Documenti ed Atti
XVII Legislatura della repubblica italiana
INTERROGAZIONE A RISPOSTA ORALE 3/03634 presentata da SERRA MANUELA (MOVIMENTO 5 STELLE) in data 30/03/2017
Atto Senato Interrogazione a risposta orale 3-03634 presentata da MANUELA SERRA giovedì 30 marzo 2017, seduta n.797 SERRA, GIARRUSSO, MANGILI, BERTOROTTA, PAGLINI - Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali e della salute - Premesso che, per quanto risulta agli interroganti: l'Associazione italiana assistenza spastici (AIAS) di Cagliari, fondata dalla famiglia Randazzo, ha natura giuridica di associazione riconosciuta senza scopo di lucro e si configura come un'organizzazione non lucrativa di utilità sociale. Opera di concerto con l'AIAS Sardegna e la fondazione "Stefania Randazzo" allo scopo, recita lo statuto, "di raggiungere un più ampio e generale scopo (…) devono considerarsi un'unica organizzazione locale". L'organizzazione così definita, e caratterizzata da una parziale commistione tra gli organi sociali, nonché dalla stessa comunione d'intenti e finalità in ordine alle attività svolte, si occupa della gestione di circa 50 sedi sanitarie collocate sul territorio regionale sardo, ove sono impiegati oltre 1.200 dipendenti; il servizio consiste nell'assistenza sanitaria residenziale e nell'assistenza e riabilitazione delle persone disabili ed è gestito interamente in regime di convenzione con enti pubblici: Comuni e ASL, che rappresentano gli unici committenti che garantiscono l'intero fatturato. Difatti, il 70 per cento dello stesso deriva dai servizi forniti alle ASL e il restante 30 per cento origina dai servizi offerti ai Comuni; le somme corrisposte dagli enti locali e dalle ASL devono essere impiegate per il pagamento degli stipendi del personale e delle spese di gestione dei servizi, in quanto le attività svolte non hanno istituzionalmente scopo di lucro e per questo alcuna ripartizione di utili può essere fatta tra i soci; già da tempo, tuttavia, si rinvengono gravi ritardi nell'adempimento degli obblighi dell'associazione verso i propri dipendenti che percepiscono non solo pagamenti parziali, a fronte di quanto effettivamente dovuto, ma spesso in ritardo, nonostante l'adempimento delle prestazioni dei lavoratori avvenga secondo i tempi e i modi dedotti negli accordi contrattuali. Tali circostanze, creano una grande sperequazione nei rapporti tra le parti contraenti, nonché, indirettamente, si ripercuotono sulla qualità del servizio e dell'assistenza offerta ai pazienti; considerato che, a quanto risulta: tali fatti e circostanze sono da ascrivere quasi esclusivamente ai ritardi da parte dell'AIAS nella corresponsione delle retribuzioni, in quanto i ritardi nell'erogazione delle somme all'associazione da parte dei committenti per i servizi prestati, seppur sussistenti, non assumono valore determinante, non essendo questa la reale causa del problema contestato dai lavoratori. Difatti, Comuni e ASL parrebbero non avere avuto alcun rapporto causale in ordine al mancato pagamento nei termini delle retribuzioni nonché degli stipendi arretrati dovuti. Tale situazione ha generato forti tensioni tra i lavoratori e gli enti no profit , anche a causa dell'adozione da parte dell'AIAS di provvedimenti verso i rappresentanti sindacali impiegati non solo di carattere disciplinare, il che sarebbe già di per sé ragionevolmente grave, ma anche di carattere contrattuale, conducendo fino al licenziamento di alcuni di loro che avevano denunciato, anche tramite la stampa ("La Nuova Sardegna" del 25 febbraio 2016), che gli stipendi sono corrisposti in ritardo, "nonostante i puntuali accrediti da parte della ASL"; si è appreso da notizie di stampa ("Sardinia Post" del 26 marzo 2016) che la Procura della Repubblica di Cagliari ha contestato alla presidente dell'AIAS, Anna Paola Randazzo, a causa di un difetto di vigilanza, parrebbe a lei ascrivibile, i delitti di minacce e di concorso in maltrattamenti, messi in essere, asseritamente, ai danni dei pazienti della struttura di Decimomannu (Cagliari). Tale contestazione parrebbe essere scaturita dalle azioni disciplinari intraprese verso i dipendenti della struttura che avevano denunciato le condizioni estremamente precarie in cui versavano i pazienti del centro; le contestazioni dei lavoratori continuano e, più di recente, un rappresentante sindacale e dipendente dell'AIAS, Antonello Repetto, ha avviato una nuova protesta mediante uno sciopero della fame denunciando che: "Siamo in arretrato di circa otto mensilità, la situazione è diventata insostenibile (…) voglio manifestare anche contro questo clima pesante che si respira all'AIAS, tra minacce di licenziamento e sospensioni", come si legge sull'agenzia Ansa il 12 marzo 2017; i dipendenti dell'associazione, allo scopo di tutelare i propri diritti, ritenuta sussistente la responsabilità solidale tra l'appaltatore AIAS e i committenti nell'adempimento delle obbligazioni verso i dipendenti dell'appaltatore, hanno messo in atto gli strumenti offerti dall'ordinamento, chiedendo l'adempimento, ex articolo 1676 del codice civile, delle obbligazioni dell'associazione direttamente ai suoi committenti: Comuni e ASL. Tale scelta, a parere degli interroganti, non risulta infondata; considerato inoltre che: la Corte di cassazione con la sentenza 7 aprile 2014, n. 15432, nell'escludere l'applicazione dell'articolo 29, comma 2, del decreto legislativo n. 276 del 2003 in materia di appalti pubblici nei casi di ritardo nel pagamento di retribuzioni o contributi ai dipendenti dell'appaltatore o subappaltatore, ha affermato che i lavoratori devono avvalersi degli speciali strumenti previsti dagli articoli 4 e 5 del decreto del Presidente della Repubblica n. 207 del 2010 ovvero, in via residuale, possono invocare l'applicazione dell'articolo 1676 del codice civile; a parere degli interroganti, l'azione intrapresa dai lavoratori risulta, anche alla luce della pronuncia della Corte di cassazione, legittima in fatto e in diritto, e non si comprende il motivo in virtù del quale l'AIAS abbia valutato irragionevole, nonché illegittima, l'azione. Ciò non è privo di conseguenze, se si pensa che da tale qualificazione erronea dei fatti sono scaturite delle azioni non solo ed esclusivamente disciplinari avverso i lavoratori, che hanno dato origine a delle situazioni opache che difficilmente risultano accettabili, anche in considerazione del fatto che le risorse impiegate dall'AIAS, nello svolgimento delle proprie attività statutarie, sono di provenienza pubblica; infine, il libro primo, titolo secondo, del codice civile, in materia di associazioni e fondazioni, prevede una normativa generale in ordine agli adempimenti da eseguire in relazione ai bilanci e alla loro approvazione, limitandosi a stabilire, nell'articolo 20, che ogni anno deve essere convocata l'assemblea dei soci per l'approvazione del bilancio, ma non ne viene previsto l'obbligo di pubblicazione. Con la legge delega n. 106 del 2016 il Governo, entro il 17 luglio 2017, dovrà adottare uno o più decreti legislativi in materia di terzo settore, al fine di prevedere, tra l'altro, anche forme di pubblicità dei bilanci e degli altri atti fondamentali di questi enti, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti esposti e se abbiano adottato o intendano adottare iniziative di competenza, anche di carattere normativo, al fine di addivenire ad una pronta soluzione della questione nell'interesse non solo dei lavoratori, ma anche dei pazienti che beneficiano quotidianamente delle prestazioni erogate e degli interessi pubblici coinvolti; se dalla parziale commistione sussistente tra gli organi sociali dell'associazione AIAS e della fondazione Stefania Randazzo, dalle condotte presumibilmente antisindacali e in violazione del diritto di sciopero dei lavoratori e dai provvedimenti adottati, sia, astrattamente, ipotizzabile l'esercizio legittimo dei poteri riconosciuti al Governo di cui agli articoli 23 e 25 del codice civile; quali forme di pubblicità intendano adottare per gli enti del terzo settore, al fine di garantire una reale trasparenza nella gestione dei bilanci degli enti che, seppur senza scopo di lucro, amministrano ingenti somme, talvolta, anche in modo consistente, di provenienza pubblica. (3-03634)