Documenti ed Atti
XV Legislatura della repubblica italiana
INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/02370 presentata da LONGHI ALEANDRO (L' ULIVO) in data 30/01/2007
Atto Camera Interrogazione a risposta scritta 4-02370 presentata da ALEANDRO LONGHI martedì 30 gennaio 2007 nella seduta n.100 LONGHI. - Al Ministro dell'interno, al Ministro della giustizia. - Per sapere - premesso che: ho ricevuto per conoscenza una lettera inviata ai Ministri interrogati dal signor Lorenzo Guadagnucci che condivido, faccio mia e trascrivo: «Signori Ministri Amato e Mastella, sono un cittadino che ha vissuto nell'estate del 2001 una vicenda spaventosa. La notte del 21 luglio ero all'interno della scuola Diaz, a Genova: sono entrato verso le 22 per dormire e ne sono uscito intorno alle 2 su una barella, con ossa rotte, varie ferite e anche in stato d'arresto, con accuse del tutto fantasiose: associazione a delinquere finalizzata a devastazione e saccheggio, detenzione abusiva di armi, addirittura resistenza a pubblico ufficiale. In realtà, com'è ormai noto, io e gli altri 92 che hanno condiviso la mia sorte siamo stati vittima di un brutale pestaggio compiuto dalla Polizia di Stato, e di un arresto infondato e illegittimo. È in corso il processo contro 28 agenti e funzionari di Polizia. Ieri dal tribunale è arrivata la notizia che non si trovano più le due bottiglie incendiarie, portate lì dalla polizia e usate come "prova" per il nostro arresto. Questa notizia mi riempie di tristezza. Spero ancora, come tutti, che le molotov saltino fuori subito, che la questura si scusi e che il processo possa proseguire regolarmente, ma questa "scomparsa" si aggiunge alle altre "anomalie" notate durante l'inchiesta e il processo. Tutte insieme compongono un quadro che mi rattrista, e un po' mi angoscia, come cittadino prima ancora che come parte civile del processo. Come saprete, e come testimoniato in aula dal funzionario che condusse l'indagine interna dopo la "notte della Diaz", la polizia di Stato ha in vario modo ostacolato il lavoro dei magistrati. Ha fornito liste incomplete degli agenti impegnati nella "perquisizione" della scuola e foto vecchie degli agenti, inservibili ai fini dei riconoscimenti personali. Ha sostenuto, contro ogni evidenza, che la "perquisizione", fu condotta senza che vi fosse una catena di comando, nonostante la presenza fisica, nel cortile della scuola, di altissimi dirigenti nazionali. Ha sostenuto di non poter identificare, come se nessuno li conoscesse, alcuni specifici agenti individuati tramite foto e immagini: ad esempio il poliziotto con la coda di cavallo (quanti potevano avere una simile capigliatura?) ripreso mentre trascina una ragazza in un corridoio, o l'agente con la camicia bianca che io stesso - forse - avrei potuto riconoscere in un confronto faccia a faccia. Ora si aggiunge l'incredibile vicenda delle molotov . Se queste fossero davvero scomparse, sarebbe un intollerabile attentato all'amministrazione della giustizia, e quindi alla nostra Costituzione. Sono sicuro che vorrete intervenire con forza di fronte ad un simile affronto, e che anzi abbiate già chiesto chiarimenti alla questura di Genova e ai vertici della Polizia di Stato. C'è stato anche un altro modo, signori ministri, con il quale l'amministrazione di polizia ha influito sul processo in corso e quindi sul tentativo dei magistrati di accertare i fatti e di fare giustizia. È qualcosa che vi riguarda direttamente: sto parlando delle promozioni, del tutto inopportune, con le quali in questi anni sono stati premiati i principali imputati del processo Diaz. Credo che - concorderete con me - e con Amnesty International e con tutti gli osservatori internazionali indipendenti, inclusi alcuni governi di paesi europei, quelli che protestarono nel 2001 per il trattamento ricevuto da loro cittadini (alla Diaz eravamo solo in 15 italiani su 93) - quando dico che con la "perquisizione" alla Diaz è stata scritta una delle pagine più nere nella storia della polizia del dopo guerra. Il blitz si è risolto in un pestaggio sistematico, con un arresto collettivo motivato con prove false e spiegato all'opinione pubblica con argomenti del tutto inventati (ci hanno fatto passare per violenti teppisti e hanno anche sostenuto che le nostre ferite erano "pregresse"). In queste condizioni, e a processo aperto, in qualsiasi paese i dirigenti in questione sarebbero stati sospesi dai loro incarichi dirigenziali e le loro carriere ne avrebbero inevitabilmente risentito, a prescindere dai meriti eventualmente acquisiti in precedenza. In Italia no. Da noi cinque o sei dirigenti sotto processo sono stati addirittura promossi, e intanto si ostacolava il lavoro dei magistrati. In questo modo, signori ministri, si condizionava il lavoro dei giudici e non si tutela il buon nome della polizia, né si preserva il diritto degli agenti - di tutti gli agenti in servizio - ad appartenere ad un corpo dello Stato guidato da dirigenti probi e al di sopra di ogni sospetto. Tutti i cittadini hanno diritto di avere una polizia efficiente, credibile, leale. Ho pensato in questi anni che il silenzio della politica e dello Stato di fronte a questi fatti, quindi l'avallo assicurato agli ostruzionismi e alle promozioni inopportune, fossero una scelta politica - che io giudico pericolosa per la nostra democrazia - compiuta dal precedente Governo. Mi pare invece che anche voi - Ministro degli interni, competente sulla polizia di Stato, e Ministro della giustizia, garante del pieno esercizio della funzione giudiziaria - di fronte a questa vicenda abbiate scelto la strada del silenzio e, quindi dell'avallo. Non me l'aspettavo. Ora devo prenderne atto: la fiducia che nutrivo, all'indomani del 21 luglio 2001, nelle istituzioni dello Stato e nella loro capacità di cancellare quell'abisso di illegalità che ho vissuto sulla mia stessa pelle, era mal riposta. Vivo le notizie di questi giorni come una sconfitta, che mi riempie di tristezza e mi fa temere per il futuro della nostra democrazia. Credevo di poter contare su di voi nella battaglia per la legalità e i diritti costituzionali che ho intrapreso, con molti altri, dopo il luglio del 2001. Mi sbagliavo. Saluti da un cittadino deluso, Lorenzo Guadagnucci»; secondo l'interrogante, le direttive impartite dal Governo Berlusconi hanno di fatto portato ai tragici fatti accaduti durante i tristi giorni del G8 -: se l'attuale Governo intenda promuovere un'indagine interna atta, almeno, ad appurare chi ha ostacolato la ricerca della verità con reticenze e con la distruzione delle prove; se non intenda retrocedere i dirigenti di polizia coinvolti nei tragici fatti di Genova e promossi dal Governo Berlusconi; se non concederà promozioni ad altri dirigenti di polizia coinvolti. (4-02370)
Atto Camera Risposta scritta pubblicata giovedì 2 agosto 2007 nell'allegato B della seduta n. 200 All'Interrogazione 4-02370
presentata da LONGHI Risposta. - Come è noto la vicenda relativa ai fatti del G8 di Genova dell'estate 2001, ampiamente riportata da ricorrenti notizie di stampa, è ancora nella fase del giudizio dibattimentale per ben due processi: uno, dinanzi alla I sezione penale del tribunale di Genova, riguardante la responsabilità di ventisette funzionari e dirigenti della polizia di Stato in ordine all'irruzione compiuta nella scuola Diaz; un altro procedimento dinanzi alla III sezione penale dello stesso tribunale, riguardante comportamenti delle forze dell'ordine nei confronti dei manifestanti arrestati e condotti presso la caserma di Bolzaneto. In ordine alla vicenda della scomparsa delle «molotov» presso la procura della Repubblica di Genova, è tutt'ora in corso un'indagine giudiziaria contro ignoti, per un'ipotesi di peculato, affidata ad un procuratore aggiunto e a tre magistrati della stessa procura. In relazione alla questione posta dall'interrogante sugli avanzamenti in carriera del personale della Polizia di Stato che prese parte alle attività sopra riportate, si precisa, che l'Amministrazione in precedenti casi analoghi non ha mai preso iniziative sul piano amministrativo fin tanto che vi è in atto un procedimento penale e non vi è una pronunzia dell'Autorità giudiziaria. Questo è un atteggiamento ormai consolidato al fine di evitare sia sovrapposizione di interventi investigativi, sia la possibilità di conclusioni affrettate ed opposte rispetto a quelle della Magistratura. Si soggiunge che, con riferimento all'incidenza dei procedimenti penali in corso, in ordine alla progressione in carriera di funzionari di polizia, il vigente ordinamento prevede solo alcune ipotesi di temporanea non scrutinabilità. In particolare non sono scrutinabili, sino alla conclusione del procedimento penale e del conseguente procedimento disciplinare, i funzionari sospesi dal servizio per motivi cautelari, sia in caso di sospensione obbligatoria che facoltativa. Parimenti sono sospesi dalla partecipazione agli scrutini i funzionari rinviati a giudizio o ammessi ai riti alternativi per i delitti tassativamente indicati all'articolo 58, comma 1, lettere a) e b) del decreto legislativo n. 267 del 2000. Ne consegue, come affermato dalla giurisprudenza in materia, che le disposizioni concernenti le cause di esclusione dalla partecipazione agli scrutini per l'avanzamento in carriera non sono suscettibili di estensione in via interpretativa a fattispecie non contemplate nominativamente, quali sono i reati contestati ai quindici dirigenti e direttivi della Polizia di Stato coinvolti nel procedimento in argomento. Pertanto tutto il personale in possesso dei prescritti requisiti di anzianità che non si trovi in una delle situazioni sopra evidenziate, deve necessariamente prendere parte agli scrutini per un'eventuale promozione alla qualifica superiore. Si rappresenta, infine, che questa Amministrazione, a conclusione dei procedimenti penali, non mancherà di attuare, nei confronti del personale dipendente ritenuto responsabile di atti e comportamenti difformi alle normative vigenti, tutti quei provvedimenti a garanzia delle Forze di polizia che giornalmente operano sul territorio per tutelare l'ordine e la sicurezza pubblica. Il Viceministro dell'interno: Marco Minniti.