Documenti ed Atti
XIII Legislatura della repubblica italiana
INTERPELLANZA 2/02236 presentata da LO PRESTI ANTONINO (ALLEANZA NAZIONALE) in data 20000215
I sottoscritti chiedono di interpellare il Presidente del Consiglio dei ministri e i Ministri dell'interno, degli affari esteri e della difesa, per sapere - premesso che: l'intervento della protezione civile italiana in Albania e' stato disposto con ordinanza del Ministro dell'interno n. 2968 del 1^ aprile 1999, con la seguente intestazione 'Ulteriori disposizioni urgenti per assicurare l'assistenza alle popolazioni coinvolte nella grave crisi in atto nelle zone di guerra dell'area balcanica'; il provvedimento amministrativo disponeva che il dipartimento della protezione civile attivasse 'interventi per consentire la realizzazione di centri di accoglienza in territorio albanese'; l'ordinanza del Ministro dell'interno traeva legittimazione, tra gli altri, da un precedente decreto del PdcM del 26 marzo 1999, con il quale, valutata la crisi nella Repubblica federale di Jugoslavia che avrebbe potuto determinare un massiccio afflusso di profughi nel territorio nazionale, veniva dichiarato, sino al 30 giugno 1999, 'ai sensi e per gli effetti' dell'articolo 5, comma primo della legge 24 febbraio 1992, n. 225 lo stato di emergenza e conseguentemente che fosse 'necessario adottare misure straordinarie per fronteggiare con provvedimenti urgenti tale stato di pericolosita''; detta legge all'articolo 5, comma 1, prevede che il Consiglio dei ministri possa deliberare lo stato di emergenza 'determinandone durata ed estensione territoriale in stretto riferimento alla qualita' ed alla natura degli eventi' definiti dall'articolo della stessa legge quali 'calamita' naturali, catastrofi o altri eventi che per intensita' ed estensione debbono essere fronteggiati con mezzi e poteri straordinari'; il comma secondo dell'articolo 5 della stessa legge prevede che 'per l'attuazione degli interventi di emergenza conseguenti alla dichiarazione di cui al comma 1, si provvede (...) anche a mezzo di ordinanze in deroga ad ogni disposizione vigente (...)'; in attuazione di questa disposizione, l'ordinanza, al comma 1 dell'articolo 3, prevede che 'in deroga alle vigenti norme in materia di procedure concorsuali per l'approvvigionamento e l'acquisizione di beni, forniture e servizi, le amministrazioni che attuano gli interventi possono procedere a trattativa privata', dotando, di fatto, i responsabili nominati da queste amministrazioni di un potere straordinario nella gestione di mezzi finanziari e nella scelta discrezionale dei contraenti; alla luce delle notizie emerse negli ultimi mesi e relative ai traffici illeciti che hanno visto per protagonista la gestione della missione italiana in Albania, dall'analisi della questione sotto il profilo procedurale e normativo sorgono alcuni inquietanti interrogativi: a) sul fondamento costituzionale del potere di estendere l'applicazione dello stato di emergenza fino a disporre un intervento nel territorio di un Paese straniero attraverso lo strumento dell'ordinanza amministrativa piuttosto che attraverso l'esercizio del potere legislativo, come invece si e' verificato negli altri casi di impiego di forze nazionali in Paesi stranieri; b) sull'opportunita' di utilizzare ordinanze della tipologia di quella per cui si discute che attribuiscono poteri straordinari agli organismi di gestione dell'emergenza, in deroga alla normativa vigente e che, agevolando le procedure amministrative per l'impiego delle risorse hanno consentito di fatto la possibilita' di perpetrare abusi ed illegittimita' come la cronaca di questi giorni ha evidenziato e la realizzazione di un danno per le finanze dello Stato con relativa attribuzione di responsabilita' contabile -: le ragioni per le quali, pur in presenza di ingenti forze dell'esercito italiano in territorio albanese operanti da tempo e ben organizzate dal punto di vista logistico e della maturata conoscenza delle condizioni politico-ambientali della zona di operazioni interessata poi dalla missione Arcobaleno, il Governo non abbia optato per la prioritaria utilizzazione di dette forze le quali, invece, durante lo svolgimento dell'intervento da parte della protezione civile sono state lasciate ai margini della missione, nonostante offrissero maggiori garanzie di trasparenza nella utilizzazione delle risorse sperperate da un'accolita di malfattori che hanno approfittato dei poteri straordinari loro concessi; se, in tale contesto, il Governo abbia valutato preventivamente - al momento di decidere l'invio della missione in territorio albanese - l'alto rischio di infiltrazioni e condizionamenti da parte di bande criminali e della mafia albanese e non, al quale la missione sarebbe stata esposta sia nella fase dell'allestimento che della successiva gestione del campo di Valona e dell'intera missione, come tempestivamente denunciato dal senatore Evangelisti nello scorso mese di aprile, e come facilmente deducibile dalla conoscenza, che le autorita' italiane hanno del fenomeno della criminalita' a carattere mafioso organizzata in Albania; se, alla luce di quanto e' accaduto nell'ambito della missione Arcobaleno, il Governo non ritenga di rivedere il sistema organizzativo e di gestione delle emergenze affidate alla Protezione civile, con particolare riguardo all'impiego in aree di crisi a rischio di infiltrazioni criminali e con i poteri straordinari che derogano alle procedure normalmente previste dalla legge; quali opportune ed urgenti iniziative il Governo intenda assumere per fare definitivamente chiarezza sulla gestione dell'intera missione Arcobaleno sia a livello dei funzionari che in loco hanno seguito l'operazione, sia a livello di responsabilita' di vertice riconducibili alle determinazioni assunte dal ministero dell'interno, e, se non ritenga opportuno, alla luce degli innumerevoli scandali che stanno macchiando l'operato della missione italiana in Albania e dei quali quello relativo ai saccheggi nei campi perde addirittura di rilievo se confrontato con la pericolosita' delle relazioni tra l'Italia e la criminalita' organizzata albanese che sembra siano state poste in essere, addirittura, con una certa sistematicita' e continuita' organizzativa, chiarire al Parlamento ed all'intero Paese quale sia stato l'impiego dei fondi raccolti grazie ai contributi dei cittadini del nostro Paese, fondi che ammontavano, secondo indicazioni fornite dallo stesso Presidente del Consiglio a 129 miliardi. (2-02236)