Documenti ed Atti
XVIII Legislatura della repubblica italiana
INTERROGAZIONE A RISPOSTA IN COMMISSIONE 5/01327 presentata da PANIZZUT MASSIMILIANO (LEGA - SALVINI PREMIER) in data 29/01/2019
Atto Camera Interrogazione a risposta in commissione 5-01327 presentato da PANIZZUT Massimiliano testo di Martedì 29 gennaio 2019, seduta n. 116 PANIZZUT , BUBISUTTI , MOSCHIONI , CENTEMERO , CAVANDOLI , COVOLO , FERRARI , GERARDI , GUSMEROLI , ALESSANDRO PAGANO , PATERNOSTER e TARANTINO . — Al Ministro dell'economia e delle finanze, al Ministro della giustizia . — Per sapere – premesso che: la vicenda del 76enne triestino Franco Schnautz, vittima di truffa, finito in un'indagine per evasione fiscale, è alquanto paradossale; dopo cinque anni di battaglie giudiziarie per truffa ed evasione fiscale, l'inchiesta penale si è conclusa con un'assoluzione piena perché «il fatto non sussiste»; nel mentre, tuttavia, la vittima ha dovuto chiudere l'azienda e licenziarne i dipendenti; alla stessa è stato sequestrato il conto corrente, sono stati negati dalle banche prestiti e fidi, sono stati pignorati la casa e un quinto della pensione; nonostante l'assoluzione, e quindi il riconoscimento della sua innocenza, la giustizia tributaria chiede a Schnautz la restituzione di 700 mila euro; l'evasione fiscale contestatagli trae origine proprio dal raggiro subìto; Schnautz era titolare di una società di trasporti, la Di.be.ma, fondata nel 1963 e specializzata nel mercato delle televendite dei prodotti alimentari; lavorava nel nord-est con dipendenti e collaboratori, tra cui alcuni «padroncini» – autonomi e con partita iva – per le consegne; da verifiche incrociate operate dalla Guardia di finanza sugli anni dal 2012 al 2008 emerge che le fatture emesse mensilmente da uno dei padroncini al quale Schnautz si era appoggiato per il servizio di trasporto sono false; l'uomo tuttavia, ignaro, aveva proceduto negli anni a portare in detrazione ai fini Iva anche quelle fatture; chiamato a testimoniare, il «padroncino» patteggia la pena raccontando la storia, ovviamente inventata, di un accordo con Schnautz, che li vedeva fare affari insieme con fatture su operazioni inesistenti e spartizione delle somme relative all'Iva; ne consegue l'istruttoria tributaria, che si chiude nel giro di un anno con la sentenza di colpevolezza e la richiesta di 700 mila euro per l'intero periodo dal 2008 al 2013, e quella penale che, come già detto, si conclude dopo cinque anni con l'assoluzione, perché il difensore è riuscito a dimostrare l'innocenza del suo assistito –: se e quali iniziative, per quanto di competenza, il Governo intenda adottare urgentemente affinché l'amministrazione tributaria si allinei alla giustizia penale, riconoscendo che il signor Schnautz è stato vittima di una truffa e, di conseguenza, proceda alla cancellazione della sanzione di 700 mila euro indebitamente comminatagli. (5-01327)