Documenti ed Atti
XIII Legislatura della repubblica italiana
INTERPELLANZA 2/02239 presentata da TURRONI SAURO (MISTO) in data 20000216
I sottoscritti chiedono di interpellare i Ministri della difesa, dell'ambiente e per le politiche agricole e forestali, per sapere - premesso che: per ammissione degli stessi rappresentanti del Governo un forte rischio incombe sui fondali adriatici utilizzati dagli aerei NATO per l'affondamento di ordigni (jettison areas). Infatti, nonostante le attivita' di bonifica svolte dai cacciamine della Marina militare italiana e della NATO, una quantita' incognita di ordigni giace ancora sui fondali; questa circostanza e' confermata dal rinvenimento di bombe NATO nelle reti di operatori della pesca anche dopo la conclusione delle prime operazioni di bonifica, il 30 agosto 1999; a seguito delle numerose istanze avanzate dalle cooperative della pesca, dai sindacati e dagli armatori il 27 gennaio 2000 e' stata convocata, presso il ministero per le politiche agricole e forestali, una riunione dell'unita' di crisi che aveva operato durante la guerra in Kosovo per affrontare il problema degli ordigni inesplosi ancora presenti nel mare Adriatico; la Marina militare ha dichiarato di avere iniziato, a seguito del ritrovamento di ordigni da parte di pescherecci operanti nell'alto e medio Adriatico, attivita' di ricerca anche al di fuori delle aree di sgancio, gia' oggetto di precedenti bonifiche; nel corso delle operazioni di ricerca, ancora in atto, in un'area denominata 'Profeta' sono stati localizzati 8 ordigni bellici, di cui 5 appartenenti alla seconda guerra mondiale. Le attivita' di ricerca, iniziate il 13 maggio 1999, proseguono tuttora con 5 unita' cacciamine della Marina militare permanentemente dislocate in Adriatico; le stesse autorita' militari hanno sottolineato la necessita' di effettuare una seconda bonifica, vista l'alta presenza di esplosivi nel mare Adriatico; da quanto emerso dallo studio denominato A.C.A.B. (armi chimiche, affondate e benthos) del dicembre del 1997, svolto dall'Istituto centrale per la ricerca scientifica e tecnologica applicata al mare (ICPAM), su incarico del Ministero dell'ambiente risulta che: sino agli anni '70 la pratica corrente di smaltimento di munizionamento militare obsoleto era l'affondamento in mare. Molti residuati del secondo conflitto mondiale sono stati affondati, in particolare nelle acque del basso Adriatico. L'affondamento veniva disposto dalle autorita' competenti secondo criteri che contemplavano profondita' e distanza dalla costa e avvalendosi di mezzi militari e civili. In molti casi non sono risultati disponibili dati sui siti di affondamento e sulla natura e quantita' del materiale affondato; in Puglia tra il 1946 e il 1997 si sono verificati 236 casi di ospedalizzazione causata da esposizione a fuoriuscite da ordigni a carica chimica affondati (5 casi hanno avuto esito letale); e' stata accertata la presenza sui fondali del basso Adriatico di numerosi ordigni con caricamento costituito da aggressivi chimici, in totale sarebbero state individuate 24 diverse sostanze costituenti il 'caricamento speciale'; di queste, 18 sarebbero persistenti e in grado di esercitare effetti nocivi per l'ambiente; nell'area pilota sono stati individuati 102 bersagli, i campioni prelevati, acqua, sedimento e pesci sono stati sottoposti a quattro diverse tipologie di analisi che indicherebbero la sussistenza di danni e rischi per gli ecosistemi marini determinati da inquinanti persistenti rilasciati dai residuati corrosi; le analisi hanno rilevato tracce significative di arsenico e derivati dell'iprite e la sussistenza di condizioni di sofferenza nei pesci attribuibili alle sostanze fuoriuscite dai residuati bellici; e' pertanto stimabile la presenza di almeno 20.000 bombe chimiche, molte delle quali con caricamento costituito da aggressivi chimici e il cui elevato livello di corrosione rappresenta un preoccupante fattore di rischio; sono stati effettuati, inoltre, degli studi bibliografici sugli effetti dannosi del TNT e dei suoi derivati su organismi viventi di acqua dolce, salmastra e marina mantenuti, per un preciso periodo di tempo, in un ambiente a concentrazione nota di composto; i risultati bibliografici noti attestano che il TNT e i suoi derivati sono tossici per organismi viventi in ambienti acquatici; il danno si riscontra in organismi appartenenti a tutti i livelli trofici e puo' essere sia di tipo acuto che cronico; i primi risultati di tipo sia sperimentale che bibliografico giustificano alcune preoccupazioni in merito all'estensione e alla valenza ecologica dell'inquinamento; a seguito dell'indagine, il Ministro dell'ambiente, ha disposto la mappatura completa dei fondali del basso Adriatico in cui sono state gettate le bombe a caricamento chimico dopo la seconda guerra mondiale; il WWF sostiene a sua volta la necessita' di procedere ad un'operazione di screening dell'Adriatico, alla costituzione di un centro operativo di pronto intervento in caso di ritrovamenti ed alla diffusione di un codice di comportamento in caso di ritrovamenti di ordigni da diffondere nelle regioni litoranee; gli ordigni recuperati dal 1996 ad oggi sono - secondo quanto dichiarato dallo stesso Presidente del Consiglio - oltre 64 mila; il Governo ha gia' stanziato 31 miliardi per indennizzare gli operatori costretti al fermo della pesca dal conflitto in Kosovo e un ulteriore danno economico e' rappresentato dall'attuale situazione; le conseguenze di questa situazione drammatica hanno effetti nefasti oltre che per l'economia ittica, anche per il turismo, senza contare le potenziali ripercussioni sul patrimonio ambientale e biologico del mare Adriatico -: se i Ministri interpellati non ritengano di dover spiegare quali siano le responsabilita' della grave situazione di rischio in cui versa attualmente il mare Adriatico; quali misure intendano assumere per obbligare i responsabili alla rimozione degli ordigni bellici tuttora presenti nei nostri fondali; se non intendano attivarsi per costringere altri paesi o alleanze che si siano resi responsabili di usare l'Adriatico come discarica ad effettuare la necessaria ed urgente opera di bonifica; se non intendano attivare ogni procedura per far partecipare ai costi degli interventi i responsabili, facendo eventualmente ricorso ad organismi internazionali come la Corte di giustizia europea; quali accorgimenti intendano adottare al fine di garantire che le operazioni di bonifica avverranno riducendo al minimo l'impatto ambientale sull'ecosistema. (2-02239)