Documenti ed Atti
XVII Legislatura della repubblica italiana
INTERROGAZIONE A RISPOSTA IN COMMISSIONE 5/10478 presentata da FRAGOMELI GIAN MARIO (PARTITO DEMOCRATICO) in data 03/02/2017
Atto Camera Interrogazione a risposta in commissione 5-10478 presentato da FRAGOMELI Gian Mario testo di Venerdì 3 febbraio 2017, seduta n. 735 FRAGOMELI . — Al Ministro dell'economia e delle finanze . — Per sapere – premesso che: i quartieri fieristici sono immobili speciali, storicamente accatastati nella categoria «E», pertanto esenti da Imu sia in funzione della tipologia della specifica attività svolta, sia per le caratteristiche stesse di tale attività, di interesse collettivo; l'articolo 2, comma 40, del decreto-legge 3 ottobre 2006, n.262, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2006, n.286, non ha innovato rispetto al passato, specificando quanto già previsto dalla prassi consolidata: gli immobili o porzioni di immobili con autonomia funzionale e reddituale, destinati ad uso commerciale, industriale, uffici privati ovvero ad uso diverso, non possono essere accatastati nella categoria E; la circolare n.4 del 16 maggio 2006 dell'Agenzia del territorio, ha disconosciuto il ruolo sociale specificità dell'attività ospitata nei quartieri fieristici, assimilando, in base a una propria interpretazione della citata disposizione, le fiere ai padiglioni industriali, classificandoli nella categoria D8 soggetta ad Imu; il censimento nel gruppo «E» dei padiglioni fieristici è avvalorato dal quadro di qualificazione delle unità mobiliari urbanistiche allegato al decreto del Presidente della Repubblica 23 marzo 1998, n.138, nel quale le fiere permanenti sono testualmente menzionate ed inserite nel gruppo V «unità immobiliari speciali per funzioni pubbliche o di interesse collettivo», coincidente con la categoria catastale E; molte commissioni tributarie provinciali e regionali in linea con la risposta del Ministero ad una interrogazione parlamentare del 2005, volta a chiarire che i padiglioni fieristici, qualora per le loro specifiche caratteristiche non rientrino nelle altre categorie e per gli stessi sia presente un interesse pubblico diffuso, continuano ad essere censiti nel gruppo «E», hanno accolto la tesi per cui gli spazi fieristici non possono che rientrare nella categoria E/9, perché sono destinati a esigenze di interesse pubblico, che prevalgono su quelle di carattere economico e commerciale; nell'attesa di un provvedimento chiarificatore da parte dell'Amministrazione finanziaria, la sentenza della Corte di Cassazione, sezione tributaria, del 30 aprile 2015, n.8773, ha stabilito che il carattere pubblico o privato della proprietà dell'immobile, oltreché eventuali funzioni latamente sociali svolte dal proprietario, come ad esempio quella della promozione economica o culturale, sono irrilevanti e pertanto gli immobili fieristici vanno inclusi nel gruppo D in quanto oggetto di attività commerciale; tale decisione presenta alcuni profili di criticità sia in relazione ai presupposti giuridici sui quali si fonda – ovvero la presunzione assoluta della natura commerciale dell'attività svolta negli immobili fieristici – sia in relazione alle conseguenze che dalla stessa possono derivare sul sistema fieristico; secondo dati ufficiali la percentuale di utilizzo degli spazi espositivi nel corso di un anno è in media pari al 10 per cento; tale dato rappresenta la naturale conseguenza della specifica attività delle fiere, caratterizzata da una forte stagionalità e da tempi lunghi di allestimento e smantellamento, oltre che dalla necessità di ampi spazi di servizio–: se non ritenga utile adottare un'iniziativa normativa che introduca idonei correttivi nell'applicazione dell'Imu sugli immobili fieristici attraverso coefficienti che tengano conto dell'effettivo utilizzo degli spazi espositivi, a tal fine anche prevedendo la quantificazione dell'onere a carico del bilancio dello Stato. (5-10478)