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Portale storico della Camera dei deputati

Presidenti

Giuseppe Biancheri

XVIII Legislatura del Regno d'Italia

Tornata del 23 febbraio 1894

Presidente. (Segni di grande attenzione). Onorevoli colleghi! Per antica benevolenza, non per alcun titolo o merito mio, chiamato altre volte ad occupare questo altissimo ufficio, lo riassumo anche oggi, non per altro titolo se non per la benevolenza di cui piacque a Voi pure darmi testimonianza. Obbedisco al volere espressomi dai vostri suffragi, i quali mi conferiscono un onore grandissimo, assegnandomi ad un tempo un dovere altrettanto grande. Dell'onore impartitomi avrei amato pregarvi d'essere dispensato. Sebbene sommamente ne apprezzi la significazione cortese ed il valore supremo, al dovere da voi assegnatomi non mi fo lecito sottrarmi. La mia riconoscenza per Voi, la devozione al Re ed alla Patria, il mio affetto sincero alle nostre libere istituzioni m'impongono di non ricusare ai vostri lavori quanto ancor mi rimane di lena e di forze. (Bene!).Sento ora tanto più vivamente questo mio debito, ora che sembra volersi dubitare della bontà e della efficacia di queste Istituzioni che pur costituirono il patto della nostra unità nazionale. (Benissimo!) Ora che, a ravvivare la fede scossa, può forse giovare l'evocazione delle fortunose vicende che accompagnarono il nostro risorgimento e il rammentare come, nelle dure prove subite, mai il Parlamento sia venuto meno alla sua alta missione. Ben io, incanutito in quest'Aula, posso infatti attestare come nei giorni per la Patria non lieti siasi sempre qui dato prova di alto patriottismo. E ancora parmi udire la voce degli uomini di venerata memoria che, in quei giorni di generale sconforto, da questa tribuna, risollevavano gli animi a nuove speranze, a gagliardi propositi, e, assecondati da unanime consenso, offrivano al Governo un leale concorso ed un appoggio sincero. E anche oggi esca una voce dai vostri cuori, onorevoli colleghi, che pienamente rinfranchi la nazione, la rassicuri sul suo avvenire, la inciti ad aver fiducia in voi, suoi rappresentanti, i quali non permetterete mai possa essere impunemente turbata la pubblica quiete: non vorrete che, anche a costo di sacrifizi penosi, non siano sufficientemente tutelati il credito e l'onore del paese; né lascerete cadere in oblio le promesse di desiderati sollievi a quelle classi sociali che dalla culla alla tomba lavorano e soffrono. Voi renderete così manifesto il lodevole vostro intendimento di rimanere fedeli alle nobili tradizioni del nostro Parlamento. E se vi preme come non dubito, di serbare ognora alto il suo decoro e mai scemata la sua legittima autorità, è d'uopo che vi prema non meno di assicurarne il corretto funzionamento mercè la concordia degli animi, la serenità delle discussioni e l'osservanza della legge da cui sono regolate. In verun modo noi potremmo giovar meglio alle nostre Istituzioni; operando altrimenti, dovremmo del loro discredito e della loro menomata autorità severamente rispondere dinanzi al giudizio del Paese e dei posteri. Invoco, pertanto, onorevoli colleghi, la pacificazione e la concordia fra noi, affinché, uniti in un medesimo affetto, rivolgiamo ogni nostro pensiero al bene della patria. Dedicandomi ai vostri lavori scevro da qualsiasi passione, da ogni spirito di parte, mi atterrò a quei principi di imparzialità e di rettitudine di cui diede degnissimo esempio l'illustre mio predecessore. Il sentimento del dovere, che unicamente qui mi conduce, m'inspira la speranza di poter mostrarmi non immeritevole della vostra fiducia; e se, unitamente a questa, mi sarà concesso di pur meritare la benevolenza dell'augusto nostro Sovrano, alla di cui persona, come alla Reale di Lui famiglia, consacro quanto di più vivo affetto ed illimitata devozione può sentire l'animo mio, potrò compiacermi d'avere speso gli anni migliori della mia vita al servizio del Re e della Patria. (Vivi applausi).