Documenti ed Atti
XVIII Legislatura della repubblica italiana
INTERROGAZIONE A RISPOSTA IN COMMISSIONE 5/05258 presentata da QUARTAPELLE PROCOPIO LIA (PARTITO DEMOCRATICO) in data 13/01/2021
Atto Camera Interrogazione a risposta in commissione 5-05258 presentato da QUARTAPELLE PROCOPIO Lia testo di Mercoledì 13 gennaio 2021, seduta n. 450 QUARTAPELLE PROCOPIO , BERLINGHIERI , PICCOLI NARDELLI , FRAILIS , VERINI , FASSINO , PEZZOPANE , CARNEVALI , SCHIRÒ , GRIBAUDO , CENNI , SERRACCHIANI , BENAMATI , CECCANTI , BRUNO BOSSIO , SANI , INCERTI , SOVERINI , FIANO , BOLDRINI , CIAMPI , BURATTI , VISCOMI , ZARDINI e LA MARCA . — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro per gli affari europei, al Ministro dell'interno . — Per sapere – premesso che: negli ultimi due anni, da quando la rotta per le migrazioni del Mediterraneo occidentale è stata contenuta, la «rotta balcanica» è diventata la principale via di accesso in Europa, a seguito dell'apertura dei confini da parte dell'Unione europea e degli Stati balcanici e proprio tra questi, la Bosnia-Erzegovina ne è una tappa obbligata. Le stime dell'Onu parlano di oltre 40.000 migranti transitati in Bosnia dall'inizio del 2018, anche se nessuno di loro è realmente intenzionato a rimanervi: in Bosnia si è quindi venuta a creare una specie di esternalizzazione delle frontiere europee: a pochi chilometri dai confini con la Croazia, sorgono accampamenti di profughi che attendono il momento giusto per tentare l'attraversamento; con le forze dell'ordine croate che ogni giorno respingono illegalmente e violentemente molti di essi; i Balcani sono un passaggio obbligato nella rotta migratoria che dalla Turchia e dalla Grecia porta all'Europa settentrionale e occidentale e purtroppo oggi sono teatro di fatti gravissimi documentati dalla stampa europea e dalle principali organizzazioni umanitarie. Secondo l'Organizzazione internazionale per le migrazioni (Iom), circa ventiduemila richiedenti asilo e migranti si trovano bloccati nei Balcani e questo sta determinando una situazione al (Rilasso che rischia di divenire una catastrofe umanitaria, come ha dichiarato l'Oim stessa; nella sola Bosnia ci sarebbero circa 10 mila migranti e richiedenti asilo: nel cantone di Una-Sana, al confine con la Croazia, e in altre parti del Paese un numero compreso tra le duemila e le 3.500 persone dormono all'aperto o in edifici abbandonati; altre 6.770 persone (dati aggiornati ad ottobre 2020) si trovano invece nel sistema di accoglienza dove la situazione non è necessariamente migliore. Nella tendopoli di emergenza «le condizioni di vita sono gravemente inferiori agli standard umanitari», mancando l'elettricità e l'acqua corrente; il 7 dicembre 2020 la Commissaria europea per i diritti umani Dunja Mijatović ha scritto una durissima lettera al Presidente del Consiglio bosniaco Zoran Tegeltija e al Ministro della sicurezza Selmo Cikotić, in cui scriveva: «Vorrei richiamare la vostra attenzione su una serie di questioni relative alla migrazione e al diritto di asilo in Bosnia ed Erzegovina che devono essere affrontate con urgenza. Se la pandemia da COVID-19 ha aggravato le sfide per il sistema di accoglienza, credo che esse possano essere affrontate nel rispetto dei diritti umani, risolvendo alcune carenze strutturali nel trattamento dei migranti e dei richiedenti asilo e migliorando la collaborazione tra le diverse autorità del Paese»; già in precedenza, però, di fronte alle preoccupazioni di molti osservatori internazionali, le autorità bosniache affermavano la loro incapacità economica in merito alla gestione delle migliaia di persone presenti in Bosnia-Erzegovina - lo Stato bosniaco, secondo Eurostat è tra i più poveri del continente europeo; anche i parlamentari europei eletti nelle liste del Partito Democratico – Gruppo SeD, hanno denunciato ciò che sta accadendo lungo la cosiddetta «rotta balcanica» e in particolare in Bosnia, chiedendo di non «chiudere gli occhi» e, in particolare, al Parlamento europeo di discutere su una strategia politica sull'immigrazione molto più coraggiosa rispetto a quanto accaduto in tutti questi anni; i canali umanitari e le vie legali di ingresso restano soluzioni strutturali e prioritarie per la gestione controllata e sicura degli ingressi di migranti in Europa sia riservati ai richiedenti protezione internazionale, che a coloro che migrano per lavoro, ma deve anche essere necessaria e garantita la protezione delle persone in viaggio, soprattutto quella dei più vulnerabili –: se intenda chiarire quali siano i prossimi passi che l'Unione europea intende affrontare per gestire al meglio e in maniera comune la drammatica situazione dei migranti che affrontano la cosiddetta rotta balcanica. (5-05258)