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Documenti ed Atti

XV Legislatura della repubblica italiana

INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/00194 presentata da BOCCIA MARIA LUISA (RIFONDAZIONE COMUNISTA - SINISTRA EUROPEA) in data 27/06/2006

Atto Senato Interrogazione a risposta scritta 4-00194 presentata da MARIA LUISA BOCCIA martedì 27 giugno 2006 nella seduta n.009 BOCCIA MARIA LUISA - Al Ministro della giustizia - Premesso che: il Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria ha disposto la realizzazione di un progetto televisivo presso la Casa circondariale di Viterbo, accogliendo la richiesta pervenuta dal conduttore Maurizio Costanzo, ed ha affidato al Direttore dell'istituto, al vice commissario Marco Santoro ed al vice ispettore Vincenzo Lo Cascio, di seguire il progetto senza tuttavia fornire ulteriori precisazioni in merito; le agenzie di stampa ed alcuni quotidiani nazionali ("La Stampa" 1° giugno 2006; "Il messaggero" 7 giugno; "Libero" 8 giugno; il "Corriere della sera" 21 giugno) hanno riferito che l'iniziativa consisterà in un reality show e la trasmissione è prevista nel prossimo autunno; il direttore dell'istituto di pena, Pierpaolo D'Andria, ha dichiarato alla stampa che il programma televisivo in questione è volto a realizzare un "obiettivo divulgativo", rappresentando al pubblico "la verità della pena"; che le telecamere "non saranno a presa diretta, anche se le immagini girate saranno quelle della quotidianità del carcere, dalla vita in cella alla socializzazione, ai rapporti con il personale; se ci saranno parenti saranno in studio, così come altri ospiti, dove il conduttore integrerà i filmati dando vita al dibattito" ("Il Messaggero", 7 giugno 2006); le notizie apparse hanno suscitato preoccupazione e allarme da parte di operatori e associazioni che lavorano nelle carceri, con la richiesta di avere ulteriori informazioni ed un invito al Ministro a valutare l'opportunità dell'iniziativa; si apprende dagli organi d'informazione che il programma riprenderà l'ala dei cosiddetti "detenuti comuni", coinvolgendo quindi circa 500.000 tra condannati ed imputati soggetti a misure cautelari, mentre saranno esclusi coloro che sono sottoposti al regime di sorveglianza speciale, nonché i "detenuti per pedofilia" (il "Corriere della sera", 21 giugno 2006); considerato che: le norme sull'ordinamento penitenziario, ed in particolare gli artt. 67 della legge 26 luglio 1975, n. 354, e 117 del decreto del Presidente della Repubblica 30 giugno 2000, n. 230, prescrivono che l'accesso agli istituti di pena, da parte di soggetti diversi da quelli tassativamente elencati dal suddetto art. 67, deve essere autorizzato dal Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, che stabilisce altresì le modalità di realizzazione della visita; l'art. 117 del decreto del Presidente della Repubblica 30 giugno 2000, n. 230, prescrive che le visite all'interno degli istituti di pena devono svolgersi "nel rispetto della personalità dei detenuti e degli internati"; "sono rivolte particolarmente alla verifica delle condizioni di vita degli stessi, compresi quelli in isolamento giudiziario"; "non è consentito fare osservazioni sulla vita dell'istituto in presenza di detenuti o internati"; ai sensi dell'art. 1, commi primo e sesto, della legge 26 luglio 1975, n. 354, "il trattamento penitenziario deve essere conforme ad umanità e deve assicurare il rispetto della dignità della persona", dovendo altresì essere attuato "secondo un criterio di individualizzazione in rapporto alle specifiche condizioni dei soggetti"; il trattamento penitenziario deve essere realizzato secondo modalità tali da garantire a ciascun detenuto i diritti inviolabili alla riservatezza ed al rispetto della propria dignità, sanciti dagli artt. 2 e 3 della Costituzione; dagli artt. 1, 4, 7 e 8 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea del 2000; dagli artt. 7 e 10 del Patto internazionale sui diritti civili e politici del 1977; dall'art. 3 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti umani e delle libertà fondamentali del 1950; dagli artt. 1 e 5 della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo del 1948; nonché dall'art. 1 della Raccomandazione del Comitato dei ministri del Consiglio d'Europa del 12 febbraio 1987, recante "Regole minime per il trattamento dei detenuti" e dall'art. 1 della Raccomandazione (2006)2 del Comitato dei ministri del Consiglio d'Europa dell'11 gennaio 2006; ai sensi dell'art. 27, terzo comma, della Costituzione, le pene devono tendere alla rieducazione del condannato, si chiede di sapere: quale sia il contenuto dell'autorizzazione data dal Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, e in quali termini sia stata definita la realizzazione del programma televisivo, all'interno della Casa circondariale "Mammagialla" di Viterbo; se nell'ambito del procedimento di valutazione ed autorizzazione dell'iniziativa in questione sia stato richiesto il parere della Direzione generale dei detenuti e del trattamento dell'amministrazione penitenziaria; quali siano i compiti affidati ed i requisiti di competenza ed esperienza del personale incaricato di seguire, per conto dell'amministrazione penitenziaria, la realizzazione del programma televisivo in questione; se si ritenga che sia possibile garantire, in un reality show , la libertà di autodeterminazione di ciascun detenuto, sia nell'espressione del proprio consenso sia nella concreta partecipazione; se vi siano criteri, e quali, che determineranno la scelta dei detenuti che parteciperanno alla trasmissione; se il Ministro in indirizzo ritenga questa iniziativa mediatica compatibile con la condizione carceraria, in particolare con il diritto di ciascun detenuto alla riservatezza ed al rispetto della propria dignità; se non si ritenga opportuno riconsiderare l'opportunità dell'iniziativa, considerando il serio rischio di spettacolarizzazione della sofferenza e del disagio che in questa tipologia di programmi televisivi è abitualmente prevalente rispetto alle dichiarate finalità informative. (4-00194)

Atto Senato Risposta scritta pubblicata nel fascicolo n. 014 all'Interrogazione 4-00194
presentata da BOCCIA Maria Luisa Risposta.
– Si comunica che il progetto di programma televisivo denominato «Altrove
– liberi di sperare», proposto da Maurizio Costanzo per conto
della società di produzione «FASCINO Produzione Gestione Teatro
S.r.l.», è stato oggetto di approfondimento ed attenta valutazione
da parte del Ministero, nell'ottica del rispetto della privacy dei detenuti e degli operatori penitenziari ed in considerazione dell'impatto
mediatico della trasmissione sull'opinione pubblica. Inizialmente
il programma era stato presentato alla stampa dagli autori sotto la veste
del format definito « reality », il che aveva suscitato
reazioni critiche per l'evidente incompatibilità tra le esigenze
di riservatezza e di sicurezza proprie dell'istituzione penitenziaria
e le caratteristiche di «spettacolarizzazione» televisiva. Si è
tenuto conto, in primo luogo, della risposta fornita dal Garante della privacy al quesito posto dal Sottosegretario di Stato per la giustizia
Luigi Manconi, in merito ai principi cui fare riferimento per tutelare
il diritto alla riservatezza delle persone detenute. È stato quindi
chiesto agli autori del programma di operare sostanziali modifiche al progetto
iniziale, affinché fossero del tutto abbandonate quelle modalità
che avevano ingenerato perplessità e giudizi negativi proprio in
merito alla veste del format e affinché le modalità
delle riprese realizzate mediante le telecamere fisse non si ponessero
in contrasto con la normativa vigente in materia di tutela della privacy delle persone detenute e del personale penitenziario. In sintesi,
il progetto, pur presentando l'innovazione dell'installazione
fissa delle telecamere in due o tre camere detentive (comandate a distanza
dalla regia e disattivabili in ogni momento dagli stessi detenuti che hanno
dato l'assenso), in realtà, a seguito delle modifiche apportate,
può essere considerato come un programma di approfondimento e d'inchiesta
sulla situazione detentiva. Va rilevato,
comunque, che il programma esclude la modalità della diretta televisiva
e che le immagini registrate sono trasmesse con tre giorni di differita. Il progetto,
così come è stato ridefinito dagli autori a seguito degli
incontri avuti con i rappresentanti del Ministero, ha la finalità
di realizzare un programma di approfondimento sull'istituzione penitenziaria
e, più in generale, sulle tematiche che attengono al mondo dell'esecuzione
penale nel suo complesso. Il progetto
è così articolato: individuazione
della casa circondariale di Velletri, in sostituzione di quella inizialmente
prevista di Viterbo, per la parte riguardante la documentazione delle condizioni
detentive, che è realizzata mediante l'installazione di sedici
telecamere fisse, comandate a distanza, da collocare in ambienti in seguito
specificati; programmazione
di otto talk show, realizzati nel corso di due mesi all'interno
dell'istituto di Velletri, trasmessi settimanalmente, dedicati a tematiche
penitenziarie e a commento delle riprese video acquisite quotidianamente; realizzazione
di servizi televisivi registrati presso alcuni istituti penitenziari che
sono trasmessi nel corso dei talk show, cui partecipano, tra gli
altri, rappresentanti dell'amministrazione penitenziaria e familiari
dei detenuti. Tanto premesso,
si fa presente che le camere fisse sono collocate in non più di
tre camere detentive a due posti, nei corridoi, nei locali destinati alle
attività comuni trattamentali, negli spazi all'aperto per il
passeggio dei detenuti, nella sala ritrovo destinato al personale di polizia
penitenziaria. Le telecamere, comandate a distanza, sono tenute accese
per non più di sei ore al giorno (come raccomandato dal Magistrato
di Sorveglianza di Velletri, in luogo delle sedici ore iniziali chieste
dalla produzione) e, comunque, il personale e le persone detenute che accettano
di essere riprese sono dotate di un meccanismo di disattivazione dell'audio. È adottato
ogni utile accorgimento per dare permanente informazione al personale e
ai detenuti in ordine ai locali ove sono state collocate le telecamere;
ciò al fine di evitare che il personale penitenziario e la popolazione
detenuta possano essere inavvertitamente, e contro la loro volontà,
ripresi dalle telecamere. Il personale
penitenziario che presta servizio nella sezione e negli ambienti in cui
sono collocate le telecamere è invitato a dichiarare il proprio
consenso ad essere ripreso e, a tal fine, sottoscrive una liberatoria alla
diffusione in video della propria immagine. Tutto ciò
avviene nel rispetto del corretto svolgimento dei compiti istituzionali
e senza alcun disservizio per le attività e la sicurezza dell'istituto.
Il personale è adeguatamente informato della finalità del
programma, il quale intende documentare con oggettività la condizione
detentiva e, al contempo, far conoscere agli spettatori i compiti istituzionali
nonché l'impegno e la professionalità degli operatori
della polizia penitenziaria e di tutto il personale penitenziario. Sono, inoltre,
esclusi dalle riprese i colloqui individuali svolti dai detenuti con gli
operatori del trattamento, al fine di tutelare la necessaria riservatezza
e l'inviolabilità dei colloqui che attengono alla sfera strettamente
personale. Gli autori
del programma si sono, altresì, impegnati a selezionare le immagini
acquisite, affinché nell'elaborazione del filmato siano assenti
conversazioni aventi ad oggetto vicende processuali, racconti e commenti
che riguardano terzi e vittime dei reati. Il Direttore
della Casa Circondariale di Velletri non solo cura in prima persona i rapporti
con il responsabile della troupe televisiva, allo scopo di far rispettare
le indicazioni sulle modalità di installazione delle telecamere
e sulle modalità delle riprese, ma riferisce anche periodicamente
al Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria sull'andamento
dei lavori, segnalando tempestivamente eventuali problemi che dovessero
insorgere. Il responsabile
del programma, oltre ai necessari collegamenti con la direzione dell'istituto,
per ogni esigenza riguardante il programma ha l'obbligo di fare riferimento
all'ufficio segreteria stampa del succitato Dipartimento, il quale
potrà effettuare un controllo preventivo delle immagini che saranno
trasmesse. Per quanto
riguarda, infine, la partecipazione al programma in questione del Vice
Commissario Santoro e del Vice Ispettore Lo Cascio, si comunica che la
stessa è stata personalmente richiesta al Capo Dipartimento dell'amministrazione
penitenziaria da Maurizio Costanzo, il quale ha fatto presente che, proprio
durante alcuni incontri – avvenuti ad altro titolo – con i citati
operatori di polizia penitenziaria, era nata l'idea di realizzare
il programma televisivo in questione. In particolare,
i contatti tra la produzione televisiva e i predetti operatori scaturivano
dalla partecipazione di questi ultimi ad una serie di progetti trattamentali
(Argo, Un libro una voce, Recupero del patrimonio ambientale, Vite in gabbia
e altri ancora) per i quali Maurizio Costanzo aveva mostrato attenzione
nel corso della sua attività professionale. Proprio in
considerazione del fatto che Santoro e Lo Cascio sono stati considerati
dall'autore del progetto essenziali alla realizzazione dello stesso,
è stato emesso dall'amministrazione penitenziaria apposito
ordine di servizio. Si precisa, peraltro, che l'incarico ad essi conferito
è limitato ad una collaborazione con la direzione per l'esatta
esecuzione delle prescrizioni contenute nella nota autorizzativa e che
agli stessi è consentito di recarsi in missione a Velletri con provvedimenti
emessi singolarmente e per accertate esigenze in ordine a quanto disposto
nella nota autorizzativa. Il Ministro della giustizia Mastella



 
Cronologia
domenica 25 giugno
  • Parlamento e istituzioni
    26 milioni di elettori (52 % degli aventi diritto) si recano alle urne per esprimere il proprio voto sul referendum costituzionale per la modifica della parte seconda della Costituzione. Il 61,29% degli elettori respinge la modifica.

mercoledì 28 giugno
  • Parlamento e istituzioni
    Il Senato approva, con 160 voti favorevoli e 1 contrario, l'emendamento 1.1000, interamente sostitutivo dell'articolo unico del d.d.l. S.325 di conversione del decreto-legge 12 maggio 2006, n. 173, recante proroga di termini per l'emanazione di atti di natura regolamentare, sul quale il Governo ha posto la questione di fiducia.