Documenti ed Atti
XVIII Legislatura della repubblica italiana
INTERROGAZIONE A RISPOSTA ORALE 3/03379 presentata da CORRADO MARGHERITA (C.A.L. (COSTITUZIONE, AMBIENTE, LAVORO) - ALTERNATIVA - P.C. - I.D.V.) in data 14/06/2022
Atto Senato Interrogazione a risposta orale 3-03379 presentata da MARGHERITA CORRADO martedì 14 giugno 2022, seduta n.439 CORRADO Margherita, ANGRISANI Luisa, GRANATO Bianca Laura, LANNUTTI - Al Ministro della cultura . - Premesso che, per quanto risulta agli interroganti: a fine maggio 2022 Vincent Rondot, capo (dal 2014) del Dipartimento egizio del Louvre e membro del comitato scientifico del museo Egizio di Torino (MET), è stato fermato e interrogato dalla polizia francese, per iniziativa dell'Ufficio centrale di lotta contro il traffico di beni culturali (OCBC), nell'ambito di un'indagine partita nel 2020 su traffici illeciti di antichità con Abu Dhabi. L'indagine ha coinvolto, accusato di gravi reati (riciclaggio, truffa in concorso con un'associazione criminale, frode e occultamento dell'origine di opere acquisite illecitamente), finanche l'ex direttore del celebre museo parigino, che com'è noto, oltre a quello di Lens (Francia), dal 2017 ha un doppione anche nella capitale degli Emirati arabi uniti ("Former Louvre director Jean-Luc Martinez questioned by police as part of probe into alleged antiquities trafficking ring" su "theartnewspaper.com"); in qualità di direttore del Louvre di Parigi dal 2013 al 2021, appunto, Jean-Luc Martinez, in base all'accordo intergovernativo del 2007 che ha consentito agli Emirati l'affitto del marchio "Louvre" per 30 anni al costo di 500 milioni di dollari, ha copresieduto il comitato bilaterale per le acquisizioni del Louvre di Abu Dhabi che nel 2016 acquistò alcuni reperti "milionari" di cui oggi si contesta la provenienza illecita; a distanza di una settimana, si è appreso dai media che anche al Metropolitan museum of art di New York sono stati sequestrati reperti egizi rubati (5 pezzi, del valore di circa 3 milioni di euro), e che proprio la curatrice della sezione egizia, Diana Craig Patch, che siede ugualmente nel comitato scientifico del museo torinese, è colei che visionò i certificati di origine e decise l'acquisto, nel 2013, del sarcofago d'oro venduto dal mercante d'arte parigino Christoph Kunucki, ma sequestrato e restituito all'Egitto nel 2019, da cui ha preso avvio l'indagine condotta dal viceprocuratore distrettuale Matthew Bogdanos ("Police seize five prized ancient Egyptian artworks from the Met as part of an international trafficking dragnet" su "news.artnet.com"); gli inquirenti sembrano ritenere che i due casi venuti alla ribalta nei giorni scorsi siano collegati. I reperti rubati e finiti al MET sono stati tutti venduti dalla casa d'aste Pierre Bergé, per la quale lavorava Kunicki, implicato anche nel caso di Parigi (in quanto venditore al Louvre di Abu Dhabi, nel 2016, di una stele con cartiglio di Tutankhamon), e tutti erano dati per provenienti dalla collezione di Serop Simonian, mercante d'arte proprietario della galleria "Dyonisos" di Amburgo, presso cui operava come direttore Roben Dib: il tedesco-libanese che, arrestato lo scorso marzo, sarebbe, con e più degli altri due, l'uomo chiave dell'intera vicenda in quanto mediatore in molte compravendite sospette ("Indagato Martinez: il Louvre si gioca la faccia" su "ilsole24ore"); di Kunicki e del marito Richard Semper si suppone che nel 2011, durante la cosiddetta Primavera araba, siano riusciti a fare uscire illecitamente dall'Egitto e dal Medio Oriente diverse centinaia di reperti archeologici di gran pregio. Simonian è invece noto alle cronache nazionali, e torinesi in particolare, per essere stato il venditore dell'ormai famigerato papiro di Artemidoro, che, acquistato nel 2004 dalla Fondazione per l'arte della Compagnia di San Paolo (per 2,75 milioni di euro), a 5 anni dall'avvio dell'indagine (2013), la Procura di Torino ha dichiarato falso, mentre il reato di truffa aggravata finiva prescritto ("Il Papiro di Artemidoro è un falso: fu pagato 2 milioni e 750mila euro" su "ilsole24ore" e "Il papiro di Artemidoro - Verità e trasparenza nel mercato dei beni culturali su "altalex.com"); è del 6 giugno 2022 la notizia che il Louvre si è costituito parte civile in relazione all'acquisto di antichità egiziane da parte del museo di Abu Dhabi ("Il Louvre avvia un'azione civile per il caso Martinez" su "ilgiornaledellarte"), mentre le indagini si sono già allargate alla Germania, al Regno Unito e a Dubai; valutato che: Rondot e la Craig Patch, come riferito membri del comitato scientifico del museo Egizio di Torino, non sono estranei allo scandalo scoppiato lo scorso anno (ma ad avviso degli interroganti "silenziato" dai media) della mancata nomina, nel consiglio di amministrazione dell'istituto, dell'egittologo Francesco Tiradritti, che, proposto dalla Regione ma inviso ai soci fondatori perché estraneo a quello che gli interroganti considerano un "cerchio magico" che di prassi esprime le nomine, ritirò in fine la propria disponibilità, vicenda oggetto dell'interrogazione 3-02598 del 10 giugno 2021; l'opposizione alla nomina del Tiradritti era stata giustificata anche con una lettera alquanto irrituale firmata dalla presidente del comitato scientifico, Maria Carmela Betrò, a nome di tutti e 7 i componenti, i quali, interpellati poi singolarmente in merito a gennaio 2022, hanno ribadito la loro contrarietà sottoscrivendo un atto in cui, insieme alla Betrò, non esitano a definire "controproducente" la presenza di un egittologo nel consiglio di amministrazione (ma nulla avevano eccepito nei riguardi del predecessore, titolare di un bar), benché il loro ruolo sia meramente consultivo e su questioni di solo ordine scientifico, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo, alla luce dello scandalo internazionale che ha coinvolto due membri del comitato scientifico del museo Egizio di Torino, la cui onestà intellettuale è messa in dubbio dalle prospettazioni accusatorie degli inquirenti, non ritenga opportuno e necessario chiedere, facendo valere l'autorevolezza del suo ruolo, che costoro si autosospendano o meglio ancora rimettano il mandato, per evitare che l'ombra del sospetto si allunghi anche sull'istituto torinese, già sotto osservazione per quella consolidata soggezione alle pressioni politiche che ne condiziona persino il comitato scientifico. (3-03379)