Documenti ed Atti
XVIII Legislatura della repubblica italiana
INTERROGAZIONE A RISPOSTA IN COMMISSIONE 5/03918 presentata da ROTTA ALESSIA (PARTITO DEMOCRATICO) in data 05/05/2020
Atto Camera Interrogazione a risposta in commissione 5-03918 presentato da ROTTA Alessia testo di Martedì 5 maggio 2020, seduta n. 334 ROTTA , ZAN , ZARDINI , DE MENECH e PELLICANI . — Al Ministro della salute . — Per sapere – premesso che: è da circa metà marzo 2020 che spopola in rete un video riguardante l'utilizzo di un farmaco denominato Avigan, prodotto in Giappone e che avrebbe qualità miracolose nel trattamento del virus Covid-19, spingendo lo stesso Ministro della salute ad avviare l'ipotesi di sperimentazione del farmaco, in deroga alle normative esistenti e, nonostante, vi siano state drastiche bocciature che parte del mondo scientifico; nello stesso periodo, il presidente della regione Veneto annunciava che avrebbe candidato la regione da lui governata come sede della sperimentazione affermando: «La sanità del Veneto è pronta ad affrontare il protocollo che verrà deciso per testare il farmaco nei pazienti del nostro territorio»; il 22 marzo Aifa rilasciava un comunicato nel quale sottolineava che mancavano i dati sulla reale efficacia del farmaco nell'uso clinico e sull'evoluzione della malattia. Ad oggi – spiega l'Aifa – non esistono studi clinici pubblicati relativi all'efficacia e alla sicurezza di Avigan nel trattamento della malattia da Covid-19, ma sono noti unicamente dei dati preliminari in versione pre-proof (cioè non ancora sottoposti alla revisione degli esperti) di un piccolo studio non randomizzato, condotto in pazienti con malattia non grave; il giorno successivo, in un altro comunicato di tre righe, l'Aifa ribadiva che vi erano «limitate evidenze di attività del medicinale» e si riservava di valutare un programma di sperimentazione; nonostante tale pronunciamento, a sorpresa, la sera stessa arrivava il via libera del Ministro della salute che affermava: «Il direttore generale dell'AIFA, Nicola Magrini, mi ha comunicato che la riunione del Comitato tecnico-scientifico di questa mattina, dopo una prima analisi sui dati disponibili relativi ad Avigan, sta sviluppando un programma di sperimentazione e ricerca per valutare l'impatto del farmaco nelle fasi iniziali della malattia. Nei prossimi giorni i protocolli saranno resi operativi, come già avvenuto per le altre sperimentazioni in corso»; a sua volta, però, l'Aifa ribadiva che l'approvazione del trial non sarebbe stata definitiva, in quanto il farmaco non sarebbe stato reperibile né in Europa né negli Stati Uniti; successivamente, in data 28 marzo, il presidente della regione Veneto, Zaia annunciava non solo l'avvenuta approvazione delle sperimentazioni di Avigan, ma anche l'avvio della somministrazione domiciliare ai pazienti positivi non gravi; nel contempo, però, arrivavano le parole di Chiaki Hasegawa, portavoce della casa farmaceutica Fujifilm: «I test di cui si parla riguardano la versione cinese di questo farmaco e non ci sono ancora sufficienti sperimentazioni su pazienti non giapponesi», a cui si aggiungeva Mario Lavizzari, Corporate Senior Director di Fujifilm Italia, chiarendo ancora meglio la posizione dell'azienda: «Al momento non esistono prove scientifiche cliniche che dimostrino l'efficacia e la sicurezza di Avigan contro COVID-19 nei pazienti. Siamo al corrente della grave situazione che si sta verificando in Italia, tuttavia in questa fase Fujifilm non è in grado di divulgare alcun piano per l'uso di Avigan in altri Paesi»; nonostante tali dichiarazioni, il Presidente Zaia il 18 aprile 2020 annunciava che nella successiva settimana a Padova e Verona sarebbe partita la sperimentazione del farmaco giapponese; alla data del 28 aprile 2020 nell'elenco delle sperimentazioni approvate da Aifa, risultante dal sito dell'Agenzia, non compare alcuna autorizzazione alla sperimentazione di Avigan –: alla luce dei fatti sopra esposti, quale sia, allo stato attuale, l' iter per la sperimentazione del farmaco in questione e se l'Aifa possa avviare una sperimentazione senza il coinvolgimento dell'Istituto superiore di sanità e in assenza di una norma approvata dal Parlamento, come avvenuto negli unici due precedenti di epoca recente: il caso Stamina e il caso Di Bella. (5-03918)