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Documenti ed Atti

XVII Legislatura della repubblica italiana

RISOLUZIONE IN COMMISSIONE 7/00932 presentata da BENEDETTI SILVIA (MOVIMENTO 5 STELLE) in data 26/02/2016

Atto Camera Risoluzione in commissione 7-00932 presentato da BENEDETTI Silvia testo di Venerdì 26 febbraio 2016, seduta n. 578 La XI e la XIII Commissione, premesso che: in tutta l'Unione europea la forza lavoro delle donne del settore della pesca si attesta in media sul 3 per cento della popolazione femminile; di questa percentuale, il 27 per cento di donne è occupato nell'acquacoltura, il 50 per cento nella trasformazione e il 39 per cento nel segmento gestione e amministrazione; nella pesca si possono trovare donne con qualifiche di «comandanti» e «direttori di macchina», quindi presenti a bordo ad esempio di imbarcazioni per la pesca a strascico, pesca con draga idraulica e con attrezzi di posta fissa; ma nella maggioranza dei casi le donne svolgono le principali attività a terra: dallo sbarco del prodotto al trasferimento verso i mercati ittici all'ingrosso, dalla vendita al dettaglio alla gestione amministrativa dell'impresa, dalla gestione dei rapporti con i fornitori e con i commercianti, alla gestione dei rapporti con le banche, ma anche con le istituzioni marittime per il disbrigo delle pratiche marittime per la gestione del natante da pesca. A queste si aggiungono le donne che operano nel campo dei servizi cooperativi, nella ricerca scientifica e nei servizi di supporto alle imprese, oltre ovviamente alle donne che operano in tutta la filiera come commercianti e ristoratrici; in questi contesti è presente una parte di donne che contribuisce ufficiosamente, ma in modo determinante, alla gestione delle imprese di pesca, soprattutto quelle a conduzione famigliare dove spesso sono compagne, mogli, figlie e parenti strette dei pescatori. Queste donne svolgono il loro lavoro a titolo volontario, senza retribuzione né forme di tutela; questa forza lavoro femminile è nella piccola pesca un elemento estremamente importante per la sostenibilità economica delle imprese, soprattutto se si considera che questo segmento di pesca costituisce quasi il 70 per cento dell'intera flotta nazionale. Purtroppo, attualmente in Italia il ruolo delle donne nelle imprese di pesca non è riconosciuto ed esse non hanno tutele in materia di pensione e malattie. Come loro in Europa, sono solo le cipriote, greche e olandesi; la direttiva 2010/41/UE prevede che in considerazione della loro partecipazione alle attività dell'impresa familiare, i coniugi o, se e nella misura in cui siano riconosciuti dal diritto nazionale, i conviventi dei lavoratori autonomi, che hanno accesso a un sistema di protezione sociale dovrebbero avere il diritto di beneficiare della protezione sociale. Gli Stati membri dovrebbero essere chiamati ad adottare i provvedimenti necessari per organizzare detta protezione sociale conformemente al diritto nazionale: a tal fine a parere della scrivente sono determinanti l'articolo 7 sulla protezione sociale e l'articolo 8 sulle prestazioni di maternità; la suddetta direttiva è stata oggetto della risoluzione 2013/2150 INI del Parlamento europeo, risoluzione incentrata sulle misure specifiche nell'ambito della politica comune della pesca per potenziare il ruolo della donna; mentre l'estensione dell'indennità di maternità alle «pescatrici» autonome della piccola pesca marittima e delle acque interne è prevista dal decreto-legge n.216 del 2012, riconoscendo loro un diritto finora spettante ad altre categorie, manca ancora la definizione e il riconoscimento del ruolo giuridico delle donne della pesca come «coadiuvanti dell'impresa ittica», come già accade per l'agricoltura, cosa che garantirebbe le opportune tutele sociali. In Italia vige già l'equiparazione dell'imprenditore ittico a quello agricolo e all'imprenditore agricolo è stata data, da anni, la possibilità di estendere il riconoscimento di coadiuvante a chi lo aiuta nel suo lavoro, impegnano il Governo: ad assumere iniziative per attuare quanto previsto dalla direttiva 2010/41/UE, onde consentire alle donne che lavorano a tempo pieno o parziale nelle imprese familiari o affiancano i loro coniugi o partner nel settore della pesca, contribuendo così al proprio sostentamento economico e a quello della famiglia, come pure alle donne che svolgono tale attività per il proprio sostentamento e non appartengono a nuclei familiari, di ottenere il riconoscimento legale e prestazioni sociali equivalenti a quelle dei lavoratori autonomi; ad assumere iniziative per riconoscere giuridicamente l'operato delle donne che contribuiscono economicamente all'unità familiare e delle donne che lo fanno mediante il loro lavoro, seppure non retribuito; ad assumere iniziative per assicurare aiuti economici alle donne, concedendo loro sussidi di disoccupazione in caso di interruzione (temporanea o definitiva) del lavoro, il diritto a una pensione, la conciliazione tra la vita lavorativa e familiare, l'accesso al congedo di maternità (a prescindere dallo stato civile all'interno della coppia, sia essa sposata o legata da unione civile), alla previdenza sociale e a servizi sanitari gratuiti, nonché la protezione dai rischi cui sono esposte sul lavoro nel settore marittimo e della pesca. (7-00932) « Benedetti , Ciprini , Massimiliano Bernini , Gagnarli , Gallinella , L'Abbate , Lupo , Parentela , Spadoni ».

 
Cronologia
giovedì 25 febbraio
  • Parlamento e istituzioni

    Il Senato approva, con 173 voti favorevoli e 71 contrari, l'emendamento 1.10000, interamente sostitutivo degli articoli del d.d.l. recante regolamentazione delle unioni civili tra persone dello stesso sesso e disciplina delle convivenze (S. 2081), sul quale il Governo ha posto la questione di fiducia.



mercoledì 2 marzo
  • Politica estera ed eventi internazionali
    Salvatore Failla e Fausto Piano, sequestrati in Libia il 19 luglio 2015, rimangono uccisi in una sparatoria. Gli altri due ostaggi, Gino Pollicardo e Filippo Calcagno, vengono rilasciati il 4 marzo.