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Documenti ed Atti

XV Legislatura della repubblica italiana

INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/00336 presentata da DILIBERTO OLIVIERO (COMUNISTI ITALIANI) in data 27/06/2006

Atto Camera Interrogazione a risposta scritta 4-00336 presentata da OLIVIERO DILIBERTO martedì 27 giugno 2006 nella seduta n.014 DILIBERTO e CRAPOLICCHIO. - Al Ministro della giustizia. - Per sapere - premesso che: note di stampa ed articoli riportati su quotidiani nazionali hanno dato notizia della prossima programmazione di un reality proposto da Maurizio Costanzo nel palinsesto autunnale di Mediaset, da realizzarsi presso la Casa circondariale di Viterbo «Mammagialla» con protagonisti i detenuti, microfonati e ripresi da telecamere fisse appositamente collocate nei vari ambienti detentivi; dalla conferenza stampa di presentazione dell'iniziativa si è appreso che il reality avrà la durata di due mesi e sarà trasmesso in cinque puntate settimanali; il capo del dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, ritenendo di dover dare seguito alla iniziativa proposta - avvalendosi della collaborazione del vice commissario della polizia penitenziaria Marco Santoro e dell'ispettore Vincenzo Lo Cascio, in considerazione della «loro notevole e qualificata esperienza maturata nel settore del trattamento dei detenuti e della realtà penitenziaria nel suo complesso», peraltro già nominati referenti dei progetti «Recupero patrimonio ambientale», «ARGO», «Un libro una voce» e «360 gradi» - ha disposto con ordine di servizio che i medesimi curino, in collaborazione con il direttore del carcere di Viterbo, la realizzazione del progetto televisivo seguendo tutti gli adempimenti connessi alla realizzazione dell'evento -: quale è il significato che il capo del dipartimento attribuisce all'iniziativa proposta e se il medesimo ritiene che la stessa abbia le finalità imposte dal dettato costituzionale ai fini dell'attuazione del mandato affidato all'esecuzione penale; se nell'ambito della predetta iniziativa non ritenga violati i diritti di privacy dei detenuti ristretti in quella sede, ovvero non reputi sconveniente proiettare sugli schermi la vita detentiva quotidiana dei medesimi, ponendo in risalto non solo gli aspetti meramente custodiali che scandiscono i tempi detentivi, ma anche - se non soprattutto - quelli che concernono i sentimenti, il disagio e l'imbarazzo di una condizione umana assolutamente precaria quale quella detentiva; se, nell'ambito di quella iniziativa non reputi, oltremodo, inopportuno favorire la ripresa con videocamera dei lavoratori nell'espletamento dei loro compiti istituzionali, contravvenendo, in tal modo, alla legge n. 300/70 articoli 1 e 4 «Statuto dei lavoratori» e rischiando di banalizzare, attraverso la modalità di un reality , gli interventi professionali che gli operatori penitenziari esplicano in un contesto così delicato e complesso quale quello carcerario; se non ritiene, altrettanto, riduttivo ma soprattutto offensivo nei confronti dell'istituzione che egli rappresenta rilanciare l'utilità sociale del carcere, come si legge dall'ordine di servizio in questione, attraverso la realizzazione nel contesto specifico di un reality che spettacolarizza il sistema e incentiva inadeguate curiosità; in forza di quali requisiti il capo del dipartimento dell'amministrazione penitenziaria ha affidato l'incarico di curare presso la casa circondariale di Viterbo l'iniziativa in questione al vice commissario Marco Santoro e all'ispettore Vincenzo Lo Cascio; quali specificità e competenze professionali hanno effettivamente esercitato e maturato nel contesto carcerario il vice commissario Marco Santoro e l'ispettore Vincenzo Lo Cascio tanto da ascrivere agli stessi notevole e qualificata esperienze nel settore del trattamento dei detenuti e della realtà penitenziaria nel suo complesso e quindi ricoprire incarichi di rilevanza trattamentale occupandosi di una serie di iniziative in tal senso. (4-00336)

Atto Camera Risposta scritta pubblicata martedì 19 dicembre 2006 nell'allegato B della seduta n. 088 All'Interrogazione 4-00336
presentata da DILIBERTO Risposta. - In risposta all'interrogazione in esame, si comunica che il progetto di programma televisivo denominato «Altrove - liberi di sperare», proposto da Maurizio Costanzo per conto della società di produzione «FASCINO Produzione Gestione Teatro S.r.l.», è stato oggetto di approfondimento ed attenta valutazione da parte del ministero, nell'ottica del rispetto della privacy dei detenuti e degli operatori penitenziari ed in considerazione dell'impatto mediatico della trasmissione sull'opinione pubblica. Inizialmente il programma era stato presentato alla stampa dagli autori sotto la veste del format definito reality , il che aveva suscitato reazioni critiche per l'evidente incompatibilità tra le esigenze di riservatezza e di sicurezza proprie dell'istituzione penitenziaria e le caratteristiche di «spettacolarizzazione» televisiva. Si è tenuto conto, in primo luogo, della risposta fornita dal Garante della Privacy al quesito posto dal Sottosegretario alla giustizia Luigi Manconi, in merito ai principi cui fare riferimento per tutelare il diritto alla riservatezza delle persone detenute. È stato quindi chiesto agli autori del programma di operare sostanziali modifiche al progetto iniziale, affinché fossero del tutto abbandonate quelle modalità che avevano ingenerato perplessità e giudizi negativi proprio in merito alla veste del format e affinché le modalità delle riprese realizzate mediante le telecamere fisse non si ponessero in contrasto con la normativa vigente in materia di tutela della privacy delle persone detenute e del personale penitenziario. In sintesi, il progetto, pur presentando l'innovazione dell'installazione fissa delle telecamere in due o tre camere detentive (comandate a distanza dalla regia e disattivabili in ogni momento dagli stessi detenuti che hanno dato l'assenso), in realtà, a seguito delle modifiche apportate, può essere considerato come un programma di approfondimento e d'inchiesta sulla situazione detentiva. Va rilevato, comunque, che il programma esclude la modalità della diretta televisiva e che le immagini registrate sono trasmesse con tre giorni di differita. Il progetto, così come è stato ridefinito dagli autori a seguito degli incontri avuti con i rappresentanti del ministero, ha la finalità di realizzare un programma di approfondimento sull'istituzione penitenziaria e, più in generale, sulle tematiche che attengono al mondo dell'esecuzione penale nel suo complesso. Il progetto è così articolato: individuazione della casa circondariale di Velletri, in sostituzione di quella inizialmente prevista di Viterbo, per la parte riguardante la documentazione delle condizioni detentive, che è realizzata mediante l'installazione di sedici telecamere fisse, comandate a distanza, da collocare in ambienti in seguito specificati; programmazione di otto talk show , realizzati nel corso di due mesi all'interno dell'istituto di Velletri, trasmessi settimanalmente, dedicati a tematiche penitenziarie e a commento delle riprese video acquisite quotidianamente; realizzazione di servizi televisivi registrati presso alcuni istituti penitenziari che sono trasmessi nel corso dei talk show , cui partecipano, tra gli altri, rappresentanti dell'amministrazione penitenziaria e familiari dei detenuti. Tanto premesso, si fa presente che le camere fisse sono collocate in non più di tre camere detentive a due posti, nei corridoi, nei locali destinati alle attività comuni trattamentali, negli spazi all'aperto per il passeggio dei detenuti, nella sala ritrovo destinato al personale di polizia penitenziaria. Le telecamere, comandate a distanza, sono tenute accese per non più di sei ore al giorno (come raccomandato dal magistrato di Sorveglianza di Velletri, in luogo delle sedici ore iniziali chieste dalla produzione) e, comunque, il personale e le persone detenute che accettano di essere riprese sono dotate di un meccanismo di disattivazione dell'audio. È adottato ogni utile accorgimento per dare permanente informazione al personale e ai detenuti in ordine ai locali ove sono state collocate le telecamere; ciò al fine di evitare che il personale penitenziario e la popolazione detenuta possano essere inavvertitamente, e contro la loro volontà, ripresi dalle telecamere. Il personale penitenziario che presta servizio nella sezione e negli ambienti in cui sono collocate le telecamere è invitato a dichiarare il proprio consenso ad essere ripreso e, a tal fine, sottoscrive una liberatoria alla diffusione in video della propria immagine. Tutto ciò avviene nel rispetto del corretto svolgimento dei compiti istituzionali e senza alcun disservizio per le attività e la sicurezza dell'istituto. Il personale è adeguatamente informato della finalità del programma, il quale intende documentare con oggettività la condizione detentiva e, al contempo, far conoscere agli spettatori i compiti istituzionali nonché l'impegno e la professionalità degli operatori della polizia penitenziaria e di tutto il personale penitenziario. Sono, inoltre, esclusi dalle riprese i colloqui individuali svolti dai detenuti con gli operatori del trattamento, al fine di tutelare la necessaria riservatezza e l'inviolabilità dei colloqui che attengono alla sfera strettamente personale. Gli autori del programma si sono, altresì, impegnati, a selezionare le immagini acquisite, affinché nell'elaborazione del filmato siano assenti conversazioni aventi ad oggetto vicende processuali, racconti e commenti che riguardano terzi e vittime dei reati. Il direttore della casa circondariale di Velletri non solo cura in prima persona i rapporti con il responsabile della troupe televisiva, allo scopo di far rispettare le indicazioni sulle modalità di installazione delle telecamere e sulle modalità delle riprese, ma riferisce anche periodicamente al dipartimento dell'amministrazione penitenziaria sull'andamento dei lavori, segnalando tempestivamente eventuali problemi che dovessero insorgere. Il responsabile del programma, oltre ai necessari collegamenti con la direzione dell'istituto, per ogni esigenza riguardante il programma ha l'obbligo di fare riferimento all'ufficio segreteria stampa del succitato dipartimento, il quale potrà effettuare un controllo preventivo delle immagini che saranno trasmesse. Per quanto riguarda, infine, la partecipazione al programma in questione del Vice commissario Santoro e del Vice ispettore Lo Cascio, si comunica che la stessa è stata personalmente richiesta al Capo dipartimento dell'amministrazione penitenziaria da Maurizio Costanzo, il quale ha fatto presente che, proprio durante alcuni incontri - avvenuti ad altro titolo - con i citati operatori di polizia penitenziaria, era nata l'idea di realizzare il programma televisivo in questione. In particolare, i contatti tra la produzione televisiva e i predetti operatori scaturivano dalla partecipazione di questi ultimi ad una serie di progetti trattamentali (Argo, Un libro una voce, Recupero del patrimonio ambientale, Vite in gabbia e altri ancora) per i quali Maurizio Costanzo aveva mostrato attenzione nel corso della sua attività professionale. Proprio in considerazione del fatto che Santoro e Lo Cascio sono stati considerati dall'autore del progetto essenziali alla realizzazione dello stesso, è stato emesso dall'amministrazione penitenziaria apposito ordine di servizio. Si precisa, peraltro, che l'incarico ad essi conferito è limitato ad una collaborazione con la direzione per l'esatta esecuzione delle prescrizioni contenute nella nota autorizzativa e che agli stessi è consentito di recarsi in missione a Velletri con provvedimenti emessi singolarmente e per accertate esigenze in ordine a quanto disposto nella nota autorizzativa. Il Ministro della giustizia: Clemente Mastella.



 
Cronologia
domenica 25 giugno
  • Parlamento e istituzioni
    26 milioni di elettori (52 % degli aventi diritto) si recano alle urne per esprimere il proprio voto sul referendum costituzionale per la modifica della parte seconda della Costituzione. Il 61,29% degli elettori respinge la modifica.

mercoledì 28 giugno
  • Parlamento e istituzioni
    Il Senato approva, con 160 voti favorevoli e 1 contrario, l'emendamento 1.1000, interamente sostitutivo dell'articolo unico del d.d.l. S.325 di conversione del decreto-legge 12 maggio 2006, n. 173, recante proroga di termini per l'emanazione di atti di natura regolamentare, sul quale il Governo ha posto la questione di fiducia.