Documenti ed Atti
XVIII Legislatura della repubblica italiana
INTERROGAZIONE A RISPOSTA IN COMMISSIONE 5/00786 presentata da BOLDRINI LAURA (LIBERI E UGUALI) in data 22/10/2018
Atto Camera Interrogazione a risposta in commissione 5-00786 presentato da BOLDRINI Laura testo di Lunedì 22 ottobre 2018, seduta n. 68 BOLDRINI . — Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale . — Per sapere – premesso che: tra il 1998 e il 2000 si è sviluppato un sanguinoso conflitto tra Etiopia ed Eritrea. I combattimenti sono cessati nel 2000, quando le due capitali hanno acconsentito alla creazione di una commissione indipendente delle Nazioni Unite al fine di stabilire definitivamente i confini tra i due Paesi. Fu riconosciuta l'appartenenza dei territori contesi all'Eritrea, ma sebbene i due Paesi avessero accettato i risultati del lavoro della commissione, l'Etiopia non ritirò i suoi uomini dalle zone contese. Come conseguenza di questo si è venuta a creare per anni una situazione di pericolosa incertezza, caratterizzata da una serie di incidenti tra i reparti militari etiopi ed eritrei; il 6 giugno 2018 il Premier recentemente eletto in Etiopia, Abiy Ahmed, ha deciso l'abolizione dello stato di emergenza e ha dichiarato di accettare l'accordo del 2000. Il 9 luglio 2018 sono stati firmati gli accordi che hanno stabilito la fine dello «stato di guerra», la ripresa formale delle relazioni diplomatiche, dei collegamenti aerei e l'uso dei porti eritrei per Addis Abeba. A questa primo accordo si è aggiunto il 16 settembre 2018 a Gedda, in Arabia Saudita, un nuovo accordo di pace che integra e approfondisce quello firmato il 9 luglio e prevede il ripristino di normali relazioni fra i due Paesi sulla base degli stretti legami geografici, storici e culturali fra le nazioni e i rispettivi popoli. Inoltre, il 5 settembre i presidenti di Eritrea e Somalia, Isaias Afwerki e Mohamed Abduilahi «Farmajo», e il Premier etiope Abiy Ahmed hanno firmato un accordo tripartito di cooperazione che prevede il rilancio della cooperazione politica, economica, sociale, culturale e di sicurezza fra i tre Paesi; approfittando della condizione di stato d'emergenza che perdura da circa 20 anni, il presidente Isaias Afwerki ha instaurato nel suo Paese una vera dittatura, con violazioni dei diritti umani denunciate da organizzazioni umanitari e per ben due volte, nel 2015 e nel 2016, dalla Commissione per i diritti umani delle Nazioni Unite. Afwerki, il cui regime è sottoposto a sanzioni delle Nazioni Unite per il sostegno ai terroristi di Al Shabaab, ha sospeso la Costituzione, chiuso la stampa libera e imprigionato migliaia di oppositori; in Eritrea è stata inoltre creata una coscrizione forzata a durata illimitata per i cittadini e le cittadine tra i 17 e i 50 anni; tutto questo ha tra l'altro determinato un flusso di centinaia di migliaia di persone, soprattutto giovani, che hanno lasciato l'Eritrea alla ricerca di maggiore sicurezza presso altri Paesi africani e verso l'Europa alle quali è stato riconosciuto il diritto d'asilo non tanto per il perdurare di una situazione di conflitto, quanto e soprattutto per la soppressione delle libertà civili e democratiche; senza un ripristino delle libertà democratiche in Eritrea lo stesso processo di pace può essere di nuovo compromesso; il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha svolto l'11 e il 12 ottobre 2018 una visita nei due Paesi, candidando l'Italia a svolgere un ruolo attivo nel processo di pace che è stato avviato; questo processo deve essere supportato anche da iniziative di cooperazione che vedano impegnate, tra gli altri, le ong locali e internazionali –: come il Governo intenda impegnarsi, alla luce del nuovo scenario, per il ripristino dello stato di diritto, della libertà di espressione e di stampa e per la tutela dei diritti umani in Eritrea. (5-00786)