Documenti ed Atti
XIII Legislatura della repubblica italiana
INTERPELLANZA 2/02260 presentata da NARDINI MARIA CELESTE (MISTO) in data 20000224
I sottoscritti chiedono d'interpellare il Presidente del Consiglio dei ministri ed i ministri della difesa e dell'ambiente, per sapere - premesso che: in data 17 febbraio 2000 il sottosegretario alla difesa onorevole Gianni Rivera rispondendo in Commissione difesa ad una interrogazione dell'onorevole Maria Celeste Nardini in merito al pericolo di incidenti a navi militari a propulsione atomica ha affermato: 'Tenuto conto che unita' a propulsione nucleare operano anche nel Mediterraneo da moltissimi anni senza che risultino essersi verificati - almeno per quanto concerne le unita' militari alleate - incidenti significativi o situazioni di particolare emergenza appare oggettivo e legittimo constatare come questa tipologia di mezzi disponga di sistemi propulsivi con spinte caratteristiche di protezione e sicurezza'; questa sicurezza del Governo e' pero' smentita dai fatti. I dati raccolti nel dossier Neptune III di Greenpeace (presentato a Roma il 6 maggio 1989), parlano di 27 sottomarini nucleari finiti in fondo al mare con un carico atomico: 5 sovietici, 4 americani, 4 francesi e 3 britannici; Greenpeace ha raccolto informazioni direttamente dalla documentazione del Congresso Usa in cui risultano circa 1.276 incidenti, anche se non tutti nucleari, accaduti in mare: 50 atomiche attualmente sono in fondo al mare; ulteriori elementi conoscitivi sulla materia provengono dallo scienziato Giuseppe Longo, fisico dell'Universita' di Bologna, che documenta: 'In un periodo di 23 anni, dal 10 aprile 1963 al 30 ottobre 1986, sono stati resi noti 14 incidenti gravi a sottomarini nucleari, di questi 7 a unita' sovietiche e a unita' statunitensi. In 5 casi l'incidente si e' concluso con l'affondamento del sottomarino (2 statunitensi e 3 sovietici). Negli altri casi si sono verificati esplosioni, incendi (fino a 90 morti) e inquinamento radioattivo delle acque marine. I reattori utilizzati per la propulsione di mezzi militari navali pongono problemi di sicurezza certamente non inferiori a quelli delle centrali elettronucleari civili. Le caratteristiche dei reattori civili e militari sono analoghe, ma su un mezzo navale non possono essere imbarcate pesanti schermature di calcestruzzo, ne' potra' sempre essere garantita nelle vicinanze un'adeguata assistenza in caso di incidente. E gli incidenti ai sottomarini nucleari sono piu' frequenti di quello che comunemente si pensi'; il 21 novembre 1975 nel mar Ionio la portaerei 'John Fitzgerald Kennedy' e l'incrociatore 'Belknap', entrambi americani, si scontrarono e un incendio arrivo' a pochi metri dai missili atomici Terrier della Belknap, con testate della potenza di un kilotone l'una. Il tutto e' stato documentato da Greenpeace e dall'ammiraglio Usa Eugene Carrol; grazie alle rivelazioni di quest'ultimo il segreto militare e' venuto meno nel 1989. Il 26 maggio di quell'anno il Corriere del Giorno di Taranto titolava in prima pagina: 'Una catastrofe nucleare nello Ionio l'abbiamo sfiorata quattordici anni fa'; aldila' del grave contenuto politico (la reiterazione della deterrenza nucleare per la pace: roba da guerra fredda) a parere degli interroganti stupisce la totale approssimazione con la quale un sottosegretario alla difesa da' per certi livelli di sicurezza confutati da fatti. Si ricorda a tal proposito che nessuno di questi episodi e' stato mai rivelato al Parlamento ed alla pubblica opinione dal Governo o dalle autorita' militari italiane, cosa che costituisce un serio allarme per le istituzioni democratiche e per la popolazione che hanno ben motivo di ritenere che si vuole coprire il tutto sotto il segreto militare; i dati sugli incidenti nucleari militari conosciuti sono facilmente accessibili anche ai sottosegretari alla difesa nel sito internet www.peacelink.it che meritoriamente supplisce all'assenza di informazioni da parte delle autorita' preposte -: la lista degli incidenti nucleari militari dal 1989 in poi, ovvero successivi alla denuncia di Greenpeace; quali iniziative di protezione per la popolazione civile il Governo abbia messo in atto visto che si tratta di incidenti tutt'altro che teorici; se sia attiva una rete di monitoraggio della radioattivita' delle acque marine dei porti di Augusta, Brindisi, Cagliari, Gaeta, La Maddalena, La Spezia, Livorno, Taranto, Napoli, Trieste e Venezia ed in caso affermativo quali dati sono in possesso del Governo. (2-02260)