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Portale storico della Camera dei deputati

Presidenti

Giuseppe Biancheri

Nato a Ventimiglia (Imperia) il 2 dicembre 1821
Deceduto a Torino il 26 ottobre 1908
Laurea in Giurisprudenza; Avvocato

Biografia

Nasce a Ventimiglia il 2 dicembre 1821. Frequenta a Monaco una scuola ad indirizzo pratico commerciale, ma successivamente si iscrive all'università di Torino, dove si laurea in giurisprudenza nel 1846. Per alcuni anni fa praticantato presso lo studio legale di Fruttuoso Biancheri, suo parente e successivamente deputato del Parlamento subalpino.
Appena due anni dopo aver compiuto l'età minima richiesta, si presenta alle elezioni politiche e il 13 dicembre 1853 viene eletto deputato nel collegio di Ventimiglia. È la prima di una serie ininterrotta di successi elettorali, che lo porterà a sedere in Parlamento dalla V alla XX legislatura, prima in rappresentanza del collegio di Ventimiglia, e poi, seguendo il comune nei suoi accorpamenti ad altre circoscrizioni elettorali, in rappresentanza di quelli di San Remo e di Porto Maurizio. Nel 1874 si presenta anche nei collegi di Oneglia e di Empoli; vittorioso in tutti e tre, opta per San Remo.
La sua prima esperienza alla Camera lo vede schierarsi a sinistra, con i sostenitori di Rattazzi. Nel 1855 si oppone alla firma del trattato che il Regno di Sardegna intende stipulare con Francia e Inghilterra per l'intervento nella guerra di Crimea e nel 1860 è contrario alla cessione di Nizza e della Savoia alla Francia, soprattutto per quanto riguarda il tracciato dei confini. Abbandona l'iniziale opposizione a Cavour per arrivare a sostenerne la politica, riconoscendo allo statista le doti necessarie a portare l'Italia all'unificazione.
Dal 1863, anno in cui è chiamato a far parte della Commissione sulle condizioni della marina militare e mercantile, partecipa ai lavori di molte inchieste parlamentari e governative, fra le quali quella parlamentare sulla gestione amministrativa dello Stato negli anni dal 1859 al 1865 e quella governativa sullo stato della Regia marina istituita nel 1866, in seguito alla sconfitta di Lissa. Nello svolgimento dei lavori parlamentari emergono in particolare le sue doti di ponderazione e di mediazione, come avviene in particolare durante il dibattito sulla conclusione dei lavori della Commissione d'inchiesta sulle Ferrovie meridionali.
Nel 1867 ha una breve esperienza di governo, assumendo per due mesi, dal 17 febbraio all'11 aprile, la carica di Ministro della marina offertagli da Ricasoli.
Torna a far parte di una Commissione d'inchiesta parlamentare, quella sui fatti della Regìa cointeressata dei tabacchi, nel giugno 1869.
Il 12 marzo 1870 vince il ballottaggio con Benedetto Cairoli e viene eletto per la prima volta Presidente della Camera, carica che ricopre per tre legislature consecutive.
In seguito alla vittoria della Sinistra nel marzo 1876, ritenendo le mutate condizioni politiche in contrasto con la sua permanenza nell'incarico, presenta le dimissioni da Presidente della Camera, che, tuttavia sono respinte all'unanimità. Nel corso di tale discussione Crispi si dichiara a favore di un'elezione alla Presidenza dell'Assemblea che non risponda a criteri politici, ma esprima la scelta di uomini che si distinguano per le loro doti personali di imparzialità e di equilibrio. Biancheri mantiene il suo incarico fino al termine della legislatura, nell'ottobre dello stesso anno.
Tornato tra i banchi dei deputati si occupa prevalentemente di questioni di carattere procedurale e delle istanze dei liguri.
Ricopre nuovamente la carica di Presidente della Camera ininterrottamente dal 1884 fino al 1892, conseguendo riconoscimenti tali da diventare - nel linguaggio corrente dei circoli politici - il "Presidente" per antonomasia.
In relazione all'esigenza di modifica del Regolamento della Camera per adeguare, innanzitutto, le funzionalità dell'organo all'accresciuto numero dei membri, durante la Presidenza Biancheri, nella XVI legislatura, viene deliberata la creazione di una Commissione permanente del Regolamento, incaricata di elaborare e proporre le modifiche regolamentari ritenute di volta in volta più funzionali alle esigenze della Camera. La Commissione, tra il 1887 e il 1888, predispone numerose ipotesi di riforma senza tuttavia approdare alla creazione di un nuovo corpo regolamentare, ma intervenendo solo con modifiche su singoli istituti o procedure, successivamente coordinate in un unico testo.
Sconfitto da Zanardelli nel novembre 1892, torna a presiedere l'Assemblea dal 22 febbraio 1894 al gennaio 1895, per pochi mesi nel 1898 e dal 10 marzo 1902 al 18 ottobre 1904.
Il 10 marzo 1906 è eletto per l'ultima volta alla Presidenza della Camera.
All'inizio dell'anno successivo presenta le dimissioni che, come altre volte era accaduto, vengono respinte, ma il 30 gennaio 1907 rinuncia definitivamente alla carica, per motivi di salute.
Muore a Torino il 26 ottobre 1908.

X Legislatura del Regno d'Italia

Tornata del 19 marzo 1870

Il 12 marzo 1870, in seguito a un ballottaggio che lo ha visto contrapporsi a Benedetto Cairoli, Giuseppe Biancheri è eletto per la prima volta Presidente della Camera, con 144 preferenze su 276 voti espressi. È la prima di una lunga serie di elezioni, che faranno di Biancheri il deputato che ha ricoperto questa carica il maggior numero di volte durante il periodo statutario. Nel discorso di insediamento, oltre a ringraziare coloro che lo hanno elevato ad una carica così prestigiosa, Biancheri fa riferimento agli obiettivi più urgenti ai quali il legislatore deve dedicare le proprie energie: il risanamento del bilancio dello Stato e il riordino della pubblica amministrazione. Invita i deputati a un'opera che prosegua alacremente fino al superamento delle difficoltà presenti, così da contrastare le ingiuste accuse mosse al giovane Stato italiano.

XI Legislatura del Regno d'Italia

Tornata dell'8 dicembre 1870

Presidente. Onorevoli colleghi, quando, or non è ancora un anno, io saliva a questo Seggio e vi esprimeva esitante e commosso la mia gratitudine, certo non mi aspettava, né poteva aspettarmi, che un'altra volta la Rappresentanza Nazionale mi avrebbe chiamato al nobilissimo ufficio, e che a me sarebbe toccato l'onore supremo di salutare in quest'aula, in nome d'Italia, i Rappresentati della provincia e della città di Roma, tanto lungamente e vivamente desiderati fra noi. (Bravo! Benissimo!) L'unità della nazione è compiuta, la sua indipendenza è completa, ma un gravissimo còmpito è serbato ai suoi rappresentanti, tutti finalmente raccolti in questo Consesso. Suonano ancora in quest'aula le parole sempre venerate e care dell'augusto Re nostro, il quale ci diceva che il far grande e prospera e felice l'Italia, oramai dipende da noi. Sì, onorevoli colleghi, i destini del nostro paese dipendono da noi, perché da noi soli dipende l'interno ordinamento del regno, la soluzione dei gravi problemi che vi si connettono e delle importanti questioni che già vi sono annunziate. È questa la grand'opera che il paese si attende dai suoi Rappresentanti, e voi che fra breve vi raccoglierete nella città eterna, nella capitale immutabile della nostra patria, saprete ispirarvi alla memoria della romana sapienza, e mercè il senno e la prudenza vostra, questa Italia, che fu lungamente palestra dell'ambizione, bersaglio della cupidigia straniera e spettacolo miserando d'interne scissure e di fratricide contese, questa Italia offrirà al mondo l'esempio della concordia cittadina, dell'ordine, del progresso e della libertà. (Vivi segni d'approvazione) Onorevoli colleghi, diamo principio ai nostri lavori con alacrità, con animo sereno e con discussioni tranquille; la nazione ci aiuterà col suo assentimento e ci conforterà del suo plauso. Quanto a me, che avete voluto prescegliere, senza che io vi aspirassi, e senza alcun merito mio, a quest'altissimo posto, questo solo vi prometto di dedicarmivi con tutte le mie forze e coll'unico intento di meritarmi la vostra fiducia; prenderò norma soltanto dalla rettitudine che sento in me stesso e dalla imparzialità di cui ho fermo proposito. Ma, voi già il sapete, le mie forze sono impari all'arduo mio ufficio; vogliate, come nel passato, sorreggermi colla vostra benevolenza; su questa principalmente mi affido, e permettete, onorevoli colleghi, che fin d'ora ve ne esprima dal profondo del cuore la mia riconoscenza. (Moltissime voci da varie parti: Bravo! Bene!) La Camera essendo ora costituita, sarà dovere del presidente di renderne immediatamente informata Sua Maestà e il Senato del regno. A tenore dell'articolo 14 del regolamento, il presidente è incaricato, appena costituito l'ufficio di Presidenza, di nominare una Giunta composta di 12 membri, ed alla quale la Camera l'anno scorso decise di aggiungere quattro membri supplenti, la quale Commissione ha il mandato di procedere alla verificazione dei poteri. In esecuzione di questo articolo del regolamento, do lettura dei nomi degli onorevoli deputati che comporranno questa Commissione. Essa si compone degli onorevoli Bargoni, Bertea, Bonfadini, Bortolucci, Depretis, Crispi, Morini, Nicotera, Piroli, Pisanelli, Piccoli, Puccioni. Membri supplenti: Fossa, Lacava, Marazio, Massari. Ora pregherei gli onorevoli deputati componenti questa Giunta a volersi riunire, se è possibile, entro oggi stesso, onde costituirla, e così poter incominciare al più presto i propri lavori.

XI Legislatura del Regno d'Italia

Tornata del 1 dicembre 1871

Il 28 novembre 1871 Giuseppe Biancheri è eletto per la terza volta Presidente della Camera dei deputati, con 286 voti su 349 votanti. È la prima sessione dei lavori parlamentari che si tiene a Roma ed è inevitabile per Biancheri esprimere, nel suo discorso di insediamento, l'esultanza che c'è nei cuori di tutti i presenti insieme al ringraziamento al Re, alla famiglia reale, all'esercito e ai volontari, che con la loro azione hanno reso possibile questo risultato. Estende la sua gratitudine anche alle altre città che hanno ospitato la capitale: Torino e Firenze. Per concludere, il Presidente invita i presenti a non soffermarsi sui risultati ottenuti e ad impegnarsi per il raggiungimento di altre mete, necessarie al benessere del Paese, così da «conseguire la ricompensa più dolce a cui si debba aspirare in un libero paese, quella di poterci dire a noi stessi: abbiamo fatto il nostro dovere».

XI Legislatura del Regno d'Italia

Tornata del 22 novembre 1873

 

Con 189 voti su 228 votanti, il 19 novembre 1873 Giuseppe Biancheri accede per la quarta volta alla carica di Presidente della Camera. Nel suo discorso di insediamento ringrazia i colleghi per l'onore riservatogli, sottolineando come la stima personale abbia influenzato l'esito del voto più delle diversità politiche. Da questa riflessione Biancheri trae spunto per ricordare che, nel dibattito politico, la vivacità nella discussione non deve «varcare ragionati confini, […] dipartirsi da assennati concetti, da temperanza di forme, e soprattutto dal rispetto reciproco». Il discorso è occasione per invitare tutti i deputati a una più costante presenza ai lavori parlamentari, perché non esercitando il mandato «si reca anche una gravissima offesa alle nostre parlamentari istituzioni».

 

XII Legislatura del Regno d'Italia

Tornata del 26 novembre 1874

Nella seduta del 25 novembre 1874, Giuseppe Biancheri risulta eletto, per la quinta volta, alla Presidenza dell'Assemblea, con 236 voti, contro il candidato della sinistra Depretis, che ottiene 172 voti. Nel discorso di insediamento esorta tutti i deputati a lavorare per la risoluzione dei problemi lasciati aperti dalla legislatura precedente: disavanzo finanziario, ordinamento delle pubbliche amministrazioni, esercito e marina, istruzione, riforma del codice penale. Non manca poi di respingere ogni ipotesi di antagonismo fra regioni, ricordando che bisogna tutelare il supremo bene dell'unità della Nazione, di cui il Re è rappresentante e difensore.

XII Legislatura del Regno d'Italia

Tornata del 9 marzo 1876

La sesta elezione di Giuseppe Biancheri a Presidente della Camera avviene il 7 marzo 1876, con 172 voti favorevoli su 288 votanti. Rivolgendo all'Assemblea il suo discorso di insediamento Biancheri ricorda le questioni rimaste aperte, ancora al centro dell'attenzione del legislatore: il dissesto della finanza pubblica, il riordinamento dell'amministrazione statale, l'armonizzazione e l'unificazione della legislazione nazionale, l'ampliamento dell'istruzione pubblica, il completamento degli ordini militari. Dopo avere indicato ad esempio le parole appena pronunciate in Aula dal sovrano, esprime la sua volontà di operare perseguendo fini di imparzialità e giustizia; conclude ricordando la figura di Gino Capponi, venuto a mancare durante la sospensione dei lavori parlamentari.

XV Legislatura del Regno d'Italia

Tornata dell'8 aprile 1884

Dopo quasi otto anni Giuseppe Biancheri torna a ricoprire la carica di Presidente della Camera dei deputati, in seguito all'esito dello scrutinio tenutosi il 7 aprile 1884, che lo vede prevalere su Benedetto Cairoli con 239 preferenze su 400 votanti. Nel discorso che il Presidente pronuncia il giorno dopo l'elezione, ringrazia i colleghi che lo hanno designato al prestigioso incarico e promette di espletare il proprio compito senza passione di parte, sicuro di poter contare, anche nei momenti delle contese più aspre in Aula, sull'intento, senza dubbio comune a tutti i deputati, di dare all'Italia «prosperità e grandezza», perché, continua Biancheri, anche se «divisi nella ricerca dei mezzi», coloro che sono riuniti in Parlamento sono comunque «uniti e concordi» nella volontà di fare il bene della patria.

XVI Legislatura del Regno d'Italia

Tornata del 12 giugno 1886

L'11 giugno 1886 Giuseppe Biancheri è riconfermato, per l'ottava volta, Presidente della Camera, con 421 voti su 447 votanti. Nel riprendere il posto a capo dell'Assemblea esprime il proposito di continuare a meritare la fiducia in lui riposta dai colleghi deputati compiendo il suo dovere con «lealtà, rettitudine, imparzialità». Fa appello al patriottismo dei presenti, ricordando «il retaggio di grandi doveri» che derivano dai gesti gloriosi che hanno portato il Parlamento a Roma, per perseguire l'interesse della Nazione e mantenere la fedeltà al sovrano, indicato ad esempio per tutti quelli che hanno in mano le sorti della Patria.

XVI Legislatura del Regno d'Italia

Tornata del 18 novembre 1887

Per la nona volta, la terza consecutiva dopo un periodo di interruzione, Biancheri è chiamato, il 17 novembre 1887, a ricoprire la carica di Presidente della Camera dei deputati, con 268 voti su 303 votanti. Dopo i ringraziamenti ai deputati per l'avvenuta elezione, nel discorso di insediamento ricorda di essere unito a tutti i presenti in Aula, di qualsiasi fede politica essi siano, dagli ideali «della santità del dovere, del patriottismo disinteressato, del culto della giustizia, dell'abnegazione di sé stessi, della virtù del sacrificio». Non manca un pensiero per le truppe impegnate in Africa, nell'anno iniziato con la sconfitta di Dogali.

XVI Legislatura del Regno d'Italia

Tornata del 30 gennaio 1889

Il discorso di insediamento di Giuseppe Biancheri, dopo la decima elezione a Presidente della Camera dei deputati, avvenuta il 29 gennaio 1889, con 255 voti su 291 votanti, muove dalla convinzione di dovere l'onore della carica alla sua lunga e provata fedeltà ai principi liberali e parlamentari. L'oratore elogia le istituzioni parlamentari, che si sono dimostrate le più adatte a risolvere i problemi del Paese e a realizzare lo Stato liberale. Ricorda che in Italia esse sono protette da «qualsiasi mutamento inconsulto come da ogni partigiana inconsideratezza», in virtù del patto stretto fra il Re e la Nazione. Il Presidente afferma poi che non basta difendere le istituzioni parlamentari, bisogna attuarle, affinché manifestino i loro proficui effetti e si impegna a svolgere il proprio compito con totale imparzialità.

XVI Legislatura del Regno d'Italia

Tornata del 27 novembre 1889

Con la votazione del 26 novembre 1889, con 242 voti su 267 votanti, Giuseppe Biancheri accede al suo undicesimo mandato presidenziale alla Camera dei deputati. Nel discorso di insediamento manifesta la convinzione che chi serve la Patria, con tutte le proprie forze e al massimo delle proprie capacità, non sarà dimenticato dalla coscienza nazionale, come dimostra il culto riservato a quanti lottarono per l'unificazione dell'Italia. Porta a sostegno della sua tesi, fra l'altro, il ricordo sempre vivo di Garibaldi e il dolore destato dalla recente scomparsa di Benedetto Cairoli. Assicura ai deputati che l'Italia, sempre pronta a onorare quanti la servirono, ricorderà anche il loro impegno di legislatori. Il Presidente guarda poi con orgoglio al lavoro già svolto dall'Assemblea nell'arco della XVI legislatura ed auspica che i lavori parlamentari procedano con la medesima alacrità.

XVII Legislatura del Regno d'Italia

Tornata del 12 dicembre 1890

La XVII legislatura si apre l'11 dicembre 1890, con l'elezione di Giuseppe Biancheri a Presidente della Camera dei deputati, con 364 voti su 410 votanti. Questa conferma di stima da parte dell'Assemblea di Montecitorio rende l'oratore più che grato, come lui dice, «superbo» di tanto onore. È il senso del dovere a ispirare il suo discorso di insediamento, lo stesso senso del dovere che ha caratterizzato l'azione di quanti furono «benemeriti della Patria» e che induce i deputati a lasciare i loro interessi e la famiglia per servire la Nazione. Biancheri esprime la propria convinzione che tutto il consesso dei parlamentari, ispirato da questo senso del dovere e dal desiderio di fare più forte e libera l'Italia, lavorerà nel rispetto delle regole «che ogni assemblea prescrive a sé stessa e senza delle quali non più il senno delibera, ma imperano il disordine e la confusione».

XVIII Legislatura del Regno d'Italia

Tornata del 5 dicembre 1894

Confermato alla Presidenza della Camera dei deputati anche nella seconda sessione della XVIII legislatura il 4 dicembre 1894, con 236 voti su 309 votanti, Biancheri riprende, nel suo discorso di insediamento, i temi del rispetto delle norme che regolano il funzionamento delle istituzioni e della necessità di mantenere la pacatezza degli animi e l'ordine nello svolgimento delle discussioni. Sottolinea che il momento storico attraversato dal Paese richiede l'adozione di provvedimenti dolorosi: sono i giorni in cui il Governo Crispi, succeduto a se stesso dopo essere stato costretto alle dimissioni dall'opposizione sollevata dagli inasprimenti fiscali proposti dal Ministro Sonnino, aumenta il prezzo del sale e il dazio sul grano. Intanto in Sicilia, e in Lunigiana, è stato dichiarato lo stato di assedio. Il pensiero dell'oratore va, infine, alle province calabresi colpite dal terremoto. L'espressione della solidarietà nazionale si accompagna al riconoscimento dell'encomiabile comportamento dell'esercito, arrivato in soccorso delle popolazioni.

XVIII Legislatura del Regno d'Italia

Tornata del 23 febbraio 1894

A seguito delle dimissioni presentate dal Presidente della Camera Zanardelli in segno di protesta contro i provvedimenti adottati dal Governo Crispi per domare le agitazioni dei Fasci siciliani, il 22 febbraio 1894 Giuseppe Biancheri è eletto Presidente della Camera al secondo scrutinio, con 191 voti contro 187 per Zanardelli. Nella prima votazione Zanardelli aveva raccolto 186 preferenze rispetto alle 177 per Biancheri. Presentandosi in Aula, Biancheri pone l'accento sui sentimenti di concordia e di patriottismo che devono guidare i deputati nello svolgimento del loro lavoro, sentimenti che soli consentono di mantenere il rispetto delle regole, da cui deriva il corretto funzionamento dell'istituzione parlamentare. Di fronte alla crisi del Paese, Biancheri guarda al passato, ai momenti più bui del Risorgimento e all'esempio lasciato dai protagonisti di quei tempi, che nei momenti difficili hanno sempre fatto appello al patriottismo e all'unità di intenti. Il Presidente non ignora, infine, l'ondata di malcontento popolare ed afferma che è compito del Parlamento non lasciar cadere «in oblio le promesse di desiderati sollievi a quelle classi sociali che dalla culla alla tomba lavorano e soffrono».

XX Legislatura del Regno d'Italia

Tornata del 28 gennaio 1898

Le dimissioni di Zanardelli, chiamato a far parte del IV Governo Di Rudinì come Ministro di grazia e giustizia e dei culti, portano all'ennesima elezione alla Presidenza della Camera dei deputati di Giuseppe Biancheri, il 26 gennaio 1898, con 248 preferenze su 280 votanti. Le elezioni generali del marzo 1897 hanno visto raddoppiare i voti in favore dei socialisti. Nel discorso di insediamento Biancheri indica come fini prioritari dell'Assemblea: l'assestamento della finanza pubblica, l'efficienza dei servizi pubblici ed il miglioramento delle condizioni di vita dei ceti più umili, affinché questi ultimi siano distolti dalle «seduzioni di pericolose dottrine», con evidente allusione alla diffusione delle idee socialiste ed anarchiche. Il Presidente si sofferma a parlare del «culto della libertà», per chiarire che esso non può prescindere dall'osservanza della legge, anzi proprio il rispetto del diritto positivo garantisce che tutti possano godere della libertà. Conclude il suo pensiero affermando che alla «vigile tutela del Parlamento la Nazione affida questi suoi alti interessi». Biancheri ricorda, infine, che sono passati cinquanta anni dalla concessione dello Statuto, con il quale si è stretto il vincolo fra la Nazione e la casa regnante. La solenne ricorrenza servirà «ad accrescere l'affetto devoto della Nazione ed a ravvivare la fede per le libere Istituzioni».