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Documenti ed Atti

XVIII Legislatura della repubblica italiana

INTERROGAZIONE A RISPOSTA IN COMMISSIONE 5/00863 presentata da ROSSELLO CRISTINA (FORZA ITALIA - BERLUSCONI PRESIDENTE) in data 31/10/2018

Atto Camera Interrogazione a risposta in commissione 5-00863 presentato da ROSSELLO Cristina testo di Mercoledì 31 ottobre 2018, seduta n. 75 ROSSELLO , MANDELLI , ZANELLA , SQUERI , PALMIERI , APREA , MUSELLA , FATUZZO , CANNATELLI e GIACOMONI . — Al Ministro dell'economia e delle finanze . — Per sapere – premesso che: in Italia il valore complessivo degli immobili pubblici è stimato in 385 miliardi di euro, circa 215 miliardi sono di proprietà dei comuni; il nostro Paese possiede 1.600 miliardi di beni non finanziari (edifici, terre, risorse del sottosuolo); privatizzarli potrebbe rappresentare un passo importante per sanare il debito pubblico e, secondo alcune valutazioni recenti, solo gli immobili potenzialmente liberi, appartenenti alle amministrazioni pubbliche, valgono circa 42 miliardi di euro, ovvero oltre 2,5 punti di prodotto interno lordo; con l'entrata in vigore del «codice Urbani», che abroga il decreto del Presidente della Repubblica n. 283 del 2000 (regolamento recante disciplina delle alienazioni di beni immobili del demanio storico e artistico), l'autorizzazione a vendere viene data dove sia garantita la conservazione e la corretta destinazione d'uso del bene; al di fuori delle categorie di beni culturali per cui è espressamente prevista l'inalienabilità dall'articolo 54, gli articoli 55, 56 e 57 del codice dei beni culturali e del paesaggio predispongono per gli altri beni pubblici un regime di alienabilità «controllata», che vede come momento regolativo fondamentale l'autorizzazione ministeriale (Cfr. articolo 55, comma 1); a tal proposito, banche, fondazioni e fondi pensione potrebbero avere un ruolo diretto: la proprietà delle quote del fondo, e quindi degli immobili, potrebbe essere in larga parte dei cittadini residenti nel territorio; il loro acquisto, infatti, potrebbe essere incentivato da esenzioni fiscali modello Pir e in tal modo si investirebbe in uno strumento poco rischioso e con un discreto reddito, oltre a godere di servizi locali migliori grazie alla riqualificazione degli edifici garantita da una gestione professionale; in una prima fase il valore degli immobili oggetto dell'operazione, perché si instauri un circolo virtuoso, dovrebbe essere di circa 100 miliardi di euro da collocare in 3 anni, con l'idea di arrivare anche a 200 miliardi; mettendo a punto tale operazione, i mercati finanziari percepirebbero che si è avviato un processo virtuoso di rientro del debito e sconterebbero il minor rischio; si realizzerebbe così anche uno stimolo all'economia indotto dalla crescita degli investimenti locali, con particolare beneficio per l'edilizia –: se il Governo sia al corrente della situazione illustrata in premessa e se non ritenga, al fine di contribuire a un'opera di risanamento finanziario del Paese, di adottare le iniziative di competenza affinché si possa dare vita a una serie di «fondi comunali aperti» con l'obiettivo di acquistare e valorizzare una parte di quegli immobili, così da permettere agli enti territoriali di ridurre il proprio debito, disponendo subito di risorse fresche per effettuare nuovi investimenti. (5-00863)