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Documenti ed Atti

XVIII Legislatura della repubblica italiana

INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/02255 presentata da BIGNAMI GALEAZZO (FORZA ITALIA - BERLUSCONI PRESIDENTE) in data 13/02/2019

Atto Camera Interrogazione a risposta scritta 4-02255 presentato da BIGNAMI Galeazzo testo di Mercoledì 13 febbraio 2019, seduta n. 125 BIGNAMI . — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro del lavoro e delle politiche sociali, al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, al Ministro dell'interno . — Per sapere – premesso che: il giorno del ricordo è stato istituito con la legge 30 marzo 2004, n. 92, per ricordare le vittime delle foibe e l'esodo dei tanti italiani costretti a fuggire dalle terre d'Istria, Dalmazia e Friuli Venezia Giulia al termine della seconda guerra mondiale; dopo decenni di negazionismo, questa legge riconobbe i sanguinosi fatti legati all'eccidio di migliaia e migliaia di connazionali per mano dei partigiani comunisti del maresciallo Tito, conferendo dignità e memoria storica a quanti furono trucidati e infoibati; da molti anni ormai gli organi di stampa, attraverso dettagliate inchieste giornalistiche, si occupano di quello che è stato definito uno «scandalo tutto italiano»: l'erogazione della pensione Inps a coloro che militarono nell'esercito jugoslavo e che, negli anni atroci che seguirono la seconda guerra mondiale, si macchiarono di numerosi ed efferati crimini nei confronti di nostri connazionali; ciò parrebbe essere stato possibile in virtù di una interpretazione, comunque discutibile, di una direttiva europea; già negli anni Novanta si cominciò a parlare di «pensionopoli balcanica» con il dettaglio dei numeri. Già all'epoca l'INPS erogava oltre 32mila, tra pensioni e reversibilità, nell'ex Jugoslavia, per un importo di 18 miliardi di lire al mese (http://www.alessandriaoggi.info); nel 2000 un'altra inchiesta giornalistica de « Il giornale » parlava di 29.149 pensioni erogate dall'Inps nell'ex Jugoslavia; tra coloro che hanno percepito la pensione fino alla morte si trovano, a titolo di esempio, Ciro Raner capo del campo di concentramento jugoslavo per prigionieri italiani di Borovnica (che incassò la pensione fino alla sua morte e che, nel 1987, data di accoglimento della domanda, incassò 50 milioni di lire di arretrati, con contributi relativi a sole 72 settimane di servizio militare tra il 1941 e il 1942) e Mario Toffanin conosciuto come comandante Giacca, che nel ‘45 si rese responsabile del massacro delle Malghe di Porzus, nell'alto Friuli (fuggito in Cecoslovacchia, condannato all'ergastolo e poi graziato durante la presidenza Pertini); non meno paradossale appare il fatto che al Maresciallo Tito fu assegnato, nel 1969, il cavalierato di Gran Croce, onorificenza mai revocata o messa in discussione. Negli anni numerose e ripetute sono state le richieste, provenienti dalle associazioni rappresentative degli esuli, di cancellazione delle onorificenze a Tito e ai suoi uomini per «indegnità». Di recente anche un assessore della regione Friuli Venezia Giulia si è fatto promotore di una mozione per chiedere al Governo una modifica della legge che disciplina la concessione delle onorificenze (legge 178 del 1951) in modo da poter revocare l'onorificenza concessa a Tito –: quante siano a oggi le pensioni erogate dall'Inps nei territori della ex jugoslavia a militanti dell'allora esercito jugoslavo; quali iniziative tempestive e urgenti di competenza si intendano assumere per la revoca delle pensioni di coloro che si macchiarono di tali efferati crimini nonché per la revoca delle, reversibilità; se il Governo intenda valutare se sussistano i presupposti per adottare iniziative volte a modificare la normativa vigente affinché si possa revocare l'onorificenza concessa a Tito nel 1969, circostanza che rappresenta una ferita ancora aperta nel doveroso percorso di verità rispetto a quei fatti tragici sui quali, per troppo tempo, è calata una coltre di silenzio. (4-02255)