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Documenti ed Atti

XVIII Legislatura della repubblica italiana

INTERROGAZIONE A RISPOSTA ORALE 3/03009 presentata da TARICCO MINO (PARTITO DEMOCRATICO) in data 11/01/2022

Atto Senato Interrogazione a risposta orale 3-03009 presentata da MINO TARICCO martedì 11 gennaio 2022, seduta n.393 TARICCO, PINOTTI, NANNICINI, D'ALFONSO, COMINCINI, IORI, FEDELI, ROJC, BITI, VATTUONE, BOLDRINI, ALFIERI, LAUS, PITTELLA, D'ARIENZO, ROSSOMANDO, STEFANO, VALENTE, MARILOTTI, MARCUCCI, COLLINA, MARGIOTTA, FERRAZZI, MANCA, GIACOBBE - Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali . - Premesso che: la peste suina africana (PSA) è una malattia virale che colpisce i suini domestici e quelli selvatici, causando livelli di mortalità fino al 100 per cento nelle popolazioni di suini colpite. La PSA è estremamente pericolosa per i suini in quanto risulta fortemente resistente nell'ambiente, così come nei prodotti contaminati; il virus , oltre a muoversi per contiguità, è anche capace di compiere veri e propri "balzi" e trasferire la malattia a centinaia di chilometri dal fronte endemico, come dimostrato dalle recenti analisi svolte dall'Istituto zooprofilattico sperimentale di Piemonte, Liguria e Valle d'Aosta e confermate dal Centro di referenza nazionale per le pesti suine dell'Istituto zooprofilattico sperimentale di Umbria e Marche; dall'allevamento dei suini è ricavata nel nostro Paese carne di grandissima qualità, materia prima per la realizzazione di molti dei prodotti alimentari che sono vanto del made in Italy nel mondo; considerato che: nel corso degli ultimi anni, in Italia, la malattia è stata rilevata unicamente in Sardegna, dove in ogni caso ultimamente si è registrato un costante e netto miglioramento della situazione epidemiologica; da notizie di stampa risulterebbe che a Ovada (Alessandria) sarebbe stato ritrovato un primo cinghiale morto a causa di una variante del virus della PSA, geneticamente diversa da quella circolante in Sardegna, e corrisponderebbe a quello circolante in Europa da alcuni anni, proveniente dai Paesi dell'ex blocco sovietico, e sarebbero stati rinvenuti ulteriori animali analogamente morti; sono 54 i comuni piemontesi e 24 quelli liguri ad oggi dichiarati "area infetta" in cui la caccia è stata vietata e dove è stata attivata la massima vigilanza sulle misure di biosicurezza nel settore domestico, con particolare riguardo a tutte le operazioni di trasporto e di movimentazione degli animali, di mangimi, prodotti e persone, come conseguenza del ritrovamento dell'esemplare di ungulato morto sul territorio alessandrino; rilevato che: l'impatto della PSA a livello locale, ma anche globale, è impressionante e sta cambiando i flussi commerciali non solo legati allo scambio di suini vivi, di carni e prodotti derivati, ma anche ai mangimi e alle fonti alimentari proteiche alternative; una crisi legata ad un'emergenza PSA, in questo momento, potrebbe rischiare di portare danni ingentissimi al settore zootecnico suinicolo e a tutta la filiera connessa nel nostro Paese; risulterebbe da notizie di stampa che il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali aveva già provveduto a redigere un decreto deputato a risolvere sia l'emergenza della peste suina africana, sia quella relativa alla fauna selvatica in cui "si intende predisporre misure di prevenzione, di monitoraggio e di controllo relative alla malattia virale, denominata 'Peste Suina Africana' che colpisce suini domestici e selvatici con livelli di mortalità del 100% nelle popolazioni di suini colpite"; lo stesso decreto prevedeva la istituzione presso il Ministero della salute, a supporto di un piano nazionale di eradicazione e sorveglianza della PSA, di un "sistema nazionale di raccolta dati per il monitoraggio dei cinghiali" e di un "Comitato di coordinamento di cui avrebbero dovuto far parte un esperto del Ministro della Salute, con funzioni di Presidente, un esperto del Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, un esperto del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, un esperto delle Regioni e Province autonome, un esperto degli Istituti zooprofilattici sperimentali e un esperto dell'ISPRA. Il Comitato avrebbe dovuto avere lo scopo di assicurare il coordinamento delle attività di monitoraggio e valutare l'efficacia delle misure adottate dalle Regioni e Province autonome attraverso il Piano regionale di gestione e controllo del cinghiale"; il 30 giugno 2021 la 9a Commissione permanente (Agricoltura e produzione agroalimentare) del Senato a conclusione dell'esame dell'affare assegnato sui danni causati all'agricoltura dall'eccessiva presenza della fauna selvatica, ha approvato un'articolata risoluzione nella quale si chiedeva una serie di interventi per affrontare l'emergenza causata dall'eccessiva presenza di animali selvatici e per rendere più efficaci le azioni di controllo in particolare sul cinghiale, anche perché "il numero sproporzionato di cinghiali aumenta in modo esponenziale i rischi di introduzione di alcune patologie, come la peste suina africana (PSA), in grado di creare importanti rischi sanitari per la successiva diffusione degli agenti patogeni sia a carico delle popolazioni selvatiche di cinghiale sia a carico di allevamenti di maiali domestici"; come previsto dal piano nazionale per le emergenze di tipo epidemico, sarebbe stato avviato l'insediamento delle unità di crisi a livello locale, regionale e nazionale per l'adempimento delle azioni previste dal manuale operativo e dalle norme specifiche in materia, si chiede di sapere: quali siano le valutazioni del Ministro in indirizzo sui fatti esposti e se sia a conoscenza di ulteriori casi di diffusione della PSA in altri ambiti territoriali del Paese; quali siano le misure già messe in atto e quelle in via di predisposizione per affrontare, con urgenza, l'emergenza causata dal diffondersi della PSA nei 54 comuni piemontesi e nei 24 liguri ad oggi dichiarati "area infetta" e per mettere in sicurezza l'intero settore dell'allevamento suinicolo italiano a fronte dei rischi derivanti dalla possibile diffusione della PSA sul territorio nazionale; quali iniziative intenda predisporre, anche alla luce della citata risoluzione approvata in Parlamento, al fine di affrontare la problematica dell'abnorme diffusione di ungulati nel nostro Paese, in particolare del cinghiale, tenendo conto dei gravi rischi sanitari generati dalla crescente diffusione della specie Sus scrofa e delle possibili ricadute economiche negative sugli allevamenti, e se, in tale ambito, intenda consentire maggiori strumenti e possibilità di azione agli enti preposti all'attuazione dei piani di gestione e di controllo necessari per arginarne la diffusione della suddetta specie, e ai conduttori dei fondi interessati. (3-03009)