Documenti ed Atti
XVIII Legislatura della repubblica italiana
INTERROGAZIONE A RISPOSTA IN COMMISSIONE 5/01158 presentata da DELMASTRO DELLE VEDOVE ANDREA (FRATELLI D'ITALIA) in data 09/01/2019
Atto Camera Interrogazione a risposta in commissione 5-01158 presentato da DELMASTRO DELLE VEDOVE Andrea testo di Mercoledì 9 gennaio 2019, seduta n. 107 DELMASTRO DELLE VEDOVE . — Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale . — Per sapere – premesso che: dal 21 febbraio 2008, la Repubblica italiana riconosce la «Repubblica del Kosovo», nome usato dai kosovari per indicare il loro Stato indipendente; il riconoscimento da parte italiana è avvenuto con una delibera del Consiglio dei ministri dell'allora Governo Prodi, il 20 febbraio 2008, in cui si autorizzava il Ministro pro tempore degli affari esteri D'Alema a rispondere positivamente alla lettera di riconoscimento inviata da Pristina. Tale procedura si realizzò senza alcun preventivo dibattito parlamentare; la regione del Kosovo si separò dalla Serbia nel 2008, ma né il Governo serbo né quello bosniaco hanno mai riconosciuto l'indipendenza. La Serbia considera la regione del Kosovo parte del proprio territorio nazionale; anche tra gli Stati dell'Unione europea non c'è una posizione condivisa sull'indipendenza di Pristina: Spagna e Grecia, ad esempio, non la riconoscono; il Governo di Pristina ha imposto dazi sulle merci importate dalla Serbia in misura pari al 100 per cento del loro valore, violando i termini dell'Accordo Centroeuropeo di libero scambio (Cefta), di cui è parte insieme ad altri Paesi balcanici e dell'est Europa; la mossa sembra avere una natura marcatamente politica. La decisione del Governo di Pristina è stata presa come conseguenza della mancata entrata del Kosovo nell'Interpol. Secondo il Governo di Pristina, la bocciatura della candidatura – la terza su tre tentativi – sarebbe il risultato delle pressioni della Serbia, che si sarebbe opposta all'iniziativa; secondo quanto riportato dalla Bbc, il Governo di Pristina avrebbe speso 1,2 milioni di euro per fare attività di lobbying a favore della sua adesione; oltre alle tariffe commerciali al 100 per cento per le importazioni, il Ministero del commercio di Pristina ha deciso che tutti i prodotti etichettati «Kosovo i Metohija» (nome ufficiale serbo per il Kosovo) o «Kosovo/UNMIK» (l'amministrazione delle Nazioni Unite) saranno rimossi dal mercato, rendendo commercializzabili solo i prodotti recanti l'etichetta obbligatoria «Repubblica del Kosovo»; tale decisione viola anche gli accordi tra le parti, secondo i quali sui documenti per lo scambio delle merci dovrebbe essere usata la denominazione «Kosovo», ma non la parola «Repubblica»; i dazi del 100 per cento sono considerati da Belgrado come un vero e proprio bando alle merci serbe. Fino ad ora, Serbia e Bosnia-Erzegovina non hanno adottato misure analoghe nei confronti di Pristina; l'Alto rappresentante dell'Unione europea per gli affari esteri Federica Mogherini ha condannato la mossa del Kosovo, definita come una violazione del trattato di libero scambio CEFTA, ma il primo ministro di Pristina Ramush Haradinaj ha annunciato che «i dazi rimarranno fino a quando la Serbia non riconoscerà il Kosovo come stato indipendente»; numerosi analisti hanno stimato l'impatto di tali misure restrittive nell'ordine di 440 milioni di euro l'anno per le esportazioni serbe verso il Kosovo. Secondo i dati forniti dall'Unione doganale del Kosovo, invece, le esportazioni in direzione opposta ammonterebbero a soli 60 milioni di euro l'anno. Sempre secondo l'unione doganale del Kosovo, le importazioni dalla Serbia sono diminuite del 50 per cento solo nella prima settimana dopo l'introduzione dei dazi; i sindaci dei quattro maggiori comuni a maggioranza serba si sono dimessi in segno di protesta. In un comunicato hanno bollato il comportamento delle autorità albanesi kosovare come «discriminatorio e incivile», poiché esso rischia di lasciare i bambini serbi senza pane, cibo e medicinali; per solidarietà, hanno cessato la loro attività anche i giudici e il personale serbo dei tribunali delle municipalità serbe. Praticamente, la comunità serba ha interrotto i contatti con la dirigenza albanese di Pristina –: quali siano gli intendimenti del Governo, anche all'interno dei consessi europei, sulla crisi in atto. (5-01158)