Documenti ed Atti
XV Legislatura della repubblica italiana
INTERPELLANZA 2/00077 presentata da COSSIGA FRANCESCO (MISTO-ALTRE COMPONENTI DEL GRUPPO) in data 18/10/2006
Atto Senato Interpellanza 2-00077 presentata da FRANCESCO COSSIGA mercoledì 18 ottobre 2006 nella seduta n.056 COSSIGA - Ai Ministri dell'interno e della giustizia - Si chiede di sapere: se sia a conoscenza dei Ministri interpellati che il Procuratore della Repubblica di Milano, dott. Minale, con sua nota in relazione alla richiesta del Gabinetto del Ministro della Giustizia concernente l'interpellanza 2-00047 del sen. Cossiga, cui in dispregio ai doveri anche di sola correttezza non si è data alcuna risposta, ha informato codesto Ministero: "che le indagini relative al sequestro di persona in danno del cittadino egiziano Nasr Osama Mtistafa Hassan alias Abu Omar, consumato in Milano, il 17.2.2003 sono state condotte, d'iniziativa e su delega del sottoscritto, da personale della P G. appartenente alla Digos della Questura di Milano… con dedizione e professionalità e con piena soddisfazione di questo ufficio"; e che "il Pubblico Ministero non si avvale, e non può avvalersi per indagini di Polizia Giudiziaria di personale dei Servizi di Informazione, italiani o stranieri", mentre in una informativa del dirigente della DIGOS di Milano allo stesso Procuratore si rivela - a proposito delle "Relazioni tra la Digos di Milano ed organi investigativi ed agenzie di intelligence americani" - che in una relazione della DIGOS di Milano alla Procura della Repubblica informava da tempo, che i rapporti con personale delle agenzie investigative americane, in particolare con il FBI (Federal Bureau of Investigation), che è organo non solo di polizia ma anche di intelligence (controspionaggio), sono databili già al dicembre 1999/gennaio 2000; che il supporto fornito dal FBI americano, autorizzato dall'Autorità giudiziaria milanese nella persona del dr. Dambruoso, si concretizzò, sotto il profilo delle risorse umane, nell'invio presso quest'ufficio di un agente speciale del FBI, evidentemente della branca di intelligence (controspionaggio e controterrorismo) americano, non potendo la branca di polizia o di law enforcement applicare la legge americana, che è la sua missione principale, fuori del territorio degli Stati Uniti, a concorrere nelle investigazioni, collaborazione che permaneva per periodi anche lunghi (talvolta alcuni mesi) a stretto contatto con gli investigatori italiani, nonché l'affiancamento in pianta stabile di due interpreti di lingua araba forniti dallo stesso ufficio. In termini logistici il FBI. americano ha fornito poi la possibilità di acquisire anche attrezzatura tecnica ( hardware , software per l'analisi dati ecc...) utile per integrare le risorse tecniche della DIGOS. Queste prime informazioni investigative sullo straniero, veicolate come di norma nei circuiti investigativi internazionali per tramite della Direzione centrale della Polizia di prevenzione, che dipende dal Capo della Polizia, destarono immediatamente l'interesse degli organismi investigativi americani, tenuto conto che proprio in quel periodo erano stati raccolti da quelle autorità concreti elementi investigativi circa l'esistenza di un progetto di attentati contro interessi americani nel mondo conosciuto come il complotto del millennio (Millenium Plot) . I rapporti con il FBI erano tenuti dal Dirigente dell'Ufficio dr. Massimo Mazza, dal Vice Dirigente dr. Massimo Graziano e dal Dirigente la Sezione Antiterrorismo dr. Bruno Megale ed il referente primario era l'ufficio del FBI stabile presso l'ambasciata americana di Roma, all'epoca diretto dall'agente speciale Joe Genovese. La cooperazione investigativa si concretizzava nello scambio immediato di informazioni attinenti le indagini e più in generale il fenomeno del radicalismo islamico, in particolare per quanto riguardava l'implicazione di soggetti dimoranti in Italia. In tale ottica nel luglio del 2002, due funzionari della Polizia Italiana, il Vice Questore dr. Bruno Megale della Digos di Milano, ed il Vice Questore Giuseppe Petronzi della Digos di Torino, accompagnati da un funzionario FBI dell'Ambasciata di Roma, l'agente Alfredo Principe, si sono recati nella base militare americana di Guantanamo per effettuare colloqui investigativi con estremisti colà detenuti, perlopiù provenienti dal Maghreb, partiti dall'Italia ed arrestati a seguito dell'intervento militare della coalizione in Afghanistan. Nei primi giorni del 2001 venne chiusa per alcuni giorni l'Ambasciata americana di Roma per il timore di imminenti attentati terroristici contro quella rappresentanza diplomatica, timori scaturiti da notizie fiduciarie acquisite dall' intelligence americana. A partire dalla fine del 2000, personale della DIGOS di Milano avviò rapporti di cooperazione informali anche con un agente dell' intelligence americana di stanza a Milano, nel caso di specie Robert Lady Seldon, capocentro CIA nel capoluogo lombardo, di cui ora è stato chiesto il rinvio a giudizio L'agenzia investigativa, rectius di intelligence , aveva infatti richiesto di poter mantenere rapporti informali, anche per tramite del personale FBI associato alle indagini in Italia - in quanto si ripete l'FBI è anche una agenzia di intelligence -, con gli investigatori italiani impegnati sul terreno, contatti che si svolsero al di fuori del CESIS e dei servizi di informazione e sicurezza nazionali (SISDE e SISMI) e ciò conseguentemente al verificarsi di alcuni importanti eventi. Stanti queste premesse le autorità americane chiesero formalmente a quelle italiane, e quindi al magistrato della procura di Milano che coordinava il relativo procedimento, di poter affiancare gli investigatori italiani ed avere informazioni di prima mano sui contatti dello straniero al fine di mettere in opera una sinergia operativa. Da quel momento sono stati mantenuti stabili contatti da parte di funzionari di quest'ufficio anche con Robert Lady Seldon, capocentro CIA a Milano, rapporti informali di cui era stata messa a conoscenza l'Autorità giudiziaria che li aveva autorizzati, conosciuto attraverso gli agenti FBI che al tempo erano associati all'indagine e che facevano capo logisticamente al vicino Consolato americano ove lo stesso Lady aveva il proprio ufficio. Più raramente i rapporti venivano mantenuti anche con Sabrina de Sonsa, anch'essa appartenente all'Ufficio CIA di Milano, di cui è stato chiesto il rinvio a giudizio. I rapporti con personale della CIA, nella persona di Robert Lady Seldon, sono sempre stati improntati, secondo il dirigente della DIGOS, alla massima correttezza e cooperazione, a quanto si dice anche conviviale, e consistevano in uno scambio di informazioni, specie per quanto concerne i contatti internazionali degli stranieri oggetto d'indagine da parte di quest'ufficio, con particolare attenzione ai contatti telefonici con soggetti dimoranti nelle aree mediorientali, ove è estremamente difficile una cooperazione giudiziaria, ma più efficace la penetrazione dell' i ntelligence. Il contributo dell'intelligence americana alle indagini oltre all'aspetto informativo ha riguardato anche il ramo logistico agevolando l'ufficio nell'acquisizione di hardware e software per l'analisi dati utili all'inchiesta, ed in un caso specifico, fornendo una microspia autoalimentata particolarmente durevole e criptata, corredata da dispositivo d'ascolto, che venne installata nell'autunno del 2001, giusta autorizzazione della competente Autorità giudiziaria, in un locale nella disponibilità di uno straniero sottoposto ad indagine. Per completezza viene infine segnalato che la Polizia giudiziaria mantiene rapporti di cooperazione anche con un'altra agenzia investigativa americana, la N.C.I.S. (Navy Criminal Investigation Service) -, anch'esso membro della comunità di intelligence americana a nome del Dipartimento americano della Marina Militare di cui fa parte -, il cui contributo è consistito, a quanto si afferma, nel fornire all'ufficio interpreti di lingua araba da utilizzare, con il consenso dell'Autorità giudiziaria che coordina il procedimento, nell'attività investigativa in particolare nelle traduzioni delle conversazioni in lingua araba di volta in volta intercettate; inoltre, come i Ministri interpellati possano conciliare le affermazioni del Procuratore della Repubblica che "il Pubblico Ministero non si avvale, e non può avvalersi, per indagini di Polizia Giudiziaria di personale dei Servizi di Informazione, italiani o stranieri", con la informativa del capo della DIGOS di Milano circa la collaborazione di quell'ufficio con la CIA di Milano, di cui era stata informata l'Autorità giudiziaria che l'aveva autorizzata, e che quindi, contro quanto affermato, si avvaleva per le indagini oltre che di servizi di polizia americani anche del Dipartimento della Marina, il NCIS, anche dell'azione della stazione della Central Intelligence Agency di Milano, che poi organizzò il rapimento-esfiltrazione del cittadino egiziano, per la quale poi procedette l'Autorità giudiziaria che aveva autorizzato la collaborazione con la stazione stessa di Milano della DIGOS, quella DIGOS che sospese i controlli fisici ed elettronici sul rapito/esfiltrato tre giorni prima del rapimento/esfiltrazione da parte di un team di agenti della CIA organizzati e guidati dal Capo centro della CIA con cui la DIGOS, si ripete, con l'autorizzazione dell'Autorità giudiziaria, intratteneva rapporti di collaborazione e di amicizia, anche conviviale, da lungo tempo; se i Ministri interpellati ritengano del tutto normale e corretto questo intreccio tra polizia italiana e non solo servizi di polizia, ma addirittura gli agenti della più importante agenzia di intelligence del mondo cui era stata affidata la gestione del piano di extraordinary renditions e quindi il rapimento/esfiltrazione del cittadino egiziano per il quale si procede; quale sia l'autorità giudiziaria che ha autorizzato i contatti tra DIGOS e CIA e si è quindi avvalsa dell'attività di quest'ultima, in contraddizione con quanto espressamente affermato, di non poter esser ciò fatto dall'Autorità giudiziaria, nella nota del Procuratore della Repubblica di Milano a codesto Ministero della giustizia; se il Ministro dell'interno ritenga veramente che l'onnipotente Capo della Polizia nulla sapesse di tutto ciò, e poi nulla sapesse del fatto che le DIGOS di Milano e di Roma tenevano sotto controllo fisico ed elettronico agenti e sedi del SISMI in violazione delle norme sul segreto previste dalla legge 121, e per quale motivo ne abbia tenuto all'oscuro sia l'attuale Ministro che il suo predecessore; se i Ministri credano veramente che nulla sapesse delle operazioni di extraordinary renditions sapesse la DIGOS di Milano, che così stretti rapporti teneva con la CIA e altre branche di intelligence americane in Italia; e come mai nessuna indagine sia stata condotta dall'autorità giudiziaria in questa direzione; se il Governo continui a ritenere che non vi sia materia per una inchiesta governativa; inoltre, a quale livello debba giungere l'ilarità dei Ministri interpellati, quando e se informati correttamente di quanto in realtà è accaduto, e per quanto ancora a motivo di una autentica "beffa" debbano essere paralizzati e screditati i nostri servizi di informazione e sicurezza. (2-00077)