite dell'acqua, risultando compromessi, in caso di contaminazione, non solo i principali corsi fluviali nei quali gli inquinanti si riversano ma anche le falde acquifere e, quindi, le reti di distribuzione di acque pubbliche e potabili; in un primo parere del 7 giugno 2013, che è stato fornito alla Regione Veneto da parte dell'Istituto superiore di sanità (ISS), viene sostenuta la potabilità dell'acqua nei comuni interessati alla contaminazione, non senza raccomandare, tuttavia, l'adozione di misure urgenti volte ad ottenere un controllo della situazione ai fini della prevenzione dei rischi per la salute umana; si tratta comunque di un parere limitato al diretto consumo dell'acqua e non interessa gli usi nella filiera alimentare che contribuiscono al trasferimento e alla persistenza di tali sostanze negli alimenti e negli organismi degli individui che vivono nei territori veneti contaminati; il 1° luglio 2014, il Ministro dell'ambiente, rispondendo ad un atto di sindacato ispettivo (AS 4-01564), nel dichiarare la diffusione delle sostanze acriliche perfluorate (PFAS) e la tossicità dimostrata da numerosi studi tossicologici epidemiologici e clinici effettuati in vari Paesi, ha evidenziato l'attenzione del Ministero su tale problema di contaminazione, sin dal maggio 2013, attraverso il coinvolgimento degli enti territoriali competenti per l'esecuzione degli accertamenti necessari all'individuazione delle fonti di emissione delle sostanze inquinanti e per l'attivazione delle misure a tutela dei corpi idrici; in particolare il Ministro ha fatto riferimento ad un monitoraggio d'indagine "per identificare l'ampiezza e l'impatto dell'inquinamento da sostanze perfluoro-alchiliche e valutare eventuali variazioni dello stato di qualità dei corpi idrici superficiali e sotterranei; l'intensificazione dei controlli e dei monitoraggi sia nelle acque superficiali che sotterranee e l'adozione di eventuali interventi di messa in sicurezza e bonifica o rimozione delle fonti di pressione e di contaminazione, ai fini del contenimento e/o eliminazione della diffusione delle sostanze; l'adozione di sistemi di approvvigionamento alternativo o, laddove tale misura non risulti applicabile, l'utilizzazione di adeguati sistemi di controllo e monitoraggio"; inoltre, il Ministro ha ritenuto necessario includere le sostanze perfluoro-alchiliche nella valutazione dello stato ecologico dei corpi idrici superficiali e dello stato chimico delle acque sotterranee, incaricando gli istituti scientifici di riferimento per la definizione degli standard di qualità ambientale (SQA), anche istituendo un gruppo tecnico di lavoro che avrebbe dovuto provvedere entro l'estate 2014 alla definizione degli SQA per parte dei composti fluorurati; tuttavia, tali standard non risultano ancora disponibili; nell'ottobre 2015, i sindaci dei Comuni vicentini e padovani, per poter rispondere all'allarme diffuso tra la popolazione dei territori interessati, hanno scritto ad Arpav e al Ministero dell'ambiente chiedendo azioni concrete per la rimozione della fonte contaminante e misure di prevenzione e di ripristino; inoltre i sindaci hanno chiesto al Ministro di chiarire se i valori soglia determinati in una nota dell'Istituto superiore della sanità trasmessa alle ULSS nell'agosto 2015, in merito alla concentrazione di sostanze perfluoro-alchiliche nelle acque destinati al consumo umano e nelle altre matrici ambientali, debbano essere assunti a parametro normativo di riferimento per l'avvio delle procedure di bonifica; in particolare, il sindaco di Lonigo ha scritto al Ministero della salute e a tutti gli enti di ricerca competenti in materia esprimendo la propria preoccupazione, chiedendo una verifica dell'attendibilità scientifica e la serietà di un'indagine inviatagli dalla sezione di Vicenza dell'Associazione medici per l'ambiente-ISDE Italia onlus chiedendo urgenti informazioni, necessarie per la salvaguardia della salute pubblica; lo studio si riferisce agli anni dal 1980 al 2010 e ha analizzato le cause di morte delle schede ISTAT incrociando i dati con le concentrazioni di PFAS nelle acque potabili ricavate dalle tabelle ufficiali pubblicate dall'Apav; il Comune di Lonigo risulta compreso nell'elenco di cui all'allegato A della deliberazione della Regione Veneto n. 1517 del 29 ottobre 2015 pubblicata sul bollettino ufficiale della Regione n. 107 del 10 novembre 2015, avente ad oggetto: "Sorveglianza sostanze perfluoroalchiliche (PFAS): acquisizione dei livelli di riferimento per i parametri "Altri PFAS" nelle acque destinate al consumo umano, nonché individuazione delle aree di esposizione per gli ambiti territoriali interessati dalla presenza di PFAS"; tale deliberazione si basa sulle analisi statistiche effettuate da parte del Settore promozione sviluppo igiene e sanità pubblica della Regione Veneto, sull'estrazione di dati del 1° luglio 2015 dalla banca dati LIMS, validati e trasmessi da Arpav al settore regionale, e riporta i livelli di performance (obiettivo) indicati a gennaio 2014 dal Ministero della salute, su parere dell'ISS. Nella deliberazione si specificano i seguenti valori di performance (obiettivo) di trattamento per le acque destinate al consumo umano, aggiornati con riferimento alla nota del Ministero della salute del gennaio 2014: PFOA in quantità minori o uguali a 500 nanogrammi al litro; PFOS in quantità inferiori o uguali a 30 nanogrammi al litro; altri PFAS in quantità inferiori o uguali a 500 nanogrammi al litro (somma delle rimanenti 10 sostanze PFAS); pertanto, con riferimento agli acquedotti, mentre precedentemente i livelli di riferimento per l'OMS erano pari a 3.000 nanogrammi al litro per PFOA e a 300 nanogrammi al litro per PFOS, a seguito degli ultimi input dell'ISS tali livelli risultano abbassati (in via provvisoria e in attesa di ulteriori studi) a 500 nanogrammi al litro e 30 nanogrammi al litro rispettivamente; è in ogni caso appurata la contaminazione da PFOA e PFOS (i 2 perfluorati più pericolosi) sia dell'acqua potabile che della catena alimentare, e occorrerebbe adottare comunque filtri a carboni attivi per raggiungere i livelli obiettivo dichiarati dall'ISS, anche in considerazione dei livelli di contaminazione della falda, ma non è ancora noto quando tali filtri potranno essere messi in opera, con quali costi e a carico di chi, anche in considerazione del fatto che la mancanza di certezza sui parametri, che devono essere stabiliti a livello centrale, impedisce la dichiarazione del reato ambientale; secondo una nota dell'ISS del 7 giugno 2013, prot. n. 22264, inviata al Ministero della salute, una dose giornaliera tollerabile di 1,5 microgrammi PFOA al chilogrammo pro capite e 0,15 microgrammi PFOS al chilogrammo pro capite è stata stabilita dall'Autorità europea di sicurezza alimentare (ESFA), applicando un ulteriore fattore di incertezza di 2 volte per tenere conto delle differenze tossico cinetiche tra specie; occorre ancora approfondire gli ultimi studi sui livelli massimi dei PFAS nell'acqua effettuati dall'EFSA, affinché non vengano contaminati gli alimenti raggiungendo livelli che siano rischiosi per l'essere umano (feti e bambini compresi); occorre adottare tutti gli opportuni provvedimenti necessari per colmare la lacuna normativa del nostro Paese sui livelli di riferimento per le sostanze perfluoro-alchiliche, ai fini della tutela della salute pubblica considerando che: 1) l'inquinamento delle acque potabili della zona è ancora in atto; 2) i provvedimenti finora attuati si stanno dimostrando sostanzialmente inefficaci nel ridurre le concentrazioni dei PFAS al di sotto di limiti "obiettivo" stabiliti dall'ISS; 3) i dati più recenti del bio-monitoraggio condotto dalla Regione Veneto dimostrano chiaramente l'avvenuta contaminazione della catena alimentare, quasi sicuramente irreversibile; 4) i risultati dello studio dell'Associazione medici per l'ambiente suggeriscono che i PFAS sembrano essere tossici anche a livelli inferiori ai limiti "di performance " stabiliti dall'ISS, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo intendano dare risposte certe al problema di inquinamento da sostanze perfluoro-alchiliche (PFAS) del Veneto, come peraltro già dichiarato dal Ministro dell'ambiente nella citata risposta, introducendo nel nostro ordinamento, con la massima urgenza, i limiti massimi per i PFAS nelle acque potabili, e in particolare per i PFOA e PFOS, ai fini della tutela salute dei cittadini e della sicurezza della catena alimentare; se intendano dare risposte certe alla popolazione, allarmata soprattutto dall'incertezza in atto, circa le fonti della contaminazione e gli effetti sulla salute dell'esposizione prolungata ai PFAS, anche con riferimento ai bambini e ai feti, sopratutto in considerazione del lungo periodo nel corso del quale risulta in atto l'inquinamento nel Veneto; quali azioni intendano porre in atto per bloccare le fonti di inquinamento e per rendere operativi nell'immediato filtri a carboni attivi per la bonifica dell'acqua superficiale e di falda dell'area inquinata. (4-05064)