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Documenti ed Atti

XVIII Legislatura della repubblica italiana

INTERROGAZIONE A RISPOSTA ORALE 3/00012 presentata da D'ARIENZO VINCENZO (PARTITO DEMOCRATICO) in data 29/05/2018

Atto Senato Interrogazione a risposta orale 3-00012 presentata da VINCENZO D'ARIENZO martedì 29 maggio 2018, seduta n.007 D'ARIENZO - Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale - Premesso che: come riportato da un articolo pubblicato il 17 maggio dal quotidiano "L'Arena", una ragazza diciottenne di Verona, Farah, sarebbe stata riportata in patria, in Pakistan, dalla propria famiglia e costretta ad abortire con la forza; la ragazza, studentessa diplomanda dell'istituto professionale "Sanmicheli", era fidanzata con un ragazzo di Verona. Dopo essere rimasta incinta alcuni mesi fa, insieme al suo ragazzo, aveva deciso di portare a termine la gravidanza. Conseguentemente, aveva chiesto all'istituto un provvedimento straordinario per poter sostenere anticipatamente gli esami di maturità, stante la prossimità degli stessi con la data del parto; dal mese di gennaio 2018 si sono perse le tracce della ragazza. A denunciare la vicenda sono state le compagne di scuola, che hanno ricevuto la notizia dalla stessa tramite "Whatsapp", attraverso un drammatico messaggio nel quale si parla di un aborto forzato e della volontà del padre di costringerla ad un matrimonio con un connazionale; dalle testimonianze dei compagni sono stati ricostruiti i rapporti non sereni tra Farah e la sua famiglia. Lo scorso anno, infatti, la diciottenne aveva denunciato il padre per maltrattamenti e si era rifugiata in una casa-famiglia, che ha lasciato a gennaio per tornare dai genitori, con i quali aveva detto di essersi riappacificata, per poi scomparire dopo poco tempo; il padre e il fratello della ragazza sono attualmente ancora a Verona e secondo quanto riferito dall'assessore per i servizi sociali del Comune di Verona, Stefano Bertacco, risulterebbe la ferrea volontà da parte della famiglia di non lasciare libera la ragazza; infatti ella sarebbe costantemente sorvegliata dalla madre e dalla sorella e, in aggiunta, le sarebbero stati sottratti i documenti; Farah ha aderito al "progetto Petra", una struttura che si occupa delle violenze sulle donne, in particolare tra le mura familiari, ed è stata ospitata in un appartamento protetto fino al 9 gennaio, quando ha comunicato, come già evidenziato, l'avvenuta riconciliazione con la famiglia; la giovane aveva anche chiesto di continuare a partecipare agli incontri di mutuo aiuto organizzati dal centro con le donne vittime di violenze in famiglia, dove, però, non si è mai recata. Successivamente, si è appreso del suo ritorno in Pakistan per il matrimonio del fratello, verosimilmente, alla luce di quanto accaduto, una scusa per farla allontanare dall'Italia. Farah, infatti, non ha più fatto ritorno e la sua scomparsa è stata denunciata dal fidanzato, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non intenda intraprendere con la massima sollecitudine, nelle competenti sedi, le necessarie e urgenti azioni al fine di avviare una collaborazione con le autorità pakistane e accertare che la ragazza non sia trattenuta contro la sua volontà e, in caso affermativo, se non ritenga di adoperarsi urgentemente al fine di agevolare la liberazione della medesima e il suo ritorno in Italia. (3-00012)