Documenti ed Atti
XVII Legislatura della repubblica italiana
INTERROGAZIONE A RISPOSTA ORALE 3/03475 presentata da VACCARI STEFANO (PARTITO DEMOCRATICO) in data 08/02/2017
Atto Senato Interrogazione a risposta orale 3-03475 presentata da STEFANO VACCARI mercoledì 8 febbraio 2017, seduta n.757 VACCARI, PIGNEDOLI, DE BIASI, BERTUZZI, BORIOLI - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca - Premesso che, a quanto risulta agli interroganti: la questione dell'ammissibilità o meno del "panino a scuola" si trascina ormai da diversi anni nel nostro Paese; era il 2013 quando un gruppo di genitori fece ricorso al Tar per l'aumento delle tariffe della mensa e avviò una battaglia legale contro il Comune di Torino e il Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca per vedersi riconosciuto il diritto per i propri figli a portarsi il pranzo da casa; il 21 giugno 2016 la Corte d'appello di Torino, con la sentenza n. 1049, ha riconosciuto il diritto degli studenti di portarsi il pranzo da casa e di consumarlo nel refettorio con i compagni; avverso questa decisione il Ministero ha presentato apposito reclamo, tuttavia rigettato l'11 settembre 2016 dal Tribunale di Torino, che ha ribadito il diritto; considerato che: in assenza di un quadro normativo chiaro e definito, gli istituti scolastici si trovano nella situazione di non saper trattare adeguatamente i casi che si presentano, uno dei quali è accaduto proprio pochi giorni fa, in una scuola media di Milano, dove un ragazzino di 11 anni è stato fatto uscire dall'istituto in strada per consumare il pasto portato da casa per pranzo; ad oggi, le Regioni si stanno muovendo con azioni autonome in assenza di un'iniziativa legislativa a livello nazionale; il 7 ottobre 2016 l'Ufficio scolastico regionale del Piemonte ha deciso, in nome "del diritto di scelta delle famiglie e per tutelare i valori educativi e di socializzazione", di aprire tutti i refettori al consumo del pasto da casa, in modo che i bambini con il pasto da casa non fossero più relegati in classe o costretti all'uscita da scuola, come era avvenuto transitoriamente per decisione di molti dirigenti piemontesi; un gruppo di genitori di diverse scuole genovesi si è successivamente attivato per promuovere tale decisione anche in Liguria, regione nella quale le indicazioni dell'Avvocatura dello Stato, le prescrizioni dell'AUSL, le sentenze di Tribunale, le direttive dei dirigenti sembrano indicare percorsi divergenti fra loro; in Emilia-Romagna, l'Ufficio scolastico regionale ha stabilito a novembre 2016 che consumare il pasto domestico a scuola non è possibile, fino a che non esiste un accordo sull'aspetto organizzativo e igienico-sanitario tra gli enti locali, le AUSL e le stesse istituzioni scolastiche; l'Ufficio ha chiarito, con una nota, che, al fine di consentire agli alunni di consumare cibo portato da casa nei locali della scuola, non è sufficiente la volontà dei genitori, ma è necessaria l'adozione di apposite misure organizzative da parte di enti locali, scuole e AUSL; considerato inoltre che, ad avviso degli interroganti: il momento del pasto a scuola non può considerarsi separatamente dal tempo scuola, essendo il processo educativo per sua natura unitario; la sala da pranzo a scuola è molto di più di una mensa: è un luogo di educazione alla convivialità, alla sostenibilità, al valore del cibo, al rispetto reciproco; il tempo-mensa è anche un momento in cui si insegna la cultura alimentare e un corretto stile di vita e pertanto è da scongiurare una situazione in cui ogni alunno possa consumare un pasto diverso dall'altro e in un luogo diverso dall'altro; il pericolo del "fai da te", con pasti non controllati e con conseguenti problemi igienico-sanitari, è concreto; aumenta il rischio per gli studenti affetti da gravi allergie alimentari, i "codice rosso" e per quelli affetti da malattie croniche, come ad esempio la celiachia; provvedere a un pasto in spazi divisi tra chi usufruisce del servizio mensa e chi no per la scuola comporta notevoli problemi organizzativi, sanitari e di gestione del personale; rilevato infine che nella memoria depositata presso la 9a Commissione permanente (Agricoltura e produzione agroalimentare) del Senato il 18 gennaio 2017 in occasione dell'esame del disegno di legge AS 2037, l'ANCI ha espressamente dichiarato che" lasciare che ogni alunno si porti il pasto da casa rischia di essere un errore che come istituzioni non possiamo permetterci. In attesa di una sentenza definitiva che richiederà ancora tempo, la questione va affrontata tenendo ferma una delle condizioni fondamentali che fanno la qualità del pasto a scuola: l'aspetto del mangiare insieme, di condividere la socialità e il piacere del momento senza discriminazioni", si chiede di sapere se e quando il Ministro in indirizzo intenda emanare delle linee guida a livello nazionale, che colmino il vuoto normativo messo in evidenza dalle decisioni degli organi giudiziari. (3-03475)