Documenti ed Atti
XVII Legislatura della repubblica italiana
INTERROGAZIONE A RISPOSTA ORALE 3/02730 presentata da CAMPANELLA FRANCESCO (SIINISTRA ITALIANA - SINISTRA ECOLOGIA E LIBERTA') in data 31/03/2016
Atto Senato Interrogazione a risposta orale 3-02730 presentata da FRANCESCO CAMPANELLA giovedì 31 marzo 2016, seduta n.602 CAMPANELLA, BOCCHINO - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare - Premesso che: la "Vega" è la più grande piattaforma petrolifera fissa offshore realizzata in Italia. Il giacimento Vega ricade nella concessione di coltivazione denominata «C.C6.EO», ubicata a sud della costa meridionale della Sicilia, a largo di Pozzallo, in provincia di Ragusa, in un'area che si estende su una superficie di 184,8 chilometri quadrati. Le quote di partecipazione della concessione sono il 60 per cento Edison SpA, che è anche operatore della concessione, e il 40 per cento ENI SpA; il 31 marzo 2016 la rivista "S" ha pubblicato un'inchiesta dal titolo: "19 anni di contaminazioni - Il dossier che fa tremare la Edison", curata dal direttore Antonio Condorelli. L'inchiesta verte sulle trivellazioni in Sicilia con un dossier inedito redatto dall'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra), secondo cui 500.000 metri cubi di acque contaminate da "metalli tossici, idrocarburi policiclici aromatici, composti organici aromatici e Metil-Ter-Butil-Etere" sarebbero stati iniettati in un pozzo del campo Vega dopo l'estrazione di milioni di barili di petrolio. A gestire il campo sott'accusa è la Edison, che secondo l'Ispra dovrebbe risarcire lo Stato con 70 milioni di euro; "Durante i processi di lavorazione del campo Vega", accusa l'Ispra, "vengono prodotti elevati quantitativi di rifiuti". Al primo posto ci sono le acque di strato, "prodotte nelle cisterne della Vega Oil, rappresentano le acque derivanti dalla separazione fisica (attraverso il processo di decantazione) della miscela acqua-idrocarburi estratta dai pozzi petroliferi", seguono le acque di lavaggio "il prodotto del lavaggio delle cisterne della Vega Oil che hanno contenuto gli idrocarburi, e infine le acque di sentina "costituite dalle miscele oleose derivanti dagli scoli dei motori a combustione interna, che si depositano sul fondo della sala macchine della nave Vega Oil"; in particolare, le acque di strato, le acque di lavaggio e quelle di sentina venivano reimmesse in un pozzo sterile del campo, denominato VEGA 6, ad una profondità nel sottosuolo di circa 2.800 metri, in totale, si ipotizza che siano stati immessi nel pozzo 496.217 metri cubi di acque contaminate dal 1987 al 2007, ma si tratterebbe di una sottostima, afferma l'Ispra; la procura del tribunale di Modica ha avviato nei confronti di alcuni dirigenti del campo Vega un procedimento che li vede imputati per il reato di illecito profitto dovuto allo smaltimento di rifiuti pericolosi non autorizzato per l'attività estrattiva e di stoccaggio degli idrocarburi; il procedimento penale inizia nel 2007 e gli inquirenti ipotizzano "gravi e reiterati attentati alla salubrità dell'ambiente e dell'ecosistema marino attuando, per pura finalità di contenimento dei costi e quindi di redditività aziendale, modalità criminali di smaltimento dei rifiuti e dei rifiuti pericolosi". Le indagini vengono chiuse nel 2009 con la richiesta di rinvio a giudizio. Solo 4 anni dopo, però, arriva il decreto di rinvio a giudizio, emesso il 12 febbraio 2013. Un iter lungo ed articolato e il susseguirsi di ben 3 diversi giudici delle indagini preliminari hanno allungato oltremodo i tempi processuali, tanto da non essere giunti ancora ad una sentenza di primo grado: si avvicina così inesorabile ed inclemente la "mannaia" della prescrizione; considerato che l'Ispra sostiene che, essendo il pozzo Vega 6 permeabile, "ragionevolmente la contaminazione ha interessato un'area di maggiore estensione comprensiva sia della formazione in oggetto sia di altre formazioni geologiche con essa confinanti e in comunicazione. Questo fenomeno è stato senza dubbio favorito dal trattamento con acido cloridrico che la Edison ha utilizzato per ampliare la capacità di contenimento del pozzo ma che ha anche ampliato la fratturazione della matrice aprendo in essa nuove vie per lo scorrimento dei fluidi"; tenuto conto inoltre che: una sezione del dossier sulla contaminazione del campo Vega 6 è dedicato al risarcimento del danno ambientale stante l'assoluta impossibilità di ripristinare lo status quo ante , causata dalla profondità alla quale la contaminazione si è verificata e la vasta area interessata, tutti elementi che impediscono di effettuare degli interventi che possano riportare le risorse lese alle loro condizioni originarie. Gli esperti dell'Ispra sostengono che "il risarcimento del danno deve essere effettuato per equivalente patrimoniale nei confronti dello Stato", per questo viene valutato "il costo di smaltimento dell'intero quantitativo di rifiuti che gli imputati hanno illecitamente smaltito"; smaltire un metro cubo di tutte e 3 le tipologie di acque contaminate costa 140 euro. Considerando che il totale di rifiuti smaltito è pari a 496.217 metri cubi, il costo di smaltimento totale è pari a 69.470.380 euro. "Questo valore - afferma l'Ispra rappresenta la cifra minima da corrispondere in quanto, considerando l'enorme valore attribuibile, dal punto di vista ambientale, alle formazioni geologiche del sottosuolo, all'ambiente marino e alle riserve d'acqua dolce del pianeta, certamente tale valore è una sottostima del patrimonio naturale leso dalle attività illecite condotte dagli imputati", si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto esposto e se non voglia intervenire con incisività al fine di assicurare alla collettività almeno il pagamento del risarcimento calcolato dall'Ispra; se non voglia intervenire disciplinando con protocolli severi l'attività di coltivazione affinché fatti di tale gravità non abbiano più a verificarsi. (3-02730)